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Marco Sgarbossa. Stupor

sabato 12 Novembre 2022 - lunedì 19 Dicembre 2022

Marco Sgarbossa. Stupor

sede: Platea – Palazzo Galeano (Lodi).
cura: Giulia Menegale.

“Stupor” propone una nuova interpretazione dello spazio espositivo, un antro inaccessibile collocato oltre una vetrina. In questo luogo l’artista ha scelto di allestire unicamente una macchina – progettata e realizzata da lui stesso attraverso la stampa 3D – per sparare bolle di sapone contro il vetro e colpire idealmente l’osservatore con sferzate di energia proprio all’altezza del suo sguardo, secondo una sequenza numerica programmata.

Un gesto che riconduce alle memorie infantili, allo stupore generato da un gioco tanto comune e diffuso, quanto spontaneo e senza tempo. Nella storia dell’arte infatti non mancano le bolle di sapone, ma si associano a significati allegorici più complessi. Le bolle di sapone hanno affascinato per secoli artisti e committenti, in quanto simbolo della precarietà e fugacità dell’esperienza umana, come rivelano le iconografie dei memento mori del Seicento e Settecento europeo: immagini di bambini che soffiano bolle da una cannuccia di legno e le guardano evolversi nell’aria affascinati.

La “macchina spara bolle” di Marco Sgarbossa, si situa in un terreno ambiguo, tra l’euforia e la malinconia di quando, per la prima volta, si assume la consapevolezza della caducità dell’esistenza. L’artista volutamente gioca con gli slittamenti semantici che interessano gli oggetti della quotidianità, in un’alternanza di spensieratezza e gravi prese di coscienza che riecheggia nel getto irregolare provocato della macchina.
La macchina infatti ora sputa addosso al vetro, oppure crea un varco lacrimoso attraverso la vetrina, altre volte ancora la accarezza con le sue bolle. Quello di Sgarbossa è un gesto di estrema cura goliardica nei confronti dello spettatore, lo espone a una conoscenza della vita e dei suoi imprevisti che non prevedono “il foglietto illustrativo” per essere decifrate. È necessario infatti leggere integralmente la scheda tecnica dell’opera per scoprire che nel liquido utilizzato per le bolle è stato diluito dell’antidepressivo.

Questo tipo di lavoro si inserisce in un filone specifico della ricerca dell’artista, che lui definisce attraverso la metafora della punchline. Riferendosi alla struttura tripartita di una battuta di spirito, la punchline è la terza componente che smentisce quanto detto in precedenza, generando un senso di disorientamento e stupore in coloro che l’ascoltano. Nella sua pratica, Sgarbossa agisce spesso accostando immagini familiari ad elementi nascosti, il cui disvelamento fa rivalutare l’iniziale comprensione dell’opera stessa.
Coerentemente con questa logica, Sgarbossa ha scelto di intitolare la mostra “Stupor”, termine latino che non indica tanto una generale sensazione di stupore, come quello dei bambini dei memento mori Seicenteschi. Piuttosto, “Stupor” è il termine utilizzato in medicina per indicare uno stato di disorientamento e torpore causato dall’intossicazione da psicofarmaci, droghe, o da traumi celebrali.

“Muovendosi agilmente tra le dimensioni dell’apparenza e ciò che la realtà veramente è, tra fenomeno e noumeno per dirla in termini kantiani, Sgarbossa indaga i termini attraverso i quali apprendiamo la realtà. La sua ricerca quindi si pone indirettamente in dialogo con alcune delle questioni che tormentano l’animo umano fin dai tempi più antichi reinscrivendoli in una sensibilità del tutto contemporanea e quotidiana. Come orientarsi in una realtà che pare essere dominata dalle leggi dell’imprevisto, dove ciò che si manifesta inizialmente è destinato a rivelarsi qualcosa di diverso da lì a poco? Questi sono temi filosofici quanto appartenenti all’esperienza di tutti i giorni che, declinati in varie maniere e discipline, ci accompagnano dai tempi del mito della caverna di Platone. Appannando la visione della vetrina con le bolle di sapone, Sgarbossa sembra lasciarci in balia di una non risposta alla domanda che l’opera stessa pone. Forse, suggerisco, è proprio nel ritrovarci fragili in questa situazione tutti insieme, e comprendendo la vulnerabilità che ci accomuna che infine è possibile ritrovare il senso del futuro che ci aspetta.” spiega Giulia Menegale, curatrice della mostra.

“Stupor” è la mostra conclusiva di un ciclo di quattro inaugurato da Deborah Martino e che ha incluso le personali di Alessandro Manfrin, Maria Vittoria Cavazzana e Marco Sgarbossa.
Il progetto ideato da Platea e nato dal dialogo tra Luca Trevisani, i quattro giovani artisti e Giulia Menegale, ha ricevuto il supporto comunicativo dell’Università IUAV Venezia, con la collaborazione di Saul Marcadent.

Marco Sgarbossa vive e lavora tra Venezia e Torino. Possiede una laurea al corso di Arti Visive presso l’Università IUAV di Venezia. La sua ricerca si muove principalmente tra installazione, scultura e disegno. Nel suo lavoro impiega materiali talvolta non immediatamente percettibili agli occhi, o che hanno subito processi di alterazione e trasformazione prima di raggiungere il momento dell’esposizione. La dimensione che Sgarbossa è interessato a investigare corrisponde a una realtà complessa, che include fraintendimenti e malintesi. Essa è colma di punti di svolta inaspettati che interrompono e invertono clamorosamente il senso di una narrazione ideale, lineare e condivisa.

Inaugurazione
sabato 12 novembre, ore 19.00

Dettagli

Inizio:
sabato 12 Novembre 2022
Fine:
lunedì 19 Dicembre 2022
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

PLATEA – PALAZZO GALEANO
Corso Umberto I, 50
Lodi, 26900 Italia
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