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Sassari – Eventi e luoghi di interesse

lunedì 1 Gennaio 2018 - giovedì 31 Dicembre 2020

Sassari - Eventi e luoghi di interesse

sede: Varie Sedi (Sassari).

Sassari, ubicata al centro della vasta regione a Nord-Ovest della Sardegna, è con i suoi 130. 000 abitanti la seconda città dell’isola. L’antico nome di Sassari, Thatari, compare per la prima volta nel 1113, in un antico registro del monastero di San Pietro di Silki. Il suo territorio offre numerose testimonianze della presenza dell’uomo a partire dal Neolitico antico, sin verso l’età del Rame, cui si data l’altare prenuragico di Monte d’Accoddi. La presenza di numerossimi siti di epoca nuragica rivela i segni dell’antica civiltà sviluppatasi in Sardegna durante l’età del bronzo e la prima età del Ferro, mentre le vestigia romane rivelano i segni della dominazione romana (238 a. C. – 460/467 d. C. ). Nel 1236 la città si costituì in libero Comune, per poi promulgare nel corso del XIII secolo gli “Statuti Sassaresi”, che regolavano la vita politica e amministrativa della città. L’alleanza stipulata prima con Pisa e poi con Genova favorì una fiorente crescita economica e culturale, testimoniata dalla realizzazione di opere edilizie tra le quali la cinta muraria e il palazzo comunale. Città Regia dal 1331, Sassari conserva ancora oggi i segni del dominio aragonese e spagnolo, durato quattro secoli e conclusosi nel 1713 col Trattato di Utrecht. Dopo una breve dominazione austriaca, nel 1720 la Sardegna venne ceduta ai Savoia.

Sito istituzionale
http://www.comune.sassari.it/

Eventi a Sassari
http://turismosassari.it

Eventi

Faradda di li candareri
Il 14 agosto a Sassari è festha manna, ovvero “festa grande”: la città è attraversata dalla Faradda di li candareri (discesa dei candelieri) una processione che viene conclusa da una cerimonia sacra per sciogliere il voto alla Vergine Assunta che, nel XVI secolo salvò la città dalla peste, che vede i cittadini distribuiti tra i diversi gremi (corporazioni medievali di arti e mestieri), portare sulle spalle i candelieri riccamente ornati per le vie della città, danzando fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem. Tale festa è molto sentita dalla popolazione che per l’evento si riversa per le vie del centro storico dal primo pomeriggio sino a tarda notte. Le varie piazze sono invase da musica e canti ma dominante rimane il rimbombo dei tamburi che accompagna la “discesa” dei gremi con i candelieri in spalla.

La Cavalcata Sarda
La Cavalcata Sarda è il più grande avvenimento laico della Sardegna. Le sue radici storiche rimandano alle cavalcate per le vie della città inserite nell’ambito dei festeggiamenti organizzati in onore dei regnanti, come quella del 1711 in onore di Carlo III vincitore su Filippo V. Le prime edizioni moderne della Cavalcata Sarda si svolsero in occasione della presenza in città di personaggi illustri: nel 1899 per l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II in Piazza d’Italia, alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, alla quale parteciparono in gran numero gruppi provenienti quasi esclusivamente dalla provincia di Sassari. Si ricordano anche le edizioni del 1929 e del 1939, organizzate in occasione della visita di esponenti della casa reale. La Cavalcata Sarda viene riportata in luce nei primi anni Cinquanta del Novecento nell’ambito della riscoperta della Sardegna in chiave turistico – culturale e da allora si svolge ogni anno nella penultima domenica di maggio. La Cavalcata Sarda si differenzia dalle altre manifestazioni che si svolgono durante l’anno in tutta la Sardegna per l’assenza di connotazione religiosa: la sfilata non ha carattere votivo, ma conserva la maestosità e la profondità della tradizione culturale sarda, impersonificata dalle migliaia di figuranti, vera colonna portante della grande festa di primavera.

