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Progressive Street. Special stations – Mostra collettiva

sabato 20 ottobre 2018 - venerdì 9 novembre 2018

Progressive Street. Special stations - Mostra collettiva

sede: Spazio Raw (Milano).

Un viaggio per immagini nelle stazioni del mondo, da Milano agli Usa, dalla Germania all’Estremo Oriente. Gli scatti esposti sono stati realizzati da 19 fotografi appartenenti alla comunità internazionale di fotografi di strada Progressive-Street, che si propone di descrivere gli effetti della globalizzazione attraverso l’obiettivo.

Le stazioni sono raccontate come luoghi, ma anche mediante gli sguardi e i gesti di chi le frequenta quotidianamente, che stia guardando fuori dal finestrino o sia in attesa sulla banchina.
“Ci concentriamo sugli eventi etnici, sociali e culturali in tutto il mondo – grazie alla nostra rete di fotografi, dalle grandi città alle città più piccole, condividiamo i luoghi e le storie di persone che fanno parte di infinite culture in questo spettacolo di umanità. Siamo una galleria d’arte: le strade di tutto il mondo, una visione della realtà, gli occhi della strada. Mostriamo gli effetti della globalizzazione.
Siamo uno sguardo al mondo globalizzato.
La fotografia come etnografia, il nostro ethos è una visione antropologica, sociologica, sociale”.
(Batsceba Hardy, fondatrice del gruppo)

Stazioni… e stazioni… e stazioni
Come le corti medievali: si fronteggiano un duca e un buffone, delle dame semplicemente sedute in attesa (di che cosa?). E dietro loro un capitano delle guardie che sorveglia. E come le architetture di Antonio Sant’Elia, torri e cupole del nuovo Futurismo di vetro. O come si riversa sul London Bridge di T. S. Eliot, la folla di cui Dante diceva “sì lunga tratta, che non avrei creduto che morte tanta n’avesse disfatta”.
Le stazioni sono ormai nel tempo, tutto il tempo e oltre, l’hanno ereditato e lo prefigurano. Le stazioni anche immaginano, su quel treno, c’è da bisbigliare, quale romanzo sudamericano o indiano avverrà? Convoglio uguale al treno sull’acqua di Paul Delvaux (sensazioni, illuminazioni, visive, ormai sonore percussioni).
Venti fotografi per questi epicentri, crocicchi, snodi, fissati in ogni dove, nel mondo geografico e fisico: i gesti, prima di tutto, le siluette, le posture. E i volti epigrammatici (se Orazio, il più semplice dei poeti latini, li incrociasse, cosa ne direbbe?)
Stazioni come immensi padiglioni della fiera delle vanità (vanitas vanitatum) che si dice vita: di nuovo, chi sono, dove vanno, cosa stanno pensando, e cosa sognano, quelle figure quasi addormentate? Stazioni come navicelle entro spazi psichici, il movimento che le fotografie congelano, non è fermo, è solo un secondo del continuum che è spazio-temporale.
E penso con orgoglio anche alle stazioncine in bianco e nero del nostro Neorealismo, compagnie di comici affamati salivano in treno e andavano, andavano… ancora, dove? La domanda che vi siete fatti, o autori di questa impressionante mostra, non è questa?… tale e quale al vostro fotogramma che ci custodisce per sempre, per memoria, affetto, consonanza. E suprema nostalgia.

Fotografie di: Alexander Mercado, Alphan Yilmazmaden, Batsceba Hardy, Davide Dalla Giustina, Fabio Balestra, Gerri McLaughlin, Jinn Jyh Leow, Karlo Flores, Kevin Lim, Lukasz Palka, Marion Junkersdorf, Mark Guider, Michael Kennedy, Niklas Lindskog, Orlando Durazzo, Peppe Di Donato, Robert Bannister, Siddhartha Mukherjee, Stefania Lazzari.