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Polifonie italiane: Diego Marcon. She loves you

sede: Ca’ Pesaro – Galleria d’Arte Moderna (Venezia).
Realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Culture del Progetto Iuav, “Polifonie italiane”, a cura di Camilla Salvaneschi e Angela Vettese, comprende quattro mostre di artisti formatisi presso l’Università Iuav di Venezia.
Le mostre precedenti hanno presentato i lavori di Caterina Erica Shanta, Diego Tonus ed Elena Mazzi. La rassegna culmina con l’opera video She Loves You (2008) dell’artista visivo Diego Marcon (Italia, 1985).
She Loves You, 2008
Video, MiniDV, colore, suono, 39’2″
Claudia è una madre che fa fatica a vivere. Sovrappeso, due figli con cui sembra non parlare, un paio di amori finiti male. Nella sua casa grande ma modesta vive una solitudine che non desidera dividere con altri, da cui si sente lontana. La consola soltanto l’essere fan dei Beatles. Ha vissuto le morti di John Lennon e di George Harrison come lutti personali e devastanti. Ciò che l’aiuta sono i suoi memorabilia della band e soprattutto la musica, che dai suoi lettori cd esce in maniera maniacale. A volte balla saltando, a volte ascolta con concentrazione religiosa. Attaccata alla sua ancora di sopravvivenza, vive consultando una libreria intera sui Beatles e scrivendo poesie per loro. Poco importa che la band non esista più e due componenti siano scomparsi. Essere un fan vuol dire provare un amore vero, inserirsi nel flusso della vita di altri scambiandola con la propria per un po’ di calore, tanto disgusto genera la realtà. Il viso di Claudia ha la fissità della depressione, benché talvolta, quando ascolta i quattro ragazzi di Liverpool o legge delle note scritte per loro, mostri lampi di rinascenza.
Questa è la trama semplice di She Loves You, il film che Diego Marcon ha filmato nel 2008 e che funge da elemento seminale per molta della sua produzione successiva. Girato senza manipolazioni né luci particolari, quasi solo all’interno, quasi senza colonna sonora se non fosse per le tre canzoni che si intromettono nel monologo della protagonista, ha una semplicità esecutiva che non ritroveremo nelle opere successive, ricche di animazioni, maschere, attenzioni speciali al posizionamento delle luci e al ritmo della narrazione; però ha la stessa temperatura esistenziale, quella di una disperazione che cerca di resistere a se stessa e della quale non capiamo veramente i motivi. Troviamo la voglia di morire o scappare in Ludwig (2018), dove un bambino con in mano una candela tremolante, lo sguardo fermo, un movimento ad altalena, canta con voce d’angelo il suo desiderio di non esserci più; The Parent’s Room (2021) racconta la vicenda di una famiglia in cui, a dispetto dall’esordio idilliaco, il padre decide di uccidere figli e moglie; Monelle (2017) ci mostra ragazze accasciate nella freddezza della Casa del Fascio di Como, un labirinto modernista dedicato al dubbio e al vuoto. Il libro di brevi poesie Oh mio cagnetto (Lenz, 2020) contiene decine di odi per un cagnolino perduto, una tematica che ricorda le sculture che rappresentano Quattro cani morti (2018).
In queste e altre produzioni di Diego Marcon, troviamo la stessa semplicità di messaggio e la stessa complessità emozionale. È facile per lo spettatore riconoscere il lutto, la tristezza, la mancanza di motivazione alla vita, il disorientamento, la perdita d’identità, il ribaltamento di una condizione felice in un’abissale infelicità, anche se l’autore mette insieme tutti questi sentimenti con virtuosismo, cioè senza cadere in un dramma stucchevole, senza avvalersi di forme romantiche, senza oltrepassare i limiti di una messa in scena dignitosa.
L’uso di musiche semplici, che possono essere canzoni note o lead composti per lui, è anch’esso un sistema per non superare la soglia che porterebbe al pianto o all’urlo. Nelle sue opere la vita mostra un orrore quotidiano consapevole, desolato, inguaribile, ma è anche uno storytelling vestito di una normalità disarmante che facilmente potrebbe diventare la nostra: nessuno è immune dal rischio di perdere l’orientamento.
(Testo di Angela Vettese)
Inaugurazione
venerdì 11 ottobre alle ore 12.30
