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Musica, danza, performance e visite guidate alla mostra “Progressiva”

giovedì 10 Settembre 2020 @ 08:00 - 17:00

Musica, danza, performance e visite guidate alla mostra "Progressiva"

sede: Museo della Città di Livorno (Livorno).

Per tutto il mese di settembre, a cominciare da sabato 12 settembre, la mostra “Progressiva – Arti visive a Livorno dal 1989 al 2020” allestita al Museo della Città, ospiterà una serie di iniziative che permetteranno ai visitatori di fruire delle opere e dell’interessante percorso espositivo.
Si tratta di performance, musiche, ma anche visite guidate, tutto nel rispetto delle norme di sicurezza e del distanziamento sociale.
Il programma è stato elaborato in collaborazione con le gallerie d’arte cittadine che hanno dato vita al progetto espositivo a partire dalla stessa curatrice della mostra Nadia Marchioni.

La partecipazione non prevede il pagamento di costi aggiuntivi.
Costo biglietto mostra: 5 euro
La mostra “Progressiva” è visitabile fino al 4 ottobre dal martedì alla domenica in orario 11-20.

La Mostra: sabato 12 settembre ore 18:00 – incontro con Nadia Marchioni e i galleristi

La mostra realizzata dal Comune di Livorno con la collaborazione delle gallerie cittadine Galerie 21, Granelli, Peccolo, Giraldi, Guastalla, Gian Marco Casini Gallery rende omaggio all’impegno profuso dal secondo dopoguerra dalle istituzioni livornesi per la diffusione dell’arte contemporanea. A partire dalle iniziative della Casa della Cultura fino al Premio Modigliani, e culminato nel 1974 nella fondazione del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea. Le emergenze storiche e qualitative del Museo Progressivo, oggi esposte nel Museo della Città, costituiranno il fondamentale antefatto ed integrazione alla mostra temporanea. Progressiva, che si avvale del coordinamento scientifico di Nadia Marchioni, rappresenta uno spaccato dell’arte contemporanea a Livorno, segnalando le più significative personalità artistiche presentate da alcune gallerie dal 1989 (anno della chiusura del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea) ad oggi, al fine di ricostruire, senza pretese di completezza, i lineamenti di un panorama estremamente vitale che conferma la continuità dell’attenzione, da parte della città, agli scenari del contemporaneo.

Incontro con due Artisti: Elio Marchigiani e Michele Chiossi – sabato 19 settembre ore 18:00