Carnevale
Il Carnevale affonda le sue radici nella più popolare tradizione locale. Anche a Sassari, analogamente ad altre realtà europee caratterizzate da una società fortemente strutturata e gerarchica, costituiva una fonte primaria di liberazione e rinnovamento, grazie al suo ritmo spontaneo e irregolare: un’autentica esperienza di vita libera da gerarchie, contrapposta alle categorie fisse della quotidianità. Il senso sfrontato dell’ironia, il gusto per la battuta fulminante e i versi caustici delle gobbule rappresentano alcune delle caratteristiche proprietà che distinguono nettamente il Carnevale sassarese dagli altri del resto dell’isola. In particolare le gobbule, composizioni poetiche o canzoni popolari, di presumibile discendenza dall’antichissima tradizione letteraria catalana delle coblas, rappresentano il carattere irriverente della festa. I tipici suoni del Carnevale sono rappresentati da strumenti che riprendono l’antica tradizione: il seghede-seghede o il carnevale zanzarra o serràggia (ricavato dalla vescica di maiale rigonfia d’aria posta su un fusto di canna), lu bottu (tamburo a frizione), lu trimpanu, (tamburello con sonagli), lu tamburu. Oggi accanto al Carrasciari di li mazzidaggi (il Carnevale dei Macellai), a Sassari hanno luogo diverse iniziative che hanno come sfondo le vie della città: il teatro, la musica, le rappresentazioni di artisti di strada, le classiche frittelle, con un’attenzione particolare ai bambini. Fa mostra di sé presso il Museo della Città – Palazzo di Città nella sezione dedicata al Sacro e al Profano la pregevole opera lignea di Eugenio Tavolara “Mascherata sassarese” (1937).

Settimana Santa
Le processioni della Settimana Santa costituiscono uno dei momenti più significativi della devozione religiosa della città, che trova nelle antiche confraternite una delle sue più elevate espressioni. I riti locali della Settimana Santa ricalcano modelli mutuati dalle tradizioni religiose iberiche, retaggio della presenza spagnola a Sassari durata quattro secoli. Le Arciconfraternite di Santa Croce e del Gonfalone, dell’Orazione e Morte, dei Servi di Maria e le Confraternite del Santissimo Sacramento e dei Santissimi Misteri, di antichissime origini, organizzano nella settimana precedente la Pasqua le processioni che attraversano il vecchio centro cittadino al suono del tamburo, in un’atmosfera di grande suggestione. I Riti si aprono il Martedì santo con la processione dei Misteri in cui i membri dell’omonima Confraternita, vestiti con tonache di color viola, portano in processione i simulacri lignei della Passione di Gesù. Il Mercoledì santo ha luogo la processione dell’Addolorata curata dall’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento. Il Giovedì santo, nella Chiesa della Santissima Trinità ha luogo la messa in Coena Domini con la cerimonia della lavanda dei piedi, tradizionalmente curata dall’Arciconfraternita di Santa Croce e del Gonfalone detta dei “disciplinati bianchi”. Secondo un’antica tradizione in tutte le chiese della città, dopo la messa in Coena Domini, la cappella sul cui altare viene riposta l’ostia consacrata viene adornata fiori e ceri. In particolare, l’ornamento più caratteristico di questa, cioè del Sepolcro, è costituito da piatti nei quali si fa crescere del grano o altre leguminose con la sola acqua e all’oscuro. Migliaia di fedeli visitano i Sepolcri, conferendo alle vie e alle piazze della città un’animazione vivissima. Tutti i giorni, presso la Chiesa di S. Antonio Abate, l’Arciconfraternita dei Servi di Maria celebra le funzioni legate ai riti della Corona dei Sette Dolori di Maria Santissima. La mattina del Venerdì santo, la stessa confraternita cura la solenne processione della Madonna dei Sette Dolori che tocca sette chiese del centro storico. La sera del Venerdì santo, nella chiesa della Santissima Trinità, ha luogo l’azione paraliturgica dell’Iscravamentu o del discendimento del Cristo dalla croce a cura dell’Arciconfraternita di Santa Croce, momento di grande intensità religiosa, seguito dalla processione del Cristo morto e dalla Via Crucis con soste nelle diverse chiese del centro storico. Da circa un decennio, la domenica di Pasqua, in piazza Colonna Mariana, ha luogo il rito dell’Incontru, cioè la rivisitazione dell’incontro tra Gesù resuscitato e la Madonna.

