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Non-aligned Modernity / Modernità Non Allineata – rte e Archivi dell’Est Europa dalla Collezione Marinko Sudac

mercoledì 26 ottobre 2016 - venerdì 23 dicembre 2016

sede: FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano).

Dopo l’ampia ricognizione de L’Inarchiviabile sull’arte italiana degli anni ’70, il programma espositivo di FM Centro per l’Arte Contemporanea prosegue con un secondo appuntamento ancora rivolto a una scena artistica meno nota e tutta da scoprire.
Nonostante il prestigio internazionale di alcuni suoi rappresentanti si tratta di una realtà pressoché sommersa, ma che costituisce un contributo eccezionale alla storia dell’arte della seconda metà del Novecento.
Non-Aligned Modernity non solo si rivolge all’arte dei paesi dell’Est-Europa ma cerca di indagare un capitolo anomalo e nient’affatto marginale di questa stessa storia, non inquadrabile né nell’ideologia del Blocco Sovietico, né nel modello liberista delle democrazie occidentali.
Rileggere la scena artistica della ex-Jugoslavia nel tempo della Guerra Fredda, lungo i primi trent’anni che vanno dall’inizio degli anni ’50 all’inizio degli ’80, significa infatti confrontarsi con una costitutiva e irriducibile differenza culturale.
Ciò ci permette di riaprire gli archivi della storia dell’arte, scalfendo e decostruendo la canonizzazione storiografica proposta dalla modernità occidentale nella sua pretesa di universalismo, neutralità e autonomia estetica.
Con Non-Aligned Modernity FM Centro per l’Arte Contemporanea intende proseguire nella propria indagine sulla molteplicità culturale della modernità, ogni volta in relazione a un dato contesto geopolitico in cui questa si è declinata come modernità ‘locale’.
In questa occasione lo fa attraverso una rilevante collezione privata sull’arte dell’Europa centrale sotto il Socialismo: la Collezione Marinko Sudac, a sua volta anomala e “non allineata” all’idea di collezionismo classico, custodisce al suo interno non solo opere d’arte ma anche archivi e materiale documentale di straordinaria importanza storiografica.
Una collezione che – nel corso degli anni – si è posta il compito di rintracciare tendenze artistiche radicali entro una coerente linea di avanguardia nelle aree dell’Europa Centro-Est.
La mostra Non-Aligned Modernity, a cura di Marco Scotini, intende rileggere lo spazio culturale e artistico della exJugoslavia come laboratorio complesso e interstiziale, sospeso tra l’Est e l’Ovest ma non completamente assimilabile a nessuno dei due fronti, consentendo di superare la visione dicotomica classica tra un’Europa e l’altra.
Con il modello jugoslavo, in sostanza, la differenza non si pone più soltanto tra Est e Ovest ma anche all’interno del cosiddetto Est.
Di fatto, fin dall’origine della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia le idee progressive moderniste vedono il Socialismo come l’espressione radicale e sperimentale di queste stesse tendenze.
Per cui all’indomani del ’48, in seguito alla rottura dell’alleanza con l’Unione Sovietica da parte di Tito e il ritiro della Jugoslavia dal Blocco dell’Est, si assiste anche ad un distacco dalle dottrine del realismo socialista.
La Jugoslavia è la prima realtà dell’Est a presentare tendenze astrattiste in eventi artistici internazionali e a far guadagnare all’astrazione modernista uno status quasi-ufficiale, tanto attraverso i monumenti della rivoluzione sparsi un po’ ovunque quanto per mezzo dei padiglioni di rappresentanza nazionale.
Ne sono esempi i lavori dello scultore Vojin Bakic e del Gruppo Exat 51.
Ma, senza dubbio, è ancora in Jugoslavia che compaiono le prime manifestazioni di arte concettuale dell’Europa Centrale, grazie ad una costellazione di figure “non allineate” e fuori dal sistema ufficiale dell’arte che prende il nome di Gruppo Gorgona e che ha pochi equivalenti tanto ad Est che ad Ovest.
Con il passaggio dalla politica dell’autogestione dei lavoratori degli anni ‘50 alle riforme di mercato del ‘65 anche l’Arte Concettuale diventa più critica e si sviluppa oltre che a Zagabria in altri poli culturali come Lubiana, Belgrado e Novi Sad per tutti gli anni Settanta con figure di primaria importanza, a partire dall’esperienza del collettivo d’avanguardia slovena Oho Group.
Interventi urbani, contaminazioni grafiche, performance e video sono al centro delle pratiche dei gruppi Group of Six Artists, oltre a Bosch + Bosch, Kod, Verbumprogram, eccetera.
A cui si aggiunge il rilievo individuale di alcune figure che ormai hanno raggiunto fama internazionale come Sanja Ivekovic, Marina Abramovic, Mladen Stilinovic, Goran Trbuljak, Tomislav Gotovac, Vlado Martek, Radomir Damnjanovic Damnjan.
Se è vero che il fenomeno jugoslavo è per molti versi un caso a sé stante, è altrettanto vero che negli stessi anni ’70 l’arte concettuale ha una grande produzione nei paesi dell’Europa centrale: Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, con cui gli stessi artisti jugoslavi hanno scambi e contatti, e in cui operano figure internazionali come Július Koller, Dora Maurer, Milan Grygar, Stano Filko, Rudolf Sikora, Jirí Valoch, Józef Robakowski.
Nell’intento di restituire questo quadro completo la mostra presenta oltre 100 artisti con 600 opere, alternando cornici concettuali geografiche ad altre di natura temporale, in cui non viene fatta alcuna gerarchizzazione tra opere e materiali d’archivio, in cui si interroga l’elemento documentale come tale.
Tutto questo enfatizzando il carattere organico della stessa Collezione Marinko Sudac che viene presentata per la prima volta oltre i confini dell’Est-Europa attraverso una grande campionatura di materiali: opere pittoriche, scultoree, fotografie, vinili, film, video, opere grafiche, libri d’artista.