Elio Marchigiani: Nasce a Siracusa nel 1929 e la sua carriera artistica inizia da autodidatta, muovendo da solo i primi passi nella pittura. Fecondo e poliedrico artista, sperimentatore irriverente di tecniche, materiali e linguaggi, Elio Marchegiani si impone così da circa mezzo secolo come una delle figure più eccentriche e trasversali del panorama dell’Arte italiana.
Dopo il trasferimento con la famiglia a Livorno, frequenta l’ambiente artistico della città, arrivando a conoscere Mario Nigro, punto di riferimento fondamentale per la formazione di Marchegiani. Insieme iniziano a organizzare mostre ed incontri culturali, fino a quando, Gianni Bertini, amico e confidente dell’artista, gli suggerisce di lasciare la provincia per Parigi, Milano, Roma, Bologna (a Pianoro Vecchio), e, in estate, lo studio nelle isole di Favignana e di Ischia. Esordisce intorno alla metà degli anni ’50 con una produzione prossima all’informale che da subito mostra una forte carica ironico-trasgressiva. Nel ’59 partecipa all’8° Quadriennale di Roma. A Firenze fa parte del “Gruppo 70”, iniziando una solidale amicizia con Giuseppe Chiari. Elio Marchegiani matura nel clima del New Dada, del Nouveau Réalisme e della Pop Art, ponendo particolare attenzione al lavoro di Marcel Duchamp, Giacomo Balla e Lucio Fontana, insieme ai legami fra scienza ed immagine. È questa la base del lavoro di Elio Marchegiani che, negli anni sessanta, sarà gestito da Guido Le Noci della Galleria Apollinaire a Milano e da Gaspero del Corso della Galleria L’Obelisco di Roma. Nel 1968 è alla Biennale di Venezia insieme alla ricostruzione di “Feu d’artifice” e i fiori futuristi ed altre opere lasciate da Giacomo Balla incompiute o con la scritta: “Ricostruiteli con i materiali della vostra epoca”. Dal 1969 Elio Marchegiani si dedica anche all’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino “Tecnologia dei materiali e ricerche di laboratorio” e successivamente viene nominato alla cattedra di “Pittura”. Dopo la ricerca sul movimento, la luce e la ricostruzione di Feu d’Artifice, l’idea di “tecnologia come poesia” lo porta ad un’analisi ancora più attenta del suo lavoro con opere e ambientazioni. La serie delle Gomme (eseguite tra il ’71 e il ’73), ad esempio, sebbene destinate a morire nel tempo, vengono esposte alla Biennale di Venezia del 1972 con la ricostruzione in scala del campanile di San Marco, lavoro che precede il periodo in cui si dedica alle “Grammature di colore” e alle ricerche sui supporti (Intonaco, Lavagna, Pelle, Pergamena esposte allo Studio Sant’Andrea di Milano da Gianfranco Bellora col quale ha avuto un lungo sodalizio). Pensate come riflessione concettuale sulla pittura, le Grammature distillano, in una sequenza di spesse linee verticali replicate in diverse combinazioni numeriche, i colori propri della grande tradizione italiana dell’affresco. Una “Grammatura di colore” è attualmente esposta nella Collezione Arte Contemporanea Italiana alla Farnesina (Ministero degli Esteri, Roma) ed altre in vari Musei Italiani ed Esteri. A partire dagli anni Ottanta Elio Marchegiani pone al centro del suo lavoro la tecnica dell’assemblaggio di objet trouvé. A Parigi alla FIAC ’85 a ’86 riceve una committenza franco-americana con installazioni definitive a Parigi nella Il Saint Louis, al Castello di Blois sulla Loira e successivamente a New York e San Francisco. Nel 1986 Giorgio Celli lo invita alla Biennale di Venezia “Sezione Biologia”. Nel 1997 partecipa alla mostra “Dadaismo Dadaismi – da Duchamp a Warhol – 300 capolavori” a Palazzo Forti di Verona, con l’opera “Deus ex machina, 1965” invitato dal curatore Giorgio Cortenova. Nel 1998 il Comune di Livorno, nello spazio del Museo Fattori, gli dedica un’ampia antologica che comprende le opere più significative dei diversi periodi della sua ricerca artistica con la pubblicazione di un catalogo dal titolo: “Fare per far pensare”, logo del suo lavoro. Ed ancora nel 2001 è presente al Ministero degli Affari Esteri, nella “Collezione di artisti del XX Secolo alla Farnesina” a cura di Maurizio Calvesi che, nel 2007-08, sempre con una “Grammatura di colore” lo invita al “Viaggio nell’arte italiana – cento opere dalla Collezione Farnesina”, mostra itinerante nell’Europa Orientale e nell’America Latina. Nel 2004 alla Mole Vanvitelliana di Ancona partecipa alla mostra “Riflessi nell’arte” e al XXI Premio Sulmona, su invito di Giorgio di Genova, riceve il Primo Premio. Nel marzo 2007 si tiene una mostra antologica nel Convento del Carmine di Marsala, sede dell’Ente Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea, con la presentazione di Sergio Troisi e la pubblicazione del volume “Linee di produzione 1957-2007” a cura di Carola Pandolfo Marchegiani, edizione Carte Segrete, Roma. Nel 2001 il Museo Teatrale alla Scala lo invita con la sua ricostruzione di “Feu d’artifice” e la stessa opera verrà poi riportata a grandezza originale in occasione della mostra “Sipario” al Castello di Rivoli nel ’97, ancora nel 2005 al MART di Rovereto nella mostra “La danza delle Avanguardie” e infine a Palazzo Reale di Milano nel 2009 nella mostra “Futurismo 1909-2009 – Velocità+arte+azione”. Nei mesi di luglio, agosto, settembre del 2010 Elio Marchegiani è protagonista della nuova mostra antologica alla Torre di Guevara di Ischia con presentazione in catalogo di Massimo Bignardi, edito da Le Rive di Cartaromana. Nel gennaio 2012 la Galleria Allegra Ravizza Art Projet allestisce la prima esposizione di opere storiche a partire da un progetto del 1971 “La cultura è energia”, una mostra in 5 azioni tenutasi alla Galleria Apollinaire di Milano con Pierre Restany. Il curatore della mostra, Marco Meneguzzo, afferma in un’intervista televisiva: “Marchegiani è il futuro fatto in casa”. Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, nel marzo 2012, l’artista partecipa con l’opera “Helios” 1966, ad Arte Programmata e cinetica anni ‘60 e ’70 a cura di Giovanni Granzotto e Mariastella Margozzi. Dalla fine del secolo ad oggi, la sua attività è rivolta a opere tridimensionali e ambientali, insieme al suo “Fare per far pensare” dedito a un’attenzione verso il mondo esterno, nella costante convinzione che l’artista debba raccontare anche la propria epoca.