Musei

Palazzo di Città
Il Palazzo di Città venne realizzato tra il 1826 ed il 1829 su progetto dell’architetto piemontese Giuseppe Cominotti. La facciata sul Corso Vittorio Emanuele II si caratterizza per il purismo neoclassico delle forme. Al primo piano, in facciata, si può ammirare il balcone in ferro battuto dal quale tradizionalmente i rappresentanti della Municipalità si affacciano in occasione dell’annuale discesa dei Candelieri, secondo un’usanza che risale al Cinquecento, quando dall’antico balcone ligneo si assisteva alle corse all’anello e ad altre evoluzioni dei cavalieri. Oggi le sale del Palazzo di Città offrono al visitatore un percorso espositivo museale diviso in due sezioni. L’ala ovest, con ingresso dal corso Vittorio Emanuele II, offre un’immediata rappresentazione dei luoghi, della memoria e dell’identità cittadina. Dalla sala, attraverso il foyer, si accede allo storico Teatro Civico, ispirato al Teatro Carignano di Torino. L’ala est del palazzo, con accesso dalla via Sebastiano Satta, ospita al piano terra l’Ufficio Informazioni Turistiche del Comune di Sassari e ai piani superiori gli allestimenti sul tema dell’abbigliamento tradizionale nella vita quotidiana tra città e campagna. Una sala ospita le opere di Eugenio Tavolara raffiguranti i due cortei: la Settimana Santa e il Carnevale di Sassari.
Le Stanze del Duca
La sezione museale “Le Stanze del Duca” si propone di completare e arricchire la visita dell’edificio, di illustrare la storia della più importante residenza civile di Sassari e della vita che si svolgeva al suo interno nella prima metà dell’Ottocento. L’allestimento si sviluppa su tre stanze collegate tra loro, con ingresso dall’atrio del palazzo: un percorso suggestivo e scenografico che vuole rievocare l’organizzazione e le funzioni degli ambienti al tempo del Duca. Il primo vano è dedicato alla storia dell’area nella quale si trova il palazzo: gli scavi nell’adiacente piazza Santa Caterina hanno infatti portato in luce i resti di abitazioni di XV-XVI secolo. Le ultime due stanze sono invece dedicate alle residenze della famiglia Manca, dal Palazzo d’Usini al Palazzo Ducale, con oggetti che ne illustrano la vita quotidiana: servizi da mensa e recipienti di varia produzione, ma anche oggetti particolari quali due pistole
Le Cantine del Duca
Il percorso “Le Cantine del Duca” si snoda lungo una passerella sospesa sulle cantine del palazzo, la cui architettura singolare rende il luogo particolarmente suggestivo. Gli scavi hanno messo in luce al di sotto dei piani pavimentali cinque vani scantinati probabilmente pertinenti alle cantine di abitazioni cinquecentesche che furono abbattute per far posto alla costruzione del primo palazzo nobiliare dei Manca e successivamente riutilizzate all’interno del nuovo palazzo costruito dal Duca dell’Asinara.

Mus’a – Pinacoteca al Canopoleno
La Pinacoteca si trova nell’ex Collegio Gesuitico Canopoleno, in seguito Convitto Canopoleno, palazzo storico costruito a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento insieme alla chiesa oggi dedicata a Santa Caterina. L’esposizione raggruppa oltre quattrocento opere a partire dal Medioevo fino alla fine del XX secolo. L’edificio presenta due cortili: il primo è l’antico chiostro attiguo alla chiesa, mentre il secondo è chiuso su tre lati e aperto sulla Piazza del Comune. La struttura viene attraversata in ogni piano da lunghi corridoi che caratterizzano spazialmente gli ambienti, riportanti caratteristiche tecniche differenti da attribuirsi alle diverse fasi costruttive. L’architettura è severa e quasi totalmente priva di ornamenti sia all’interno che all’esterno, fatta eccezione per la parte adiacente alla chiesa di Santa Caterina che presenta un portale d’ingresso con eleganti decorazioni classiciste. I prospetti sulle vie opposte e sui cortili interni sono caratterizzati dalle forti mostre delle finestre, caratteristiche della “maniera gesuitica” che contraddistingue le produzioni architettoniche sassaresi del Sei-Settecento.

Museo storico della Brigata Sassari
Realizzato nel 1992, il museo è ubicato al piano terra della Caserma “La Marmora”, sorta alla fine del secolo XIX nel sito dell’antico Castello Aragonese. È dedicato alla Brigata “Sassari”, unità reclutata su base regionale, ed esempio unico per compattezza, abnegazione e valore militare dimostrati nel corso del Primo Conflitto Mondiale. L’impianto espositivo, incentrato sul tema della Grande Guerra, si sviluppa attraverso cinque sale che raccolgono un’interessante documentazione fotografica, armi e cimeli riferiti alle località dove i reggimenti sardi diedero prova del loro straordinario valore. Al fine sottolineare il legame con la storia regionale, la Brigata adottò le mostrine bianco-rosse e lo stemma dei quattro mori inquartati nella croce di San Giorgio. Sciolta in seguito ai fatti conseguenti all’Armistizio, la “Sassari” si è ricostituita in Sardegna nel 1988. Oggi la Brigata meccanizzata “Sassari” è una moderna Unità di volontari i cui soldati, seguendo l’antica tradizione, sono reclutati in Sardegna. Oltre a svolgere i normali compiti istituzionali, dal 1996 concorre, con i propri reparti, alle operazioni internazionali per il mantenimento della pace.

