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Tutti a casa – Mostra collettiva

sabato 17 novembre 2018 - domenica 16 dicembre 2018

Tutti a casa - Mostra collettiva

sede: Galleria Arte per Voi (Avigliana).
cura: Luigi Castagna, Giuliana Cusino.

“Il film di Luigi Comencini, che dal 1960 apprezziamo per le incisive immagini in bianco e nero, proprio non c’entra con la collettiva artistica riunita ad Avigliana sotto lo stesso titolo.
Così viene spontaneo indagare su quale meccanismo ha indotto le nostre amiche a esporre i loro contributi creativi in una mostra intitolata così, una volta che né Alberto Sordi, né Eduardo De Filippo e neanche Carla Gravina o Nino Castelnuovo, come nessun altro del cast di quel film vi è coinvolto… e, vedendo a una a una le opere, così come le poche parole che ogni artista ha speso per presentarle, qualche ipotesi me la posso avanzare, sperando di non riuscire più antipatico, se avrò scritto composto soltanto un calembour.

Le ho raccolte per ordine alfabetico delle autrici e con la A comincerò.
Propone Silvana Alasia due acquarelli che sul foglio bianco muovono il primo una faraona seguita dalla sua nidiata di pulcini e l’altro un gruppo di topolini che fanno la festa a quanto saltato fuori tra i doni di Natale… la prima dirige la covata e Lei scrive bene: “tutti al nido”! Dunque il nido è un nome per la casa e ci sta bene, non altrettanto il dividere le nostre abitazioni con i sorci, anche se sono essi graziosi e piccolini… Sandra Baruzzi non facilita molto: presenta una sequenza di sei forme e scrive dell’anima dicendo di avervi rispecchiato le sue “dimore d’argilla” e nel prosieguo allude a isole, rapporti tra fuori e dentro e dice di dimore che definisce come “spazi interni più che mai segreti” che osserva gelosamente.
Quasi perentoria interviene Tiziana Berrola con due ceramiche smaltate che accompagna col suo credo: la casa rifugio dell’anima (ecco questa che ritorna) e “quando non lo è più spicchiamo il volo”.
Se si tratta di voli sono qua i miei nidi (e riecco anche questi!) afferma Ines Daniela Bertolino dando quattro sguardi su altrettanti intrecci di rami che accolgono le uova! E, con un pensiero delicato, poeticamente invita a rivelare il segreto del cuore coi versi di Tagore.
Che fa Nadia Brunori, rielaborando tre prospetti ottocenteschi?
“Labor, virtus, charitas” riprende il motto dell’Asilo notturno Umberto I di Torino e, se casa è un insieme di mura e di mattoni, anche questa ci sta ma viene un brivido a credere che il palazzo sia abitato da gente raccolta per caso: lei la dipinge tutta a macchie che salta fuori.
No, non si può resistere in una ‘casa’ così! Lo conferma Enrica Campi che su di un personaggio ha posto la casa che fa guscio tutt’intorno.
Vuole che significhi “accoglienza nella diversità” e come si fa a non (r)accogliere questa sua figurina tutta tesa con le sue braccia aperte verso uno sciame di uccellini?
Ilaria Chiocchi con i suoi quattro elementi si rifà alle forme dei piccoli campanelli e ci dice che sono essi la casa dei sentimenti creativi del ceramista, quindi lascia di lato i sofismi e presenta un nido (anche lei) e lo definisce giusto e sicuro riferimento per la nostra vita.
Non così Luisella Cottino che coll’acquarello propone: Parigi, Vienna e, se proprio vuoi viaggiare, basta anche solo un luna park perché, scrive, “ci sono luoghi magici, che ci trasmettono gioia di vivere”! e lei li rappresenta bene nei suoi acquarelli.
Allora felpata Giuliana Cusino offre un raku che è un raccontino.
In esso ci vedi illustrata bene la ‘tana’ tiepida e morbida, sempre aperta verso la luce perché in essa c’è tutta la vita (casa = tana?
), forse è questo il senso più profondo: tutti a cuccia, allora… Non così sembra ripetere Renata Ferrari con la sua armonica figura, che è raccolta in sé in attesa del suono “che la farà muovere” per tornare a casa! Va bene allora soffermarci con Sonia Girotto su quei suoi scrigni che ha confezionato con tante roselline bianche, tanti fiorellini candidi, o due ninfee sull’acqua, perché tutti sembrano dire: siam belli e graziosi, ma all’interno, aperta la serratura che vedete, troverete i “Giardini segreti”, la parte più intima e riservata della casa: non illudetevi, ché bisogna trovare la porta per accedervi… Non così Gabriella Grasso con le due volpi affacciate dalla tana, acquarello delizioso e ricco di compiacimenti, e le due bestiole che godono il loro cantuccio che è la tana della quale ci dice tutta la virtù.
Non così Elena Monaco, che per lei solo nella tana ci si chiude un poco perché, senza immaginare il fuori, si guardi tutto dentro, lasciando da parte le cose che fanno rabbia, paura, e quelle da dimenticare, perché, è vero, talora la casa si fa incubo e allora si ha da attendere perché riprenda la dimensione amata del “ritorno a casa”.
“Malherbe” dipinge Elena Piacentini che, con un molto scenografico taglio di luce, ci dà uno scorcio provenzale perché tutti si senta l’incanto di “una situazione estiva” in una sperduta abitazione.
Noi le crediamo, accusando il disagio di stare a guardare dal di fuori l’oggettività del momento intimo che ci partecipa.
Allora si fa avanti Marina Tabacco con la sua “Terra”, un quadro di luce e di colore che prospetta al di fuori lo spazio ottimale per la nostra casa: e come, in Africa, potremmo immaginare di vivere segretati in un dentro che sa di troppa costrizione?
(Con)chiude Serena Zanardo “La Natura è casa nostra” e noi percepiamo tutte le testate del piccolo che quella madre allatta, e capiamo, nel dittico, che è un due tempi su amore e vita, che questo è il messaggio di tutta questa mostra”.
Carlo Alfonso Maria Burdet

Espongono: Silvana Alasia, Sandra Baruzzi, Tiziana Berrola, Ines Daniela Bertolino, Nadia Brunori, Enrica Campi, Ilaria Chiocchi, Luisella Cottino, Giuliana Cusino, Renata Ferrari, Sonia Girotto, Gabriella Grasso, Elena Monaco, Elena Piacentini, Marina Tabacco, Serena Zanardo
Inaugurazione: Sabato 17 Novembre 2018 ore 16:00