Michele Chiossi nasce a Lucca nel 1970, vive e lavora a Milano. Ha prodotto la sua prima personale a New York nel 1996, seguita da altre mostre, progetti site-specific in Svezia, Svizzera, Amsterdam, Berlino, ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia e ha al suo attivo numerose mostre in Italia e all’estero. Per la personale alla Brothers’ Art Gallery l’artista presenta una serie di opere in marmo retroilluminate, una serie di disegni, e delle sculture. L’intento dell’artista è quello di mostrare come qualsiasi elemento, estrapolato dal suo contesto e dalla sua realtà, perda il significato originale e diventi un’icona. Da qui il titolo della mostra, HANGITALL (che è un concetto ma che nelle grafica si rifà direttamente a quella modernista degli Eames e a quella del loro storico appendiabiti).
Per l’Artista infatti “appendere” significa elevare. Significa spostare l’attenzione su qualcosa che quotidianamente passa inosservato. Che sia esso un gesto, un cibo, un disegno, una frase, un logo, un topos, l’oggetto in questione perde il suo scopo originario, per diventare l’oggetto di ricerca stesso. Il Giglio, in Lily of Florence, è lo stemma di Firenze. Nella cultura popolare esso serve per rimandare l’attenzione del pubblico alla città di Firenze. L’Artista vuole invece spostare l’attenzione sul suo emblema: vuole invitare l’osservatore a riflettere solo su esso, non su quello a cui si rivolge. La domanda che deve sorgere è “perché il Giglio?” Non “perché Firenze?”. Vuole invitare il pubblico ad analizzare solo ed esclusivamente le icone, o meglio, quelle che lui ritiene essere delle icone. Il nastro adesivo KG’s Tape, il Good Food, i disegni ispirati alle sculture di Fontana, sono tutti elementi considerati da Michele Chiossi simboli dei loro rispettivi campi e dei loro rispettivi tempi. Il cibo asiatico nel suo contenitore da take away, rappresenta per l’Artista l’idea della globalizzazione: in qualunque parte del mondo si può infatti trovare un tipo di cucina specifico di un paese. È l’era contemporanea, l’era di internet, l’era in cui i confini sono crollati, e c’è uno scambio diretto fra le generazioni e le interrelazioni fra cultura alta e cultura bassa. Ovunque una persona si trovi può trovare oggi qualsiasi cosa proveniente da qualsiasi parte del mondo. E la scultura Good Food è un esplicito omaggio all’epoca in cui viviamo. Fontana è stato per Michele Chiossi il punto di snodo dell’arte contemporanea. È quello che ha unito astrattismo e arte figurativa, pittura e scultura, anticipando l’uso del neon nello spazialismo. In un certo senso può considerarsi il padre dell’arte contemporanea. E le sue sculture, reinterpretate sotto le vesti di disegni a zig zag, sono il simbolo di questa svolta. Il passaggio da un’era a un’altra. Da un modo di pensare a un altro, da una rappresentazione all’altra.

Corpi Sonori – musiche contemporanee per flauti itineranti – Elisa Azzarà, Stefano Agostini (flauti) martedì 22 settembre -ore 21

I musicisti, utilizzando diversi tipi di flauto, accompagnano i visitatori della mostra “Progressiva” in un suggestivo percorso sonoro tra improvvisazioni ed esecuzioni di brani di compositori contemporanei interagendo con le risonanze acustiche degli spazi dei Bottini dell’olio e con le opere esposte.