Museo Nazionale “Giovanni Antonio Sanna”
Istituito nel 1878 e inaugurato nel 1931, il Museo Nazionale “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari è la principale istituzione museale della Sardegna centro-settentrionale per l’importanza delle sue collezioni che testimoniano un arco di tempo che va da 500. 000 anni fa fino al Medioevo. All’inizio del percorso, al piano terra, si trova la Sala Preistorica dove sono esposti reperti dal Paleolitico fino all’Età del Bronzo; la sala adiacente è dedicata all’altare prenuragico di Monte d’Accoddi, un monumento unico in Sardegna e nel Mediterraneo. Proseguendo nel percorso sono esposti nelle Sala delle tombe ipogeiche e nella Sala delle tombe megalitiche reperti provenienti da domus de janas, dolmen e tombe dei giganti. Nella Sala Nuragica, al piano superiore, è presente una esposizione di circa un migliaio di oggetti provenienti da nuraghi, fonti, templi a pozzo. Completano la sezione archeologica, al piano terra, le sale Fenicio-Punica, Romana, il Medagliere e la sezione Medievale, articolata in tre parti; il materiale esposto è organizzato prevalentemente per classi tipologiche. La sezione etnografica è costituita dalle collezioni acquisite grazie alla donazione del Cavalier Gavino Clemente e di altri privati cittadini; esse comprendono una ampia tipologia di oggetti (costumi, arazzi e tappeti, gioielli, intagli). Le preziose opere pittoriche, che precedentemente costituivano la Pinacoteca, sono ora esposte presso la Pinacoteca Nazionale Mus’a.

Altri Musei

Museo d’arte contemporanea Masedu, detto anche Museo Masedu
Museo dell’arte del novecento e del contemporaneo, detto anche Museo Biasi
Palazzo della Frumentaria
Museo etnografico Francesco Bande, detto anche Museo Bande
Collezione Sironi, presso la sede del Banco di Sardegna
Museo Diocesano, presso la cattedrale di San Nicola e la chiesa di San Michele
Museo storico della città di Sassari, presso il Palazzo di città
Museo dei Gremi e dei Candelieri
Museo universitario geomineralogico “Aurelio Serra”.
Museo della scienza e della tecnica, collezione anatomica Luigi Rolando. Dipartimento di Scienze Biomediche, sezione Anatomia Umana Normale
Museo della scienza e della tecnica, collezione entomologica. dipartimento di protezione delle piante
Museo della scienza e della tecnica, collezione di botanica farmaceutica. Dipartimento di scienze del farmaco
Museo della scienza e della tecnica, collezione zoologica. Dipartimento di zoologia e antropologia biologica
Museo della scienza e della tecnica, collezione di fisica. Struttura dipartimentale di matematica e fisica
Museo di storia dell’agricoltura e collezione agronomica. Dipartimento di scienze agronomiche e genetica vegetale agraria
Museo del Forte Romano, località La Crucca

Siti Archeogici

Complesso prenuragico di Monte d’Accoddi di origine prenuragica, IV millennio a.C.
In un’area pianeggiante, nei pressi di un corso d’acqua e a breve distanza dal mare, si sviluppò nella seconda metà del V millennio (intorno al 4300 a. C) un insediamento caratterizzato da resti di capanne di forma ellittica. Con l’affermarsi della Cultura di Ozieri, nella seconda metà del IV millennio (3500 a. C.), si sviluppò un villaggio costituito da capanne a pianta quadrangolare, connesso ad un’area di culto megalitica attestata da un menhir e da due tavole sacrificali. Tra la fine del Neolitico e l’inizio dell’Eneolitico (3000-2800 a. C circa) venne decisa la costruzione di un altare denominato “Tempio Rosso”, per la presenza di murature intonacate e dipinte con ocra. Questo primo monumento era costituito da una piattaforma quadrangolare e preceduta da una rampa, sulla quale era ubicata una cella. In seguito, le popolazioni che abitavano nell’area durante l’Eneolitico edificarono sul “Tempio Rosso” un secondo edificio di maggiori dimensioni denominato “Tempio a gradoni”, datato al 2800 a. C o per alcuni intorno al 2600 a. C. L’altare, unico in Sardegna e in ambito mediterraneo, è costruito con grandi blocchi, ha forma tronco-piramidale ed è preceduto da una rampa. Nell’area ad est del monumento si osservano resti di strutture abitative riferibili alla cultura di Abealzu (2600 a. C.) tra cui una capanna denominata “Capanna dello stregone”. Alla fine dell’Eneolitico l’altare perderà progressivamente il suo ruolo e il suo abbandono definitivo è datato alla prima età del Bronzo (1800 a. C).