Gli artisti
Marina Abramovic, Milan Adamciak, Karel Adamus, Nuša and Sreco Dragan, Vojin Bakic, Dimitrije Bašicevic Mangelos, László Beke, Jerzy Beres, Slavko Bogdanovic, Eugen Brikcius, Boris Bucan, Bosch+Bosch, Dubravko Budic, Dalibor Chatrný, Attila Csernik, Radomir Damnjanovic Damnjan, Drago Dellabernardina, Boris Demur, Braco Dimitrijevic, Miklós Erdélyi, Exat 51, Eugen Feller, Stano Filko, Attalai Gábor, Ivo Gattin, Tibor Gáyor, Gorgona Group, Tomislav Gotovac, Group of Six Authors, Milan Grygar, Vladimir Gudac, Gyula Gulyás, Tibor Hajas, László Haris, Miljenko Horvat, Sanja Ivekovic, Željko Jerman, Marijan Jevšovar, György Jovánovics, Miroslav Klivar, Julije Knifer, Milan Knížák, J. ora Kocman, Kôd Group, Bela Kolárová, Július Koller, Vladimir Kopicl, Jaroslaw Kozlowski, Ivan Kožaric, Naško Križnar, Andrzej Lachowicz, Katalin Ladik, László Lakner, Natalia LL, Vlado Martek, Slavko Matkovic, Dora Maurer, Karel Miler, Era Milivojevic, Marijan Molnar, Antun Motika, Pécsi Muhely, David Nez, Koloman Novak, Ladislav Novák, Oho Group, Géza Perneczky, Vladimir Petek, Ivan Picelj, Sándor Pinczehelyi, Marko Pogacnik, Jan Pokorný, Bogdanka Poznanovic, Božidar Rašica, Red Peristyle, Józef Robakowski, Ðuro Seder, Rudolf Sikora, Zdzislaw Sosnowski, Aleksandar Srnec, Tamás St.
Auby, Jan Steklik, Mladen Stilinovic, Sven Stilinovic, Josip Stošic, László Szalma, Bálint Szombathy, Petr Štembera, Raša Todosijevic, Tok Group, Endre Tót, Desider Tóth, Goran Trbuljak, Jirí Valoch, Josip Vaništa, Verbumprogram, Fedor Vucemilovic, Zbigniew Warpechowski, Jan Wojnar, Jana Želibská.

Dettagli

Inizio:
mercoledì 26 ottobre 2016
Fine:
venerdì 23 dicembre 2016
Categoria Evento:

Luogo

FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA
via Piranesi, 10
Milano, 20137 Italia
+ Google Maps
Telefono:
02 73981
Sito web:
www.fmcca.it