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La Collezione Farina. Arte e Avanguardia a Ferrara 1963-1993

21 Dicembre 2019 - 15 Marzo 2020

La Collezione Farina. Arte e Avanguardia a Ferrara 1963-1993

sede: Padiglione d’Arte Contemporanea (Ferrara).
cura: Maria Luisa Pacelli, Ada Patrizia Fiorillo, Chiara Vorrasi, Lorenza Roversi, Massimo Marchetti.

“Se un giorno si farà la storia delle attività espositive in Italia, nell’ambito dell’ente pubblico e relativamente all’arte contemporanea, un capitolo di essa dovrà riguardare Franco Farina, forse il caso più perspicuo nel corso degli anni Settanta.” A scriverlo, nel lontano 1993, è Renato Barilli, testimone di prima mano del lavoro che andava svolgendo Franco Farina al Palazzo dei Diamanti e alle Civiche Gallerie di Arte Moderna di Ferrara.

Dal 1963 al 1993, trentennio della sua direzione alle Gallerie, la città divenne un polo di riferimento per l’arte contemporanea. Tra le architetture rinascimentali delle sue sedi museali sono transitati tra gli altri Warhol, Rauschenberg, Schifano, Vedova, i videoartisti e tanta parte della critica nazionale e internazionale. In pochi anni, come per incanto, l’antica capitale dei fasti estensi si risvegliava effervescente e vivace, affermandosi sulla mappa del contemporaneo accanto a poli ben più grandi e importanti. Quasi 1000 sono stati gli eventi organizzati, frutto di un preciso progetto culturale, fitto di incontri, relazioni, prospettive. È in questi anni che i Diamanti si impongono in Italia come la sede privilegiata di grandi mostre capaci di attrarre tanto il “vasto pubblico”, quanto i fruitori abituali del mondo dell’arte e gli addetti ai lavori.

Del fermento di quel tempo è certamente testimonianza la collezione di opere d’arte appartenuta a Franco Farina, scomparso nel 2018. Dando seguito alla sua volontà, Lola Bonora, sua erede e storica direttrice del Centro Video Arte, ha donato al Comune di Ferrara e alle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea un ampio nucleo di opere che vanno ad arricchire le civiche collezioni di un valore che è al pari artistico e memoriale.

La mostra al Padiglione d’Arte Contemporanea mette in dialogo dipinti, sculture, disegni e grafica della collezione Farina con opere delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea. Il duplice intento dell’esposizione è restituire uno spaccato organico del panorama culturale e del fermento creativo cittadino di quegli anni e, parallelamente, raccontare la raccolta privata nelle sue relazioni con l’attività di promozione artistica svolta da Farina.
Si tratta di un articolato tracciato espositivo che, dagli studi e opere su carta di maestri del Novecento quali Carlo Carrà, Giorgio de Chirico e Filippo de Pisis, muove verso lo spazialismo di Lucio Fontana, l’informale di Emilio Vedova, il New Dada di Robert Rauschenberg, il Nouveau Réalisme e la pop art di Mimmo Rotella e Mario Schifano fino alle sperimentazioni cinetiche di Getulio Alviani e Gianni Colombo.

Il racconto della mostra ripercorre cronologicamente quella stagione espositiva, rileggendo alcuni tra i principali eventi allora promossi alla luce di preziosi e inediti materiali d’archivio. Dalla storica esposizione I pittori italiani dopo il Novecento, che riunisce i protagonisti del dibattito tra arte figurativa e astratta degli anni Cinquanta, alla memorabile prima assoluta di Ladies and gentlemen di Andy Warhol. Ad arricchire la narrazione affianco alle opere figureranno manifesti, video e una documentazione fotografica delle mostre. Oltre a ciò verranno esposte alcune delle lettere che il direttore si scambiò con artisti, intellettuali – tra i quali, Franco Solmi, Maurizio Calvesi, Janus o Arturo Carlo Quintavalle – e importanti realtà culturali, quali la Sonnabend Gallery di New York, il Cavallino di Venezia e la galleria Schwarz a Milano.

Infine, la “rimessa in azione” di due rassegne degli anni Settanta – Omaggio all’Ariosto e Diversi aspetti dell’arte esatta – porrà in risalto alcune peculiarità del programma culturale di Farina, quali la volontà di testimoniare le tendenze contemporanee senza rinunciare a ripensare alla tradizione e l’attenzione al ruolo didattico e formativo dell’istituzione museale: “è una “galleria aperta” – dirà Farina nel 1976 – uno dei pochi esempi nella nazione. Non possiamo rinunciare al compito di creare negli anni un pubblico consapevole, maturo e informato”.