Domus de Janas di Montalè
La necropoli a domus de janas di Montalè si trova nell’omonima località, presso la borgata di Li Punti, distante circa 7 km da Sassari. La tomba più importante del complesso, scoperta casualmente nel 1982, è scavata in un basso banco calcareo dove si osserva il pozzetto che conduce ad una anticella priva del soffitto originario. Tramite il portello d’ingresso, attualmente chiuso da una grata di ferro, si accede ad una cella centrale di forma quadrangolare, circondata da sette celle disposte a sviluppo radiale, secondo i canoni del cosiddetto tipo ipogeico “Sassarese”. Nelle pareti del vano principale, sono presenti decorazioni scolpite a bassorilievo, quali cornici e lesene che delimitano spazi quadrangolari ai lati delle celle secondarie. All’interno di questi spazi sono presenti sei protomi taurine caratterizzate da corna semilunate e testa rettangolare o trapezoidale. In uno dei portelli fiancheggiato da lesene, è presente nella parte superiore un corno taurino reso da un motivo semilunato “a barca”. Al centro della cella principale, un sottile pilastro è caratterizzato da un foro pervio, di non precisabile cronologia. Le caratteristiche architettoniche e decorative consentono di riferire l’ipogeo alla cultura Ozieri (3300 a. C.), con una probabile riutilizzazione durante l’Età Eneolitica, attestata dal ritrovamento di ceramica di Cultura Monte Claro (2500 a. C).

Altri siti archeologici

Giacimento fossile di Fiume Santo, dove è stato rinvenuto lo scheletro di un Oreopithecus bambolii, primate antropomorfo vissuto 8-9 milioni di anni fa
Necropoli di Ponte Secco, presso Ottava
Necropoli di Li Curuneddi
Nuraghi Rumanedda, Giagamanna, Li Luzzani, Gioscari, Funtana di la Figga, San Giovanni

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Cattedrale di San Nicola
Una chiesa dedicata a “Sanctu Nicola de Thatari” viene citata per la prima volta nel Condaghe di San Pietro di Silki, risalente ai primi anni del secolo XII. Dopo la metà Duecento venne edificato un tempio di stile romanico-pisano, del quale rimangono la parte inferiore del campanile e un tratto di muro nella sagrestia. In seguito alla demolizione dell’impianto esistente, la Cattedrale venne riedificata in stile gotico catalano in due fasi: la prima dal 1434 al 1444 e la seconda dal 1480 ai primi del Cinquecento. Nel retro dell’altare si trova il coro, pregevole opera lignea di ebanisti sassaresi della seconda metà del secolo XVII. Nell’altare maggiore è inserita centralmente la trecentesca tavola raffigurante la Madonna del Bosco, il cui culto risalirebbe alla coeva edizione altomedievale del primo impianto della chiesa. Degno di nota il mausoleo funebre neoclassico del Conte di Moriana, opera del canoviano Felice Festa. L’attuale facciata in stile barocco, ricca di statue, ornati, colonne e fregi, venne conclusa entro il primo quarto del Settecento. Nell’ordine superiore sono disposte tre nicchie ospitanti le statue dei Santi martiri turritani Proto, Gavino e Gianuario; la trabeazione accoglie centralmente la nicchia con la statua di San Nicola, patrono della città di Sassari, mentre delimita l’incorniciamento il Padre Eterno benedicente. Attiguo al Duomo, il Museo Diocesano raccoglie argenteria, paramenti e arredi sacri, messali preziosi e dipinti di grande pregio, appartenenti alla Cattedrale, mentre la pinacoteca è ospitata nella vicina chiesa di San Michele.

Chiesa di Santa Maria di Betlem
Di fondazione romanica (XII secolo), nel corso del Duecento con l’arrivo dei francescani venne ampliata a seguito dell’introduzione in città dei nuovi canoni del gotico cistercense di area tosco-umbra. Con la conquista aragonese, la chiesa venne adeguata alla spazialità di area catalana che comportò l’ampliamento dell’aula e del corto transetto con cappelle laterali voltate a crociera, mentre fu conservata inalterata l’originaria copertura dell’aula con capriate lignee. Nell’ambito di un vasto progetto di ampliamento e trasformazione della chiesa risalente alla prima metà dell’Ottocento, si costruì la nuova cupola e la chiesa arrivò ad assumere l’aspetto attuale, unitamente all’intero complesso conventuale ricco di preziosi elementi architettonici e decorativi, ancora oggi visibili. Tra le opere custodite la più antica è sicuramente la Madonna di Betlem o della Rosa, statua in legno policromo di scuola catalana, databile al XIV secolo. Dalla sagrestia si accede al chiostro di origine duecentesca all’interno del quale è possibile ammirare la fontana cosiddetta del Brigliadore. II 14 agosto, in occasione dello scioglimento del voto alla Vergine Assunta, giungono nella chiesa le corporazioni di arti e mestieri, o Gremi, che portano i propri Candelieri, simboleggianti l’antica offerta di ceri votivi già in uso nel Medioevo.

