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L’infinito nelle geometrie di Adriana Pullio

lunedì 16 aprile 2018 @ 8:00 - 17:00

L’infinito nelle geometrie di Adriana Pullio

sede: Ab Arte (Brescia).
cura: Andrea Barretta.

Adriana Pullio approda nei porti di un percorso che parte dalla geometria per sopraggiungere all’astratto, e naviga sicura nei colori per pescare apparentamenti con la luce, come il sole con la luna, in una scala fotometrica che abbia il rigore della linea come fine. Le sue sono strutture compositive che rispondono a una sorta di specularità che ribalta un quadrato in un rettangolo, in comparti che rovesciano la visione dello spettatore. Un’elaborazione precisa con efficacia prospettica di spazi tra assonanze e nascoste architetture, come per l’homo ad quadratum di Leonardo, in una saldatura che sia genesi fra terra e cielo. Anche se le sue scelte non dipendono soltanto da prossimità coloristiche ma spesso da provenienze arcaiche dovute a criteri policromi che rimandano a impronte di menzioni musive.

Le pitture di Pullio, infatti, permettono di capire unità espositive in cui si caratterizzano strisce che definiscono aree riempite di più colori in dinamici rapporti pur, a volte, in forti contrasti cromatici composti come tessere di contemporanee iconografie. Il risultato è sì nella semplicità geometrica di quadrati e rettangoli ma sostenuti da matematiche costituzioni come corporature inedite da cui trarre sensazioni. E, in questi casi, sarà inutile fermarsi sui dettagli perché l’arte di Adriana Pullio supera il particolare per soffermarsi sull’insieme in un confronto di profili concordi nel produrre bellezza, tra motivi comunicanti, o concatenati, da cui prendono radiazioni per paesaggi dell’utopia, per acque verginali a scalare in toni d’azzurro, per tramonti di atavici ricordi, su tele in scomparti dove s’immagina la luna in grigi notturni o il sole in rossi e aranci splendenti. Ed ecco che laddove il bagliore logico – coerente, regolare e mai schematico – è più accentuato, Pullio sottintende articolazioni trasversali che siano, a differenza dell’ombelico del vitruviano leonardesco, in una geometria idealizzata come conseguenza di un punto di mezzo (il riferimento però è al quadrato) in cui tutto si accorpa, in angoli che rimandano ai quattro principi naturali da cui trae origine l’energia vitale: acqua, terra, aria, fuoco.

Infatti, resta nei mezzi espressivi e nel fondamento dell’astrattismo geometrico che sono la linea e il colore, e come forma il rettangolo che non ha l’ambiguità della curva, tanto che il centro nelle sue tele è ovunque mentre il perimetro circolare da nessuna parte. Perché in ogni punto della tela si può trovare qualcosa di coinvolgente. Quindi, è la linea – escludendo la diagonale – a essere imprescindibile, e l’uso dei colori primari: giallo, blu, rosso, resi attraverso ciò che è basilare, talvolta sul bianco della tela per sperimentarne i riflessi oltre a probabili neri di griglie come estremità.

Il suo è un estremizzare più piani di lettura sia in termini strutturali sia cromatici, per un confronto sulla comune volontà di procedere in una dimensione intellettuale nell’elaborazione estetica, e sopravvenire “nel vasto spazio del riposo cosmico” raggiunto, come per Malevic, nel “mondo bianco dell’assenza di oggetti, manifestazione del nulla svelato”. Pertanto, ravvisiamo in Adriana Pullio complicità con importanti movimenti della storia dell’arte. Come per il Suprematismo, o per l’astrattismo tedesco intorno al gruppo “Der Blaue Reiter”, oppure con il Neoplasticismo olandese nella purezza d’impronta geometrica e matematica, dove il richiamo è d’obbligo soprattutto per Theo Van Doesburg e per la rivista De Stijl con il teorico del movimento che fu Mondrian. Non solo. Così i contatti con il Bauhaus, e a diversificazioni non estranee a Pullio nel Concretismo. Oppure frantuma segmenti, orientandoli a ritagli in esili dettagli, in strutture antropomorfe che sembrano vogliano compattarsi, ma restano a librarsi e ad animare il caos ordinato in un big bang di vita primordiale.

Perché Adriana Pullio assembla linee in cui non è più individuabile un riferimento imitativo, nell’azzeramento della figura e nel tentativo – riuscito – di dare immagini mediate dalla prospettiva del colore, e dal rapporto che intercorre con il piano, tra spazio e profilo, come per un caleidoscopio da cui trarre quell’ispirazione che fu apripista ai più innovativi gruppi artistici del secondo Novecento. E spesso ispira la domanda se oltre a linee e campi di colore, sempre vividi, la perfezione non sia altro che la stilizzazione ottica di schemi grafici nel decostruire la percezione figurativa.

Sarà l’osservatore a esporsi cercando un contatto tra ciò che vede e ciò che l’astrazione evidenzia e legittima in un unico filo conduttore, che genera un dialogo ad alimentare commenti, senza essere aiutato dai titoli che non hanno, anch’essi, nulla di figurale tranne un sostantivo uguale per tutte le opere: “Composizione”, cui segue un numero e l’anno di produzione. Mantenendo, dunque, solo un riferimento temporale per momenti artistici in una sua cronaca individuale come per un diario.

Con spontaneità Adriana Pullio converte i propri sentimenti non a parole ma con ciò che sa fare meglio: dipingere; e per lei è un po’ come scrivere. Lo fa senza aggiungere il superfluo. Lo fa per empatia, nell’essere artista che è la sua stessa esistenza. Lo fa con una pittura che non ammette distrazioni e non dà significati reconditi o simboli da decifrare.

L’abbiamo davanti la sua arte in tutta la sua copiosa meraviglia, che chiede solo di essere capita nell’accoglierci in uno spazio incontaminato, come nell’inconscio antropologico di una verità interiore da accettare, nella dicotomia seppur banale di un “mi piace – non mi piace”, perché è questo l’approccio con l’astratto geometrico: amore a prima vista oppure rifiuto, nella prerogativa di una pittura che non ha una via di mezzo. Con il rischio, però, di una resa ingiustificata nel non tentare di andare oltre l’apparenza, mancando quel qualcosa d’inaspettato che è già in noi, per essere liberi di ricevere. Non solo. C’è anche da dire, che ineluttabilmente tutti questi aspetti rimandano a più direzioni, a più adattamenti soggettivi che testimoniano impianti narrativi come per i personaggi di un romanzo, o per i compiti da assegnare sulla scena di un teatro.
Andrea Barretta

Inaugurazione: sabato 21 aprile 2018, ore 18

Dettagli

Data:
lunedì 16 aprile 2018
Ora:
8:00 - 17:00
Categoria Evento:
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Luogo

AB ARTE
Vicolo San Nicola, 6
Brescia, 25122 Italia
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Telefono:
030 3759779
Sito web:
www.abarte.it