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Notturno per la Terra. Installazione di Nathalie Harb

sede: Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo (Agrigento).
Chi è autorizzato a riposare, a dormire in pace? Chi cura, di chi si prende cura e chi non cura? Esiste qualcuno che ha il diritto di disturbare il riposo?
“Notturno per la Terra” nasce da queste domande, affrontando la distribuzione sproporzionata del riposo, della cura e del silenzio nelle nostre realtà. Partendo dalla convinzione che ciascuno ha diritto al riposo, materiale e mentale, l’artista libanese Nathalie Harb è giunta ad Agrigento e ha trovato la realtà frammentata e multiculturale necessaria per un’ulteriore tappa della sua “silent room” che offre uno spazio di rifugio per qualsiasi visitatore che abbia bisogno di riposo, fisico e mentale, di sicurezza, di un riparo; è nata a Beirut nel 2017 e da lì ripensata per luoghi diversi, da Al Ula a Londra.
“Notturno per la Terra” è uno dei 44 progetti su cui è incardinata Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025: l’idea è quella di concretizzare un punto di incontro urbano, un simbolo di unità per gli abitanti, capace di riconnettere i quartieri – Villaseta nato dopo la frana del 1966 – e restituire una visione condivisa della città, un’identità collettiva che la particolare stratificazione e frattura Valle dei Templi – centro urbano, ha spesso osteggiato. Ecco dunque come una “silent room” offre un ambiente protetto, dove le differenze sociali e culturali si dissolvono in un gesto di riconciliazione.
Il progetto si concentra sull’idea del diritto al riposo e sulla possibilità di dormire in un posto sicuro, protetti da minacce fisiche e psicologiche. L’obiettivo è quello di ricucire le fratture stratificate nei secoli che la città porta con sé, creando un momento di connessione e riflessione. Mentre il progetto iniziava a prendere forma, Nathalie Harb ha incontrato realtà diverse di Agrigento, frammentate e divise, che spesso vivono realtà così distanti da non poter essere connesse neanche dai trasporti pubblici. Ad Agrigento, la frattura è sia sociale che geologica, creata dalla grande frana del 1966 e dalle migrazioni urbane forzate che ne sono seguite. Queste rotture rispecchiano modelli più ampi di spostamento in tutto il mondo – in particolare in Medio Oriente – con la conseguente lotta costante per trovare riposo. Con cura, tenerezza e vulnerabilità, la silent room reintroduce il riposo come atto pubblico, offrendo uno spazio di pausa accessibile a tutti.
La silent room è un semplice rifugio fatto di legno e tessuto imbottito, riparato dall’ombra di una copertura: è il tentativo di ricucire insieme le parti frammentate della Valle con workshop creativi collettivi che si sono tenuti nel difficile quartiere di Villaseta. Qui residenti ed etnomusicologi hanno co-composto una ninna nanna che trova una radice nelle lamentazioni tradizionali e nelle cantilene regionali: ninna nanna che si ascolterà entrando nella silent room attraverso un componimento sonoro dell’artista libanese Youmna Saba. Membri della comunità di Agrigento e della vicina Aragona si sono riuniti in un workshop di tessitura per creare una coperta collettiva, un tessuto di gesti condivisi e memoria comunitaria che accoglierà la struttura circolare. Come un uccello che costruisce il suo nido, la silent room sovrappone materiale, conoscenza e identità per nutrire nuove possibilità di cura. Costruendo questo spazio per il riposo, onoriamo coloro che hanno subito sofferenza e ora meritano pace. La silent room è un luogo per fermarsi nella Valle, per localizzare se stessi in relazione agli altri, per riflettere sulle origini ed immaginare dove potremmo andare dopo.
Informazioni
nathalieharb.com; agrigento2025.org