Stefano Agostini, docente del Conservatorio Mascagni del quale è stato anche direttore, ha fatto dell’eclettismo la sua principale cifra stilistica. Dopo l’esperienza pluriennale di primo flauto in Orchestre Lirico-sinfoniche, ha svolto attività concertistica con vari ensemble cameristici in Italia e all’estero. Interessato ai linguaggi contemporanei, all’improvvisazione e al rapporto della musica con gli altri linguaggi artistici, collabora con compagnie di danza e di teatro, con musicisti di area Jazz e con compositori sperimentando nuove modalità espressive. Da direttore del conservatorio e come musicista ha promosso negli anni iniziative per la diffusione della musica contemporanea. Attualmente è impegnato nella realizzazione di un progetto di ricerca sui linguaggi contemporanei che coinvolga musicisti formatisi nel Conservatorio del nostro territorio che hanno proseguito la carriera con importanti esperienze professionali.

In questa occasione collabora con Elisa Azzarà, flautista che dopo gli studi all’Istituto Mascagni si trasferisce a Graz dove si specializza nello studio del repertorio contemporaneo sotto la guida dei solisti del KlangforumWien. Insieme ad alcuni compagni di studio partecipa alla fondazione dell’ensemble Schallfeld con il quale attualmente svolge un’intensa attività concertistica che la porta ad esibirsi in numerosi Festival di respiro internazionale come i Ferienkurse di Darmstadt, Impuls (Graz), Jeunesse Musicales (Vienna), Smog (Bruxelles), Novalis (Zagabria).

Negli ultimi anni Elisa Azzarà ha curato numerose prime esecuzioni di giovani compositori provenienti da tutto il mondo. Ha collaborato con varie realtà della musica contemporanea, come MDI Ensemble e Szene Instrumental, partecipa al progetto fiorentino PHI.Ensemble dedicato a Philip Corner e recentemente è entrata a far parte dell’ensemble genovese Eutopia con cui ha in programma numerosi progetti sia in Italia che all’estero.

Durante i suoi studi si è avvicinata al mondo del teatro collaborando per alcuni anni con la compagnia Teatro Saraband (Madrid) e recentemente ha partecipato al corso Musicisti in Scena presso il Teatro della Tosse, grazie al quale ha potuto lavorare intensivamente per alcuni mesi sulla presenza scenica del musicista.

Elisa Azzarà porta avanti un’intensa attività didattica e si interessa alla diffusione del repertorio e delle tecniche contemporanee tra i più giovani.

Sulla Distanza – giovedì 24 settembre – ore 18

Terzo appuntamento con l’arte e la danza al museo di Città, con la performer e artista visiva Claudia Caldarano, interessata alla decostruzione dei linguaggi dell’immagine, della coreografia e della parola. Un intervento di deformazione dell’espressione artistica italiana mettendo a fuoco, con una grande lente d’ingrandimento, alcune opere della mostra “Progressiva” e della sezione Contemporanea del Museo della città come il Grande Rettile di Pino Pascali e La corsa di Alma di Emilio Isgrò. lo spettatore, vero protagonista, ridefinisce i significati delle opere a seconda del proprio punto di vista e del proprio spostamento. L’opera non appartiene all’artista, è data allo sguardo dello spettatore come se fosse messa a fuoco. Questo avvicinamento spoglia l’opera, la trasfigura. È il fatto di “guardare” e di “spostarsi” che crea l’opera stessa e la sua replica: diventano tante opere per quante persone guardano e per la successione di spostamenti che compiono, e per il movimento che fanno osservando. Così è chiaro che lo sguardo di ognuno è responsabile e coautore della visione e della narrazione secondo la propria curiosità. In questo senso la narrazione è viva.

Giovanni Fontana – sabato 26 settembre – ore 18:00

Poeta di poesia concreta e sonora ha progettato questo suo libro d’artista “Fonemi”preparando ventisei tavole a colori e un testo poetico: “Corpi sonori… appesi in grumi… danza di suoni che scorre sugli sguardi… un occhio tra le righe ne senti l’eco… tra figure canta Fonemi… occhio e orecchio si sfidano a tutto”.

