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Mariateresa Sartori. Alberi Casa Mamma

sabato 29 ottobre 2016 - sabato 4 febbraio 2017

sede: Galleria Studio G7 (Bologna).

“Se qualcosa mi piace, è vivere
(…) e, soprattutto, sorridere da lontano
agli alberi”.
(da Aria Libera di Blas de Otero)

“(…) Diventano vecchi rianimati da una voce materna
Bambini, vecchi e filosofi,
Teste calve che custodiscono il suono della voce materna.
L’io è un chiostro pieno del rumore dei ricordi
E di rumori da tanto tempo dimenticati, come quella voce,
A cui ritornano dopo averla scordata. L’io
Scopre il suono di una voce che lo raddoppia
In immagini di desiderio, in figure che parlano,
In idee che gli vengono sotto forma di parole.
Vecchi e filosofi sono assaliti da questa
Voce materna, luce nella notte (…)”
(da The woman that had more Babies than that di Wallace Stevens )

Alberi Casa Mamma, la mostra che Mariateresa Sartori allestisce nello spazio di Studio G7 durante la stagione autunnale, si inserisce nel percorso di ricerca che l’artista veneziana segue da molti anni e che si incentra in larga misura sull’interazione tra arte e scienza.
Un’analisi quella della Sartori che vede la sua opera articolarsi in tre grandi aree d’indagine: l’osservazione dei fenomeni naturali; le possibilità espressive e conoscitive offerte dai linguaggi sonori; lo studio dei comportamenti umani.
Punto di partenza è sempre il dato reale, spesso empiricamente rilevato e in seguito analizzato da angolazioni che variano da lavoro a lavoro.
In Alberi Casa Mamma il rigore della prassi vede la sua attuazione nell’uso della fotografia stenopeica, quella particolare tecnica che si serve di una semplice scatola di cartone con un foro attraverso cui la luce imprime sulla carta fotosensibile l’immagine, un rettangolino fisico di realtà, atto meccanico in grado di produrre documenti, prove dei fatti per un lavoro di indagine che ha per oggetto un luogo e un arco temporale preciso nella biografia dell’artista.
Il lavoro pensato da Sartori per la galleria, in equilibrio tra razionalità di intenti e riflessione intimista, trae ispirazione da vicende personali e pone al centro dell’interesse il passato.
Si tratta infatti di un lavoro sulla memoria, vuol essere la prova che ciò che è stato è stato, e che il mondo esiste.
Alberi Casa Mamma si compone di materiale fotografico e di due tracce sonore, una udibile accostando l’orecchio ad una cassa audio, l’altra attraverso le cuffie in situazione più raccolta e separata.
Nel percorso della mostra, incontriamo dunque gli alberi del giardino che l’artista poteva osservare dal balcone della casa d’infanzia e che nel corso del tempo sono stati più volte fotografati.
Con la tecnica della fotografia stenopeica l’artista fotografa le vecchie fotografie del giardino, alcuni oggetti della mamma e disegni fatti da quest’ultima da bambina.
Le immagini ricavate sono trattate al pari di reperti da comporre in vario modo affinché costruiscano via via una narrazione, una versione dei fatti.
La ricerca di oggettività associata alla prassi che Sartori adotta, il tentativo di far scomparire sé stessa in quanto autrice grazie alla meccanicità dei procedimenti utilizzati hanno qui il fine di supportare un lavoro intensamente poetico alla ricerca di quel che Wallace Stevens chiama “il pino fisico e metafisico”.
I tratti fin qui descritti si mostrano con particolare evidenza nelle tracce sonore che il visitatore può ascoltare in mostra: la poesia di Mariangela Gualtieri, Preghiera a sua madre perché muoia, dal contenuto emotivamente insostenibile viene letta con particolari accorgimenti e indicazioni da una interprete che ignora la lingua italiana.
L’intento è di slegare la comprensione di un testo intenso e struggente da qualsiasi aspetto legato all’emotività individuale, ma il risultato, seppur straniante alle orecchie dell’ascoltatore, inaspettatamente non spegne la tensione emotiva che accompagna l’opera.
La seconda traccia sonora, Domande. Teste calve che custodiscono il suono della voce materna riunisce le frasi interrogative pronunciate dalla famosa doppiatrice di Ingrid Bergman, Lydia Simoneschi che per età e timbro vocale l’artista associa alla figura materna, nel tentativo di ridare una voce agli sguardi muti e interrogativi della madre.

Dettagli

Inizio:
sabato 29 ottobre 2016
Fine:
sabato 4 febbraio 2017
Categoria Evento:

Luogo

GALLERIA STUDIO G7
via Val d'Aposa, 4
Bologna, 40123 Italia
+ Google Maps
Telefono:
051 2960371
Sito web:
www.galleriastudiog7.it