Chiesa di San Pietro in Silki
La chiesa, risalente all’Xl secolo, fu donata alle monache benedettine dalla madre del giudice di Torres Mariano I. Dell’impianto romanico sopravvivono tratti murari e monofore centinate che consentono di ricostruire una pianta ad aula unica absidata. Con il passaggio della chiesa all’Ordine Francescano dei Minori osservanti, tra il 1472 ed il 1478 venne aggiunta nel fianco la cappella dedicata alla Madonna delle Grazie (1472-1475), che da questo secolo in poi diverrà l’importantissimo simulacro venerato in città. La cappella con volte a crociera si caratterizza per i capitelli intagliati a motivi floreali nei quali compaiono i Santi Pietro e Paolo e la Vergine. La cappella della Madonna delle Grazie venne ampliata e all’interno fu collocato, per volontà della moglie Isabella di Castelvì, il notevole monumento funebre al barone di Usini Jaime Manca, morto nel 1632. Il monumento, realizzato nella Penisola su modelli Iberici, costituisce un unicum in città e nell’Isola. La chiesa, che anticamente era dotata di arredi lignei tardo barocchi, conserva ora due retabli, il pulpito e la piccola tribuna lignea. L’altare maggiore si data al 1755, mentre è stato eseguito in città il portale del 1722, confrontabile con quello della cattedrale di San Nicola e opera della stessa bottega. Nell’importante complesso è conservata la tela della Visitazione, dipinto del pittore nordico Ferdinand Storm (XVI secolo).

Altre Chiese

Chiesa rupestre di Funtana Gutierrez, VII-IX secolo.
San Michele di Plaiano, XII secolo.
Santa Barbara di Innoviu, XIII secolo.
Nostra Signora di Latte Dolce, XIII secolo.
Chiesa di San Quirico, XIII-XVI secolo.
San Donato, XIII-XVII secolo.
San Giacomo di Taniga, XIV secolo.
Cappella dell’Annunziata (annessa all’Episcopio e unica sezione rimasta dell’antico ospedale omonimo), XV secolo.
Sant’Agostino, XVI-XVII secolo.
San Giacomo, XVI-XVII secolo.
Santa Caterina, XVI secolo.
Madonna del Rosario, XVII secolo.
Sant’Andrea, XVII secolo.
Episcopio e Seminario Tridentino, XIII-XX secolo.
San Giuseppe, XIX secolo.
Chiesa e convento del Carmelo, XVII-XVIII secolo.
Chiesa e convento delle Cappuccine, 1673-1695.
Sant’Antonio Abate, prima fase XIV secolo, ricostruzione 1700-1707.
Chiesa di San Pasquale Baylon, 1780.
Basilica del Sacro Cuore, 1943-1952.
Chiesa di San Michele di Murusas, XII secolo
Chiesa di sant’ Antonio di Noi Noi o di Innoviu

Architetture civili

Palazzo della Frumentaria
Attraverso la Porta Rosello ci si immette nell’omonima strada, all’inizio della quale si trova l’edificio che fino al 1833 era destinato all’ammasso (ensierro) del grano. Il grande magazzino raccoglieva e conservava per un anno l’importante riserva di grano da utilizzarsi in caso di carestie o assedio. L’edificio è costituito da due stabili fra loro similari, strutturati su due piani non comunicanti, che presentano una differente impostazione degli spazi. Quello inferiore è caratterizzato da tre vasti saloni a pianta rettangolare coperti da basse volte a botte, fra loro comunicanti, ai quali si accede attraverso quattro porte aperte nel prospetto frontale. Nell’attigua via delle Muraglie una rampa di scale consente di accedere ai saloni del piano superiore, che presenta un soffitto ligneo sorretto da grandi arconi a tutto sesto che lo rendono più luminoso e arieggiato grazie anche agli ampi finestroni rettangolari aperti frontalmente e sui fianchi dell’edificio. La Frumentaria fu costruita in due fasi, la prima dal 1597 al 1598 e la seconda dal 1607 al 1608. Il palazzo è stato dotato di due sale espositive di circa che ospitano mostre legate sia alla tradizione dell’arte figurativa sarda, sia al mondo artistico internazionale. Il piano inferiore offre spazi adeguati anche all’attività laboratoriale e didattica del Museo della Città.

