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Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce

sede: Museo Nazionale Collezione Salce (Treviso).
cura: Elisabetta Pasqualin.
Un progetto che nasce da un’unica intuizione e si declina su due sedi, il Museo Nazionale Collezione Salce, a Treviso, e il Museo Nazionale di Palazzo Besta, a Teglio in Valtellina. Due mostre unite dallo stesso concept, ideato da Sergio Campagnolo. Il focus delle esposizioni, entrambe inserite nel programma delle Olimpiadi Culturali in occasione di Milano Cortina 2026, è il racconto dell’evoluzione degli sport invernali dalle prime pioneristiche esperienze all’affermarsi del turismo sportivo, attraverso i cambiamenti nella vita quotidiana e l’impatto profondo sul paesaggio montano.
Ciascuna delle due sedi espositive – il Museo Salce e Palazzo Besta – affronta, in modo originale, il racconto di quella che è stata una straordinaria evoluzione del costume, oltre che dell’economia.
70 anni dopo che Cortina ha ospitato i Giochi Invernali del 1956 e a 20 anni da Torino 2006, date che hanno contrassegnato la storia dello sci e degli sport invernali, nelle due mostre i visitatori sono condotti a condividere grandi storie, conquiste, valori.
La prima ad aprire i battenti è la mostra trevigiana, “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”, accolta dal Museo Nazionale Collezione Salce, curata da Elisabetta Pasqualin.
Ad esservi documentata è quella che è stata una vera rivoluzione sociale, allorché l’inverno, da stagione temuta, che per molti, soprattutto in alta montagna, significava povertà, difficoltà, isolamento, si è trasformata nel momento migliore per le comunità montane e i loro ospiti.
A rivivere in mostra sono la magia dei picchi innevati, le atmosfere delle stazioni sciistiche delle Alpi allorché lo sci e gli sport invernali da impresa pioneristica divengono attività possibili a tutti, il nascere dei mercatini di Natale, i momenti di festa ad alta quota… Tutto ciò, insomma, che ha sdoganato la stagione invernale rendendola bellissima.
Come è noto, il Salce vanta la più importante collezione italiana di manifesti storici e in mostra ne saranno esposti diversi, bellissimi, alcuni mai fino a oggi proposti al pubblico. Una sezione sarà dedicata ai “Film di Natale”, produzioni molto popolari, i cui manifesti sono spesso firmati dal più grande cartellonista italiano, Renato Casaro.
I manifesti saranno solo uno degli elementi di questa ampia esposizione. Ad essi sottendono il racconto della trasformazione e la storia dell’evoluzione della montagna veneta e bellunese, da terra da cui fuggire a meta da ambire. E la nascita dell’industria dello scarpone, eccellenza mondiale, nel trevigiano.
In mostra, oltre ai manifesti, ci saranno documenti video, cimeli, scarponi e attrezzi sportivi, materiali e documenti storici, per offrire un racconto coinvolgente e preciso. Alla mostra trevigiana collaborano con importanti prestiti il Museo della Emigrazione di Belluno e il “Museo dello scarpone e della calzatura sportiva” dello Sportsystem di Montebelluna. Tra i “reperti” di quest’ultimo, scarponi e materiali ideati e creati dalle maestranze delle aziende montebellunesi, indossati dai più grandi campioni.
La Torcia Olimpica del ’56 introdurrà il racconto della mitica prima edizione italiana e delle Olimpiadi di Cortina.
In mostra non solo storia ma anche attualità: nella sede del San Gaetano si potranno ammirare i poster vincitori del bando promosso dal Ministero della Cultura, riservato ai giovani, per un manifesto olimpico.
Dal 27 gennaio 2026 sarà invece la volta della mostra “Vette. Storie di sport e montagne”, visibile a Palazzo Besta (Teglio, SO) fino alla fine di agosto. Il percorso espositivo, articolato tra spazi interni ed esterni, intende celebrare il rapporto tra montagna, sport invernali e cultura. Il format prevede un racconto suddiviso in tre nuclei tematici principali: la storia delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi e degli sport invernali; l’evoluzione del turismo sportivo e il suo impatto sul paesaggio alpino e sull’immaginario collettivo e il ruolo delle donne olimpiche e paralimpiche, con storie di campionesse e sfide femminili nel mondo dello sport. La mostra include anche un’installazione artistica site-specific nel giardino del palazzo, realizzata da artisti radicati in Valtellina ma noti a livello nazionale, che invita alla riflessione sul rapporto tra natura, uomo e futuro.
Immagine in evidenza
Germania, 1959 (part.)