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Paolo Strano. Casa

5 Agosto 2017 - 2 Settembre 2017

Paolo Strano. Casa

sede: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco (Ragusa);
cura: Andrea Guastella.

“A un filare di alberi, a una distesa verde intravista dal finestrino di un treno in corsa. Alla compagna addormentata sul divano. Al cane. Ai padri, alla famiglia. A questo si rivolge inquieta l’anima: a ciò che trova intorno. È come prendere una boccata d’aria fresca. Spalanchiamo i polmoni, li rilassiamo e ci arriva qualcosa da fuori. Il nostro spirito prova un senso di sollievo. Preferisce all’isolamento l’accoglienza dell’altrove. Ma non basta. Dopo la quiete, una mano si affretta a respingerla, l’anima, sigillandola in petto. A chi rivolgersi, allora? Il mondo, lo ha scritto James Hillman, non è fatto tanto di nomi quanto di verbi: “non consiste solamente di oggetti e di cose; è pieno di occasioni utili, ludiche, avventurose. L’oriolo non vede un ramo, vede un’occasione per appollaiarsi; il gatto non vede un oggetto da noi definito una scatola vuota, bensì un buon nascondiglio per vedere non visto; l’orso non fiuta un favo, ma l’occasione per mangiarsi una leccornia”. Il pittore, in particolare, è consapevole della disponibilità del mondo a nutrire e istruire. Il frutto del suo lavoro non cresce in cattività tra le pareti della scuola, né si alimenta solo delle immagini e dei segni tramandati dal passato. Facevo miei questi pensieri riflettendo su una lettera che Paolo Strano mi ha scritto per chiarire i moventi della sua pittura. Paolo afferma di dipingere per necessità. O meglio perché dipingere la realtà in cui si fonde è la sua occasione di essere umano. Perciò, durante gli anni dell’accademia, non lo interessavano i dubbi dei compagni sulla riconoscibilità dello stile. Non siamo noi a trovare uno stile, è lo stile che trova noi. A patto, ovviamente, di lasciarci trovare, di assumere un atteggiamento naturale. La scelta dell’artista è a suo modo esemplare: “Diplomato, appena conclusa l’accademia, ho cominciato a dipingere in una sorta di astrattismo geometrico. Perché? Boh. Credo che una parte delle ragioni dipenda dai supporti e dai materiali che ti passano per le mani in un certo momento e un’altra parte dalle idee imponderabili che ti passano per la mente. Per quanto mi riguarda, avevo comprato una risma di fogli Murillo (tipo 250 fogli) 100×70 e dei colori acrilici. Gli schizzi che ne trassi erano tutti strutturati secondo una mozione d’ordine precisa: tre colori di cui uno scuro a far da struttura (salvo qualche piccola deroga); andamento progressivo dal basso a destra a in alto a sinistra; apparente pennellata di getto. In realtà preparavo i soggetti lavorando su fogli A4 con i pastelli (in questo caso effettivamente di getto) e poi selezionando quelli che avevano qualcosa di sensato. In questo modo ho prodotto una quantità enorme di dipinti su carta, in parte venduti, in parte regalati, in parte buttati o rovinati dal tempo”. Ecco svelato il segreto del mestiere: accordare il pensiero – la sintesi cromatica, il procedere nel senso intellettuale della scrittura, la selezione del già visto – a un ambiente favorevole: fisico, concreto. Paolo non ha alcuna intenzione di separarsi dal mondo. Non a caso rappresenta sempre soggetti che ama, nel senso che gli sono vicini e sodali. Certo il terreno della pittura è scivoloso, non mancano gli dei da propiziare: Diebenkorn, Casorati e – tra i contemporanei – Velasco, l’ultimo Frangi. E poi Richter, con quella sua arte che passa di continuo dal figurativo all’astratto e non ha timore di usare una base fotografica, consapevole che la fotografia sottrae soggettività al dipinto, lasciando emergere un significato universale. Pittura dunque come prossimità al mondo, come atto di lealtà a qualcosa di cui facciamo parte. L’artista – e noi con lui – lo dimentica ogni giorno per riscoprirlo ogni qual volta ricomincia a lavorare: “Se in una giornata non ho impugnato la matita o un pennello, la sensazione che ne ho, con grande frustrazione, è di non aver combinato nulla di positivo. E questo anche se ho fatto molte cose impegnative e di spessore sia pure in altri contesti come al lavoro o in famiglia. Se invece durante il giorno ho solo dipinto, perfino con scarsi risultati, al contrario sento di aver fatto il mio dovere”. E se il nostro, di dovere, fosse quello di riconoscere che il mondo non è solo una gigantesca res extensa ma una casa dell’anima in cui le cose ci parlano e noi parliamo loro, con un accento inconfondibile ma in una lingua comune? Riflettiamoci sopra e, se possibile, ringraziamo l’artista per averci risvegliato”.
Andrea Guastella

Paolo Strano è nato nel 1964 in provincia di Verbania. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Catania dal 1986, diplomandosi in pittura nel 1991. Vive e lavora a Piacenza.

Dettagli

Inizio:
5 Agosto 2017
Fine:
2 Settembre 2017
Categoria Evento:

Luogo

CIVICA RACCOLTA CARMELO CAPPELLO – PALAZZO ZACCO
via San Vito, 158
Ragusa, 97100 Italia
+ Google Maps
Telefono:
0932 682486