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Performance: Zehra Dogan. Il tempo delle farfalle

mercoledì 25 Novembre 2020

Performance: Zehra Dogan. Il tempo delle farfalle

sede: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (Online).
cura: Elettra Stamboulis.

Il 25 novembre 2020, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea torna a far sentire la sua voce contro ogni forma di violenza e discriminazione e inaugura una nuova collaborazione con l’artista curda Zehra Dogan.

Per tutto l’arco della Giornata sul sito del PAC sarà trasmessa la documentazione video della performance dell’artista realizzata il 23 novembre 2019 in occasione della sua prima mostra personale promossa da Fondazione Brescia Musei al Museo di Santa Giulia di Brescia nel novembre 2019.
Durante l’azione, Zehra Dogan dipinge di fronte a oltre 200 persone il ritratto di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e in prima linea per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo, uccisa il 12 ottobre 2019 dalle milizie mercenarie arabe che appoggiano l’offensiva turca. Le pagine del giornale utilizzate come supporto dell’opera sono quelle dei giorni in cui la notizia dell’uccisione è stata diffusa dai media.

L’iniziativa online è il primo elemento di un progetto in tre atti, a cura di Elettra Stamboulis e realizzato in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei, che sarà completato da una Project Room dell’artista al PAC dal 18 dicembre al 14 febbraio, e da una sua nuova performance a febbraio pensata appositamente per il Padiglione milanese.

Giornalista, fondatrice insieme ad altre della prima agenzia di stampa interamente femminile, artista visiva e attivista, Zehra Dogan (Diyarbakir, 1989) ha inaugurato una nuova attenzione all’arte che nasce dietro i confini delle sbarre, grazie anche ad un processo artistico che mette insieme ascolto dell’altra, pratica femminista, condivisione, utilizzo di materiale estemporaneo e istantaneità dello sguardo.

Il 23 febbraio 2017, a causa del suo lavoro da giornalista sul campo e in particolare per un disegno ed alcuni articoli scritti durante il conflitto a Nusaybin, viene condannata a 2 anni e 9 mesi di prigione e detenuta nella prigione femminile di Amed, fino al trasferimento forzato a quella di massima sicurezza di Tarso. A nulla valgono gli appelli dell’artista cinese Ai Weiwei, del PEN club internazionale e di Amnesty International per la liberazione dell’artista come prigioniera d’opinione ingiustamente incarcerata. Anche Banksy le dedica un immenso murales, il Bowery Wall, a New York. In carcere Zehra Dogan crea opere con mezzi di fortuna, disegnando e dipingendo con materiali di scarto come avanzi alimentari, sangue mestruale anche non suo, fondi di caffè e usando come supporti il telo da bagno carcerario, la carta stagnola della sigaretta, le poche lettere autorizzate: tutto diventa materiale su cui resistere attraverso l’arte. I suoi lavori raggiungono l’esterno in modo rocambolesco: se li veste addosso e li affida alla madre in visita che poi li consegna ad una catena di attivisti in contatto con la Francia, sotto la custodia attenta di una piccola rete di persone che si occupa di informazione dell’area medio orientale, in particolare della Turchia.

Liberata il 24 febbraio 2019, viene insignita di numerosi riconoscimenti e una sua installazione viene esposta anche alla Tate. Da marzo 2019 è residente a Londra, dove vive da esule.
Il corpo femminile, ricorrente, metamorfico, perturbante, costituisce uno dei totem principali delle sue composizioni, caratterizzate da occhi molto aperti, che chiedono a noi spettatori di guardare veramente, di aprire lo sguardo oltre le semplificazioni e oltre la continua smemoratezza che ci affligge.

L’opera di Zehra Dogan, fatta delle sue opere d’arte, ma anche della sua posizione nella vita, ci interroga sul senso della felicità, sulle possibilità che ci sono date per entrare in connessione con gli altri attraverso gesti che lasciano il segno.

Il titolo del progetto al PAC, “Il tempo delle farfalle. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal” è un omaggio a Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal, le tre sorelle che combatterono la dittatura (1930-1961) del dominicano Rafael Leónidas Trujillo con il nome di battaglia Las Mariposas (Le farfalle).

Il 25 novembre 1960 Minerva e Teresa decidono di far visita ai loro mariti detenuti in carcere per via della loro militanza politica nella resistenza antitrujillista. Patria, la sorella maggiore, vuole accompagnarle anche se suo marito è rinchiuso in un altro carcere. Le tre donne vengono prese in un’imboscata da agenti del servizio segreto militare, torturate e uccise. Il loro brutale assassinio risveglia l’indignazione popolare che porta nel 1961 all’assassinio di Trujillo e successivamente alla fine della dittatura.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiara il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in loro memoria.

Il progetto “Il tempo delle farfalle. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal” si inserisce ne “I talenti delle donne”, un palinsesto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno – il 2020 – sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.

Dettagli

Data:
mercoledì 25 Novembre 2020
Categorie Evento:
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Tag Evento:
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Luogo

PAC PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA DI MILANO
Via Palestro, 14
Milano, 20122 Italia
Telefono:
02 88446359
Sito web:
pacmilano.it