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Pepe Morales. Visibilinvisibile

giovedì 9 Luglio 2015 - giovedì 30 Luglio 2015

Titolo apparentemente – e in certo senso davvero – criptico, questo della mostra del pittore spagnolo Pepe Morales a Milano, nella Galleria Amy-d Arte Spazio. Che tuttavia, con la fusione delle due parole in un unico, seppur bivalente, termine molto efficacemente concreta il coesistere di presenza e assenza nell’oltre sessantennale attività dell’artista. Ben al di là di quello – “Tra presenza e assenza” – con cui siglai il mio primo contributo critico su Morales, nel catalogo della sua mostra, nel 2001, in Spagna, a Marbella (Málaga)1, lasciando al testo la precisazione che quelle opere si offrivano come realtà interferenti, “con effetti insieme suggestivi ed inquietanti”, scrivevo, “derivanti dalla sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di celato, ma insieme di disvelato da un mascheramento che denuncia il nascondimento e quindi appunto la presenza di qualcuno, o di qualcosa. Quelli che lo spettatore si trova di fronte nei dipinti sono dei personaggi, seppur allusivi, per la disarticolazione e la sintesi delle forme, non descrittive, prive di particolari mimetici”. Salvo che, aggiungo, nel periodo particolare degli anni ’70/’80, in cui, condizionato dalla congiuntura socio-politica del suo Paese, Morales fissò sulla tela immagini di sofferenza, povertà e disagio, senza peraltro scadere in un realismo di esclusiva denuncia, e invece partecipi di un accoramento interiorizzato e partecipato nei confronti del destino dell’uomo, delle sue difficoltà e dei suoi disagi, e sofferenze, interiori, fisiche e soprattutto psicologiche. Che si accentuano dai finali anni ’80 per drammatiche vicende familiari, segrete, ma presenti, appunto proprio nell’assenza, accorata e rivelata dalla tensione dal pieno al vuoto e, nei colori, al bianco, che, possono in qualche misura, nella sostanza interiore, non nelle radicalità spirituale contemplativa dei pittori e scultori cinesi e giapponesi, far pensare all’aspirazione taoista dell’arte orientale, a Morales nota, a rendere “visibile” nel contrasto con lo “yu” il pieno, il “mu”, il vuoto, la “presenza dell’assenza”, appunto, la traccia dell’immateriale. Contesto in cui si afferma nell’immaginario figurativo dell’artista spagnolo la componente di un particolare surrealismo di “universi onirici, i cui personaggi patiscono una strana mutazione tra umani e animali”2, con la ricaduta sulle scelte cromatiche e su di una sorta di particolare, fredda metafisica, solo latamente di estrazione dechirichiana, ma ancora con accenti che rimandano al pensiero e alla pittura di Paul Klee, al suo credere e praticare un’ “arte che non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, col fine di “renderlo visibile”, piuttosto che “riprodurlo”.
Altro aspetto fondamentale, da non trascurare con logica paleoidealistica (nel senso filosofico), è in Morales il rilievo, mai secondario, dato al momento formativo, tecnico, manuale, e quindi alle materie, alle loro caratteristiche e possibili funzioni oltre che, pregiudizialmente, alla relativa ricerca, che scandisce e determina gli sviluppi del suo ideare e fare, su di un registro non autoreferenziale, risultando determinate per gli stessi risultati, dimensionali e fisici, prima che estetici, ma con conseguenze di rilievo pure su di essi, a partire, già nel 1957/58, nella scelta medesima di altri materiali e quindi strumenti espressivi, da sostituire, o anche solo accostare, alla pittura tradizionale, a tempera ad olio, ecc. e ai loro supporti abituali. Di qui, inizialmente, collages polimaterici, e poi, numerosissime, “tecniche miste”, coinvolgenti persino pietre per bigiotteria e oggetti di recupero, oltre che carte pressate, tessuti, legno, tele grezze, sostituite, tra il 1958 e il 1960, da lamiere di ferro ossidato.
Rilevante, inoltre, in siffatta libera e differenziata disponibilità, l’attrazione per materiali organici e, in preminenza, acquatici, nell’approdo forse istintuale, in un certo senso, alla mer, la grande madre, che emerge nell’utilizzo nella stessa nuova sperimentazione sulle nanotecnologie, che ha portato al Papel de tule, che Morales utilizza dal 1997, realizzato con piante acquatiche o radici sommerse in paludi d’acqua. Gli artigiani le cuociono fino a farle diventare pasta e successivamente le stendono su pietre di metallo e le lasciano al sole fino a quando sono secche.

Luciano Caramel
Note
1 Cfr. Luciano Caramel, Pepe Morales, Tra presenza e assenza, in Pepe Morales. Metamorfosis de Andalucía, catalogo della mostra, Galería de Arte El Catalejo, Marbella (Málaga, España), aprile 2001.
2 Cfr. Angel Luis Pérez Villén, Elogio de la pintura mudanzas del compromiso, in Morales. 50 años de pintura, in Catalogo della mostra, e Luciano Caramel, La peinture en tant qu’engagement, recherche et invention, in Morales. 50 ans de peinture, Catalogo della mostra, Museu Diocesà de Barcelona, 22 febbraio-26 marzo 2006 e Musée du Montparnasse, Paris, 7-23 aprile 2006, pp. 37-45, in particolare pp. 43-47.

Dettagli

Inizio:
giovedì 9 Luglio 2015
Fine:
giovedì 30 Luglio 2015
Categoria Evento:

Luogo

AMY-D ARTE SPAZIO
Via Lovanio, 6
Milano, 01457 Italia
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Telefono:
02 654872
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