Giovanni Fontana (1946) Performer, architetto, poeta visuale e sonoro, si definisce poliartista. È autore di numerose pubblicazioni in forma tradizionale e multimediale. Tra le opere e gli interventi degli ultimi anni, la pièce radiofonica Le droghe di Gardone – Strategie sonore sull’alcova d’annunziana, commissionata dalla Fondation Louis Vuitton di Parigi (2016), Poema Bonotto, videopoema pubblicato in USB pen-drive dalla Fondazione Bonotto di Molvena (2015), le performance multimediali Akkade ke – Poème épigénétique (Bordeaux, 2017), Epigenetic poetry – La punta della lingua (Ancona, 2019), la pubblicazione del disco Epigenetic Poetry (LP con booklet, Ed. Recital, Los Angeles, U.S. 2016). Tra le ultime partecipazioni, quelle a La voix liberée (Palais de Tokyo, Paris, a cura di Patrizio Peterlini e Éric Mangion), Le poème en actes (Maison de la poésie, Paris), VI Performance na dzwieki (MIK, Varsavia), International Performers Meeting (Panstowowa Galeria Sztuki, Sopot), Räume für notizen (Alte Schmiede, Vienna). Creatore di “romanzi sonori”, tra i quali Tarocco Meccanico (Altri Termini 1990) e Chorus (Manni 2000), è autore di composizioni intermediali particolarmente apprezzate negli ambienti della sperimentazione artistica internazionale. Ha collaborato con: Adriano Spatola, Arrigo Lora Totino, Dick Higgins, John Giorno, Henri Chopin, Bernard Heidsieck, Julien Blaine, Jean-Jacques Lebel e altri. Fontana è intervenuto in centinaia di Festival di nuova poesia e di arti elettroniche in Europa, in America, in Oriente. La sua produzione acustica è documentata in una vasta discografia. Il suo primo libro di poesia verbo-visiva è il testo-partitura Radio/Dramma (Geiger 1977), di cui è in corso la riedizione sonora per l’etichetta Recital di Los Angeles. Tra le più recenti scritture creative si collocano Questioni di scarti (Polìmata 2012 – Premio Feronia 2013), Déchets (Dernier Télégramme 2014), Fonemi (Peccolo, 2017), Discrasie (Novecento, 2018) e La voix et l’absence (Dernier Télégramme 2019). Teorico della poesia epigenetica, ha scritto numerosi saggi, tra i quali La voce in movimento (Harta Performing & Momo, 2003) e Poesia della voce e del gesto (Sometti, 2004). Il suo lavoro è ripercorso nella monografia Testi e pre-testi (Fondazione Berardelli, 2009). (Big Italy/red – 25 ago)atto.”

Philip Corner – Performance Fluxus – sabato 3 ottobre – ore 18:00

Artista e musicista nato nel 1933 nel Bronx, New York. Dal 1992 vive e lavora a Reggio Emilia. Compie studi accademici con Henry Cowell alla Columbia University. A Parigi è nella classe di Olivier Messiaen. È compositore ed esecutore come pianista, trombonista e voce. Come performer suona anche il corno alpino, oggetti naturali e metalli. È esponente storico di Fluxus e del Judson Dance Theatre (1962-1965), e co-fondatore di Tone Roads (anni ’60), Gamelan Ensamble Son of Lion (1975-1992), Experimental Intermedia Foundation (1970-1980), Sounds Out of Silent Spaces (anni ’70). Negli anni ’60 entra nel gruppo di artisti dell’avventura nord-americana attorno a John Cage. Corner rivela nella sua opera musicale, performativa e di notazione grafica, un’attitudine critica nei confronti della tradizione occidentale e una disposizione al silenzio, alla registrazione ed emissione di una sonorità e una gestualità orientali. Oltre al lavoro di compositore e musicista ha creato numerosi assemblaggi, calligrafie, collage, disegni, dipinti e oggetti in materiali diversi. Tra i suoi lavori più rappresentativi ricordiamo Passionate Expanse of the Law, Sang-teh/Situations e Through the Mysterious Barricade, e dal suo vastissimo repertorio le composizioni per piano perfect, Pictures of Pictures from Pictures of Pictures, il pezzo per coro Peace, be still, Oracle war cantata per musica elettronica, e i 400 pezzi per Gamelan. Ha pubblicato per la Alga Marghen, e di recente Satie Slowly per la Unseen Worlds.