Palazzo d’Usini
Il Palazzo, che si affaccia su piazza Tola, fu riedificato nel 1577 per conto di don Jayme
Manca su precedenti strutture tardo gotiche. Esso rappresenta per Vico Mossa la massima espressione di architettura civile sassarese del XVI secolo. Il palazzo ha subito nel corso dei secoli numerose modifiche che, oltre all’aggiunta del terzo piano risalente al XVIII secolo, hanno riguardato anche le aperture laterali al grande portale. La facciata presenta il portale con architravi che includono l’iscrizione dedicatoria e la serie delle finestre, di uguale foggia anche se differenti per dimensioni, caratterizzate da mostre a bugnato e a punte di diamante. Sull’architrave un’incisione riportante l’anno di costruzione, mentre ai lati del portale sono visibili i due stemmi della nobile casata dei Manca, uno scudo su cui spicca un braccio armato. Superato il portale si accede all’androne a volta spezzata sul quale si aprono gli archi a tutto sesto. Il palazzo venne acquisito dall’Amministrazione Comunale nel 1861 e divenne sede della Casa Comunale del governo piemontese in città dal 1879 al 1900. In seguito ospitò la Prefettura, una scuola e uffici comunali. Attualmente è la sede della Biblioteca Comunale.

Palazzo dell’Insinuazione
Col Regio Editto del 15 maggio 1738 le Città Regie, ma anche i pochissimi altri centri più importanti dell’Isola, divennero sede delle cosiddette Tappe di Insinuazione. Gli uffici e gli archivi dell’Insinuazione presiedevano alla registrazione e alla conservazione delle copie degli atti rogati dai notai operanti nell’ambito di una determinata circoscrizione territoriale. A Sassari, l’archivio dell’Insinuazione venne ospitato sino al 1755 nella stessa Casa Comunale, quando si deliberò di creare un archivio esclusivo per questa documentazione e di riadattare e sopraelevare i locali di un antico deposito del grano di proprietà del nobile Esgrecho. Nel 1874 si diede il via alle consistenti opere di ampliamento e riattamento delle strutture seicentesche, che portarono il palazzo dell’Insinuazione alle forme attuali. Nel 1885 l’edificio venne ceduto dall’Amministrazione Comunale al Consiglio Notarile, per ospitare l’Archivio Notarile, funzione che assolse sino 1985. In tale data fu riacquistato dall’Amministrazione Comunale per farne la sede dell’Archivio Storico Comunale.

Palazzo Infermeria San Pietro
Il primo nucleo dell’Infermeria venne edificato per volontà e con il contributo di donna Elena della Bronda verso la metà del XVII secolo. L’edificio, destinato ad accogliere e assistere malati, poveri e bisognosi, venne affidato ai Frati Francescani Osservanti di San Pietro di Silki. Il complesso era inserito in un isolato a forte concentrazione abitativa e commerciale, localizzato in prossimità del primo nucleo insediativo della Thatari medievale. Alla fase secentesca sono riferiti gli spazi della mensa e della cappella; il complesso fu successivamente trasformato tra il 1892 e il 1896. Nell’Ottocento l’Infermeria passò dal governo dei conventuali di San Pietro ai padri Carmelitani. Nel 1866 il Comune decise di destinare l’edificio e il giardino a sede di Asilo Infantile. Ubicato a pochi passi dal convento delle Monache Cappuccine, nello slargo che conduce alla vicina chiesa di Sant’Apollinare, il palazzo si eleva su tre piani ed è dotato di scantinati e di un giardino interno. L’edificio ha inglobato in sé nel corso degli anni edifici preesistenti che testimoniano il fervore delle attività quotidiane e di commercio, a cui erano destinati locali quali depositi, forni e cisterne.

Palazzo dell’Università
Grazie al cospicuo donativo del Vescovo di Oristano, il sassarese Antonio Canopolo, si iniziò nel 1611 a costruire lungo la cinta muraria il primo corpo del nuovo Collegio Gesuitico o Università. Esso si strutturava intorno al cortile centrale su cui gravitavano le aule di studio. Nel 1625 ripresero i lavori per l’ampliamento del complesso a cui furono aggiunte le abitazioni dei religiosi e la annessa chiesa di S. Giuseppe, ultimata nel 1651. Il corpo della fabbrica subì diverse trasformazioni con la successiva demolizione della chiesa, mentre nel 1927 vennero modificati il prospetto ed il porticato interno. Dal 1782 una parte dei locali del complesso fu destinata alla regia fabbrica dei tabacchi e in seguito divenne di proprietà dell’Università. In questa ala del complesso sono state incorporate parti della cinta muraria medievale della quale si vede la parte posteriore della cosiddetta Torre Tonda. Sotto i porticati del cortile e nei corridoi sono esposte le iscrizioni ed i busti che ricordano gli importanti personaggi che hanno reso illustre con la loro opera di studio e le loro azioni il prestigioso istituto universitario. La ricchissima biblioteca un tempo ospitata nel palazzo è oggi conservata presso l’Ex Ospedale Civile “Santissima Annunziata” di piazza Fiume.

