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José Ortega. Disegni per i cicli “Passarono” e “Morte e nascita degli innocenti”

sede: Museo Fondazione Tito Balestra (Longiano, Forlì Cesena).
L’esposizione per la prima volta in Emilia-Romagna accoglie 123 disegni preparatori per i cicli “Passarono” e “Morte e nascita degli innocenti” (1968-1970) nati dalla convinzione di Ortega che “Ci sono momenti nella vita dei popoli in cui gli artisti sentono che un’arte di contenuto rivoluzionario è una necessità”.
È un disegno fatto di comunicazione visiva diretta perché nessuno ignori l’orrore e l’errore. Ortega si fa testimone e interprete della realtà del suo tempo (e del nostro): nelle strade di Madrid e di Barcellona, sulle sierre, nelle trincee di città sconosciute, dove si vive esuli, si consumano tradimenti e infamie.
Artista fortemente impegnato politicamente, fu uno dei rappresentanti del realismo sociale durante la Guerra civile spagnola. Si trasferì a Madrid a tredici anni dove iniziò a dipingere e prese parte ai circoli antifranchisti. Condannato per reati di opinione a 26 anni, uscì dal carcere nel 1952 e realizzò il suo primo ciclo di xilografie. Negli anni successivi, durante il suo esilio a Parigi, ricevette la medaglia d’oro per la sua lotta per la libertà.
La sua mano è inquieta come l’occhio del fotografo, disegna per raccontare ciò che gli altri non possono vedere, scopre il vero senso della lotta, sceglie un particolare e lo dilata trasformandolo in simbolo. Ogni segno traccia un’immagine-visione in presa diretta. Ecco, allora, il paesaggio con la quercia e il paesaggio con il grano e il mietitore, il paesaggio con gli ulivi e i mandorli e il paesaggio con l’asino e il cardo; il gatto e gli uccelli, il pugno e il piede, la catena e la fame, la vita e la morte, la manifestazione, il dittatore, il poliziotto, la scena di violenza, il carceriere, il «pronunciamento», il condannato, la donna che guarda e la donna che implora, la madre dolorosa, il terrore, la fucilazione, il massacro, il contadino ucciso e il compagno morto, la strage degli innocenti, la madre e il figlio, il bambino solo, l’amore tra i mandorli.
L’esposizione evidenzia le tante letture e le molteplici influenze di Ortega, da Josep Renau, artista della propaganda politica visiva, al Picasso spagnolo del 1934-1938 la cui soluzione espressiva affascinerà tutta l’Europa; ma anche Alberto Sánchez Pérez, scultore toledano, e Gonzales de “La contadina di Montserrat”, fino a Goya dei “Disastri della guerra”.
Da queste ascendenti parte la ricognizione formale del repertorio linguistico di Ortega che filtra di continuo i riferimenti delle antiche tradizioni della cultura popolare al contemporaneo. Intrusioni e contaminazioni operano recuperi, prove di stile e innovazioni, prima attraverso la grafica poi mediante la cartapesta che gli offre la possibilità di realizzare opere originali di forte immediatezza visiva, di intenso lirismo, dalle piatte campiture e dalla pennellata veemente.
A corredo della mostra sono previsti alcuni eventi collaterali: la visita guidata dal direttore della Fondazione il 24 aprile in occasione dell’ottantesimo anniversario della liberazione e il 17 maggio un importante momento in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Longiano che presenterà le maschere e gli interventi sulla pace realizzati dagli studenti della scuola media ispirati dai disegni di José Ortega.
Immagine in evidenza
Josè Ortega – Disegni per i cicli “Passarono” e “Morte e nascita degli innocenti” 1968-1970