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Paparazzi. Fotografi e divi dalla Dolce Vita ad oggi

sabato 6 ottobre 2018 - domenica 3 febbraio 2019

Paparazzi. Fotografi e divi dalla Dolce Vita ad oggi

sede: Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari (Vicenza).
cura: Walter Guadagnini, Francesco Zanot.

L’esposizione ha un doppio e spesso sovrapponibile focus: quello sul mondo dei paparazzi, il mondo del fotogiornalismo sulle celebrità o, con accezione meno positiva, di “ladri di immagini” – che si sostengono e aiutano fra loro nell’immortalare e a volte provocare i personaggi pubblici – e quello dei protagonisti del mondo dello spettacolo, colti nei lori momenti privati. Sono personaggi inizialmente appartenenti al mondo dello show business, più di recente della moda e della politica, famosi o resi famosi in quanto bersaglio e obiettivo dei paparazzi stessi, in un costante rapporto di odio/amore fra celebrità e i loro “ritrattisti”.

Il progetto espositivo, che presenta 108 immagini divise in 6 sezioni tematiche, prende avvio dagli anni Cinquanta, quando a Roma si forma in modo del tutto indipendente un gruppo di fotografi d’assalto che prende di mira in particolare i protagonisti del mondo del cinema giunti in Italia, nella capitale, per la presenza della “Hollywood Italiana”, Cinecittà. La cittadella di produzione cinematografica sorta durante il Fascismo acquisisce una nuova vitalità nel dopoguerra, scelta da produttori americani per i minori costi e vincoli normativi rispetto a Hollywood.

Roma diventa così la capitale in cui, grazie alla bellezza di luoghi, persone, situazioni, nasce la Dolce Vita e si crea quella che oggi chiameremmo “narrazione collettiva”: un insieme di storie/narrazioni individuali di personaggi dello spettacolo alimentate dalla frenetica attività di fotografi, a volte già tali, a volte “improvvisati” e provenienti da altri mondi, che convergono nella città e si sostengono e aiutano nel cogliere l’attimo privato di personaggi famosi o in cerca di fama.

Gli scatti dei paparazzi più attivi e celebri, Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Elio Sorci, Lino Nanni, Ezio Vitale immortalano le indimenticabili immagini di Anita Ekberg, Ava Gardner, Walter Chiari, Richard Burton, Liz Taylor e altri divi che in alcuni casi compiono delle vere “aggressioni” nei confronti dei fotografi nel tentativo di difendere la propria privacy (si vedano in mostra Walter Chiari che affronta i fotografi o Anita Ekberg che si difende con arco e frecce fuori dalla sua villa).

Il termine “paparazzi”, tra i pochi neologismi italiani che diventano di utilizzo mondiale nel dopoguerra, è fissato anche linguisticamente nel film “La Dolce Vita” in cui Fellini ricostruisce una figura di paparazzo, Marcello Mastroianni, ispirandosi con tutta probabilità a Tazio Secchiaroli, fotografo che Fellini aveva voluto conoscere di persona insieme ad altri colleghi per capire da vicino questo nuovo “genere” fotografico e il mondo da esso rappresentato.

Causa ed effetto del successo, anche economico, di questo genere di fotogiornalismo sono le riviste settimanali, presentate in una variegata selezione nella parte conclusiva del percorso espositivo. Grazie anche a questa modalità di fotografia veloce, imperfetta dal punto di vista stilistico ma molto efficace, “rubata” grazie all’uso nuovo e spregiudicato del flash, i rotocalchi acquisiscono infatti in quegli anni grande popolarità e diffusione.

Il percorso della mostra, dall’origine del fenomeno negli anni ’50, segue i mutamenti della società e degli stessi mezzi di informazione – un esempio per tutti quello di Jackie Kennedy, autentica icona della stampa di costume e scandalistica – dedicati sempre più alle figure di potere, politico e non solo, che si esplicano in un’attenzione più voyeuristica molto amplificata dalla diffusione dei rotocalchi e dalle tecniche sempre più perfezionate e sofisticate di strumentazione fotografica che, grazie ai teleobiettivi, riescono a “rubare” immagini anche a grande distanza. Questo passaggio porta a una ulteriore radicale modifica dell’attività dei paparazzi che, da personaggi famosi per la velocità e mobilità, con scooter e mezzi che si muovono rapidamente nelle città e inseguono i divi lungo le strade, diventano pazienti fotografi pronti ad appostamenti a volte logoranti in situazioni impervie (in mostra un bel documentario omonimo di venti minuti, Paparazzi, dedicato a Brigitte Bardot in un set blindato a Capri).

Una sezione, la quarta, porta l’attenzione su un “fenomeno nel fenomeno”, quelli dei falsi scoop, in cui sono gli stessi personaggi celebri a creare le condizioni per l’attività dei “ladri di immagini”, al fine di soddisfare le curiosità di lettori e telespettatori consegnando loro in modo programmato le novità sulla loro vita privata, evitando così lo stillicidio di appostamenti continui (famosa la passeggiata di Carlo Ponti e Sophia Loren nel giardino della loro villa con il piccolo Cipì in carrozzina).

La mostra si chiude con i lavori di alcuni artisti contemporanei che prendono spunto dall’immaginario dei paparazzi per riportare immagini colme di ironia innescando un gioco di inganni e specchi, come nel caso di Alison Jackson e la sua Marilyn Monroe immaginaria nella relazione presunta con Kennedy, che ci riportano nel XXI secolo e aprono scenari sui “mondi virtuali e digitali”, dalle fake news al cyberbullismo. Gli autori contemporanei hanno preso spunto dall’immaginario dei paparazzi e riflettuto sulla loro pratica, portandola al confine tra finzione e realtà. Il mondo della moda, spesso bersaglio delle “paparazzate”, si è appropriato di questo linguaggio con le immagini della grande fotografa Ellen von Unwerth, che hanno come protagonisti le star del nostro tempo, da David Bowie a Kate Moss a Monica Bellucci. L’inglese Alison Jackson ha realizzato alcune immagini nelle quali sono ricostruiti scatti apparentemente rubati a personaggi celebri come Marilyn e la stessa Lady Diana che lasciano lo spettatore stupito, interdetto e divertito.

L’esposizione ha avuto una prima edizione in Italia a Torino, presso Camera – Centro italiano per la fotografia.
La mostra è corredata da alcuni materiali multimediali e un allestimento speciale immersivo con numerosi interventi grafici originali.

È previsto un ricco programma di iniziative collaterali dedicate a bambini e ragazzi, adulti e famiglie. Dall’attività didattica gratuita per le scuole, a workshop fotografici e laboratori di produzione di gioielli, dalle passeggiate a tema agli incontri di approfondimento su temi di grande attualità quale il ruolo delle immagini nell’epoca dei social media: la mostra Paparazzi sarà occasione per sperimentare proposte attive e creative per tutte le età.

Il catalogo della mostra è edito da Silvana Editoriale e contiene dei saggi introduttivi dei curatori, un intervento di Michele Smargiassi (giornalista) e saggi di Sam Stourdzé (direttore di Les Rencontres d’Arles) e Carol Squiers (curatrice dell’ICP – International Center of Photography).