Fontana di Rosello
Nominata nel Codice degli Statuti duecenteschi, la fontana di Gurusele o Gurusello è stata nel corso dei secoli oggetto di particolari cure e attenzioni da parte della città di Sassari. Non si conosce la forma che dovette avere nel Cinquecento, ad eccezione del fatto che l’acqua fuoriusciva attraverso dodici cantaros di bronzo. Tra il 1605 e il 1606 assunse il volto che in buona parte ancora oggi conserva e che si può vedere raffigurato nel quadro del pittore fiammingo Johan Bilevelt conservato nella Chiesa di Santa Caterina. La fontana si configura come un’allegoria del fluire del tempo espressa attraverso una simbologia che richiama, con le sue quattro statue, le stagioni, mentre le dodici bocche da cui fuoriesce l’acqua rappresentano i mesi. In seguito ai danneggiamenti inferti al monumento durante i moti antifeudali del 1795, furono distrutte tre delle quattro statue originarie. L’unica statua sopravvissuta, rappresentate l’Estate, è custodita a Palazzo di Città, sede del Museo della Città. Nel 1828 si fecero realizzare dal marmoraro carrarese Giuseppe Perugi le statue delle stagioni oggi visibili. Nell’Ottocento, in luogo della struttura metallica che sorreggeva la statua di San Gavino, si costruirono le due arcate che sorreggono una copia della statua originale, andata perduta nel corso degli anni Quaranta.

Piazza d’Italia e il Palazzo della Provincia
In seguito all’unificazione d’Italia si procedette alla costruzione dei palazzi provinciali, sedi di Prefetture, che riunivano insieme agli uffici e alle sale di rappresentanza l’abitazione del Prefetto. Su progetto di Eugenio Sironi e Giovanni Borgnini, sorse così a partire dal 1872 nell’arco di quattro anni il Palazzo della Provincia, la cui imponente facciata si prospetta sulla vasta Piazza d’Italia. Al centro della piazza è collocata la statua di Vittorio Emanuele II, opera dello scultore genovese Giuseppe Sartorio, la cui inaugurazione alla presenza dei reali nel 1899 fu l’occasione per la prima edizione della Cavalcata Sarda. All’interno del Palazzo Provinciale venne eseguito dal pittore siciliano Giuseppe Sciuti un ciclo di affreschi che è possibile ammirare all’interno del salone consiliare. L’affresco presenta un’ampia e complessa allegoria della storia d’Italia che dall’oscura fase primigenia arriva all’età moderna. In questo scenario spicca la figura di Vittorio Emanuele II che, sostenendo la figura dell’Italia liberata, promuove il progresso, rappresentato da una locomotiva e dal telegrafo. L’opera nel complesso rappresenta un importante esempio di verismo storico di secondo Ottocento, che vedeva nello Sciuti uno dei principali esponenti.

Altre Piazze
Piazza Castello
Piazza Azuni
Piazza Tola
Piazza Sant’Antonio

Architetture militari

Cinta Muraria
Nella prima metà del XIII secolo si avviarono i lavori della cinta muraria che fortificava il nucleo abitato della città. La cinta era dotata di quattro porte (Gurusele, S. Flasiu, Capu de Villa e Utzeri) disposte alle estremità di due assi ortogonali ed aperte nel basamento di torri o in tratti rinforzati della cinta. Trentasei torri merlate come la cortina contribuivano insieme al fossato a rendere maggiormente munita l’opera. L’abbattimento progressivo della fortificazione, già fortemente segnata dal tempo ed ormai non più funzionale da secoli, si concluse a fine Ottocento con la demolizione del trecentesco castello aragonese (1877-1880). Oggi sopravvivono solo brevi tratti visibili con alcune torri lungo il corso Trinità, nella via Torre Tonda e in piazza Sant’Antonio, dove si può vedere l’unica torre provvista di merlatura. Nel tratto di corso Trinità sono ancora esposti gli stemmi raffiguranti la torre cittadina, lo scudo di Genova e il giglio simbolo di una casata podestarile, che ricordano l’atto confederativo tra la città e la Repubblica di Genova nel 1294.

Castello di Sassari, del 1330. Costruito dagli aragonesi, fu demolito nel 1877 e nell’area dove esso sorgeva fu in seguito edificata la caserma La Marmora, sede della Brigata Sassari e ricavata l’omonima piazza. Gli scavi archeologici nella piazza hanno portato alla luce le fondazioni dell’antica struttura ora in fase in valorizzazione.

Fonte: Turismo Sassari, http://turismosassari.it/
Fonte: Sassari. (8 dicembre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 22 dicembre 2018, 08:19 da//it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sassari&oldid=101444519.

Dettagli

Inizio:
lunedì 1 Gennaio 2018
Fine:
giovedì 31 Dicembre 2020
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VARIE SEDI – SASSARI
Sassari, 07100 Italia + Google Maps