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Pierluigi Slis. Unexpected folding

sede: Villa Brandolini (Pieve di Soligo, Treviso).
cura: Amerigo Mariotti, Giorgia Tronconi.
Più che una semplice esposizione, Unexpected Folding è un progetto esperienziale, un work in progress in costante evoluzione, in cui le opere prenderanno forma dall’interazione tra artista, spazio e pubblico.
Sin dal primo giorno, infatti, i visitatori non saranno semplici spettatori, ma parte attiva del processo artistico.
Pierluigi Slis trasferirà il suo studio all’interno della mostra e si metterà al lavoro: le opere verranno realizzate nel periodo di apertura e la mostra si costruirà nel tempo, attraverso la relazione diretta tra chi crea, chi osserva e chi partecipa.
Le tredici installazioni inedite che si intrecciano con oggetti e gesti del fare quotidiano, si propongono come catalizzatori di connessioni: non entità fi nite, ma dispositivi aperti, pronti a trasformarsi attraverso l’incontro.
Il momento culminante di questo processo aperto sarà l’evento di restituzione sabato 3 maggio, un’occasione pubblica per condividere le trasformazioni avvenute nel corso della mostra e riflettere insieme su ciò che si è creato, vissuto e immaginato.
IL PROGETTO
Il progetto ruota attorno ai temi centrali del fare e delle relazioni, con l’arte intesa non tanto come prodotto finito, ma come processo condiviso. Ogni gesto creativo – anche il più semplice – viene valorizzato da Pierluigi Slis come occasione di dialogo, momento di ascolto, possibilità di trasformazione. La mostra diventa così un ambiente dinamico, uno spazio di attenzione reciproca, dove anche i visitatori possono lasciare la propria traccia.
Il titolo stesso, Unexpected Folding, evoca la tecnica delle piegature strutturali utilizzata nell’architettura e nel design, ma richiama anche le “pieghe inaspettate” che possono prendere le relazioni umane. Come superfici che si modellano nell’incontro con l’altro, anche l’opera d’arte – nelle mani di Slis – si fa “enzima di relazione”, aprendo nuove prospettive su ciò che l’arte può essere e fare. L’artista, infatti, non si limita a produrre oggetti, ma costruisce occasioni per generare dialoghi che possano lasciare tracce nel vissuto dello spettatore. In questo senso, ogni opera in mostra è un frammento di un tempo condiviso, un appunto visivo di una connessione umana che si è creata, e che continuerà a esistere nella memoria e nell’esperienza di chi la osserva.
Immagine in evidenza
Coprimi le spalle, spray e acrilico su tela, 105 x 200 cm, 2019 (part.)