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Vicenza – Eventi e luoghi di interesse

lunedì 1 Gennaio 2018 - giovedì 31 Dicembre 2020

sede: Varie Sedi (Vicenza).

Vicenza è meta di turismo culturale con flussi da ogni parte d’Italia e internazionali ed è soprannominato “la città del Palladio”, dal nome dell’architetto che qui progettò la maggior parte delle sue opere nel tardo rinascimento. Costituendo una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, Vicenza è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
La città è tra i più importanti centri industriali ed economici italiani, con un elevato reddito pro capite nonché cuore di una provincia costellata di piccole e medie imprese il cui tessuto produttivo registra da anni il terzo posto in Italia per fatturato nelle esportazioni, trainate soprattutto dai settori metalmeccanico, tessile e orafo. Quest’ultimo raggiunge nel capoluogo berico oltre un terzo del totale delle esportazioni di oreficeria, facendo di Vicenza la capitale italiana della lavorazione dell’oro.

Sito istituzionale
https://www.comune.vicenza.it/

Eventi a Vicenza
https://www.comune.vicenza.it/vicenza/

Eventi

Giro della Rua: storico giro della Rua per le vie del centro che si svolge il primo sabato di settembre con cadenza biennale. In concomitanza negozi e musei aperti fino a mezzanotte.
Vicenza Jazz
– New Conversations: festival internazionale di musica jazz che anima la città nel mese di maggio.
Festival Biblico: un’occasione per incontrare o ri-scoprire le sacre Scritture con conferenze e vari eventi per le vie della città e non solo (fine maggio).
Festambiente Vicenza, manifestazione promossa da Legambiente sugli stili di vita alternativi ed ecocompatibili presso il Parco del Retrone a fine giugno, è la seconda edizione più importante d’Italia per affluenza.
Settimane Musicali al Teatro Olimpico: Festival di musica da camera e opere che si tiene a giugno al Teatro Olimpico
Estate a Vicenza, palcoscenico urbano: concerti, film all’aperto e spettacoli teatrali da giugno ad agosto.
Festa della Musica: si svolge il 21 giugno in occasione della Giornata Europea della Musica. Per tutta la sera musica, teatro, danza e arte animano diversi angoli della città come piazze, strade, palazzi, gallerie d’arte, chiese e locali pubblici, il tutto condito da musei, teatri e negozi aperti.
Ghetorock: festival rock che si svolge nel quartiere di Laghetto
Ferrock: festival rock che si svolge nel quartiere dei Ferrovieri
Riviera Folk Festival: rassegna di gruppi emergenti che si svolge nel quartiere della Riviera Berica
Nettarock: festival rock che si svolge nel quartiere di Anconetta
Spiorock: festival rock che si svolge nel quartiere di San Pio X
Festa dei Oto: la tradizionale festa in onore della Madonna di Monte Berico (festività celebrata l’8 settembre)
Luna Park a Campo Marzo: da fine agosto e per tutto settembre il parco cittadino ospita le giostre.
MezzadiVicenza: mezza maratona di 21 km lungo le strade della città. Si svolge a fine settembre e, anche in questa occasione, coincide con la domenica ecologica di blocco totale del traffico.
CioccolandoVi: una 3-4 giorni di esposizione e vendita dei migliori cioccolati che si svolge per le vie del centro storico a fine ottobre. Anche in questa occasione, il sabato, le bancarelle, i negozi e tutti i musei rimangono aperti fino a tardi.
Rally “Città del Palladio”: gara automobilistica che parte e arriva in città in novembre.
Buone Feste, Vicenza: manifestazioni per tutto l’Avvento che prendono il via con l’accensione dell’albero e delle luminarie in tutta Vicenza. L’ultimo sabato prima di Natale vede l’appuntamento di “Corri Babbo Natale, corri!” corsa non competitiva dove partecipano atleti e non, tutti rigorosamente vestiti da babbo natale.
StraVicenza: gara podistica competitiva e non che si snoda per un tracciato di 1.5, 4.5 e 10 km lungo le vie del centro storico in marzo. Con l’occasione si tiene la domenica ecologica di blocco totale del traffico.
Granfondo Città di Vicenza: granfondo ciclistica sui Colli Berici con partenza e arrivo in città (aprile).

Musei

Pinacoteca civica di Palazzo Chiericati, è il più antico museo della città. Inaugurato il 18 agosto 1855, ospita ora le collezioni di pittura e scultura, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe e il Gabinetto Numismatico. Un nucleo importante di dipinti è costituito dalle pale d’altare di Bartolomeo Montagna, Bonconsiglio, Cima da Conegliano, Speranza e Marcello Fogolino, cui si aggiunge un gruppo di opere di carattere civile, Jacopo Bassano, Francesco Maffei, Giulio Carpioni. Grazie a donazioni gentilizie nell’Ottocento, la Pinacoteca si è arricchita di capolavori di Tintoretto, Antoon van Dyck, Sebastiano e Marco Ricci, Luca Giordano, Giambattista Tiepolo, Giovanni Battista Piazzetta e i 33 disegni di Palladio. A queste opere vanno aggiunte quelle del lascito di Neri Pozza (costituito da sculture e incisioni dello stesso artista e dalla sua collezione d’arte contemporanea, con opere di Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Virgilio Guidi, Osvaldo Licini, Ottone Rosai, Gino Severini, Emilio Vedova, Mario Mafai, Arturo Martini e Pablo Picasso). Inoltre, nel 2012, la pinacoteca è stata arricchita del lascito del marchese Giuseppe Roi che consiste in una collezione costituita da un centinaio tra dipinti, sculture e incisioni di artisti quali Édouard Manet, Camille Pisarro, Pablo Picasso, John Sargent, Medardo Rosso, Boldini, Pisanello, Garofalo, Canaletto e Giambattista Tiepolo.
Museo naturalistico e archeologico di Santa Corona, inaugurato nel settembre 1991, è allestito nei due chiostri del monastero domenicano che affiancano la chiesa di Santa Corona in pieno centro storico. All’interno il percorso espositivo è diviso in due sezioni: quella naturalistica che illustra la morfologia del territorio vicentino con la sua flora e la sua fauna e la sezione archeologica con reperti che vanno dal paleolitico all’epoca longobarda.
Museo del risorgimento e della resistenza, sorge sul colle Ambellicopoli presso la villa Guiccioli, poco dopo il Santuario di Monte Berico. Il museo raccoglie le memorie di eventi e di personaggi che appartengono alla storia d’Italia e che furono protagonisti nelle vicende storiche della città. I documenti e i cimeli delle raccolte portano infatti la testimonianza degli avvenimenti vicentini, nazionali e in qualche caso europei come le vicende belliche che vanno dalla prima campagna d’Italia di Napoleone nel 1796 alla fine della seconda guerra mondiale e alla lotta di liberazione (1945).
Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede espositiva di banca Intesa Sanpaolo, è stato inaugurato nel 1999 e ospita un’importante collezione di oltre 400 icone russe e opere del Settecento veneziano. Annualmente, presso il laboratorio interno di restauro, viene riportata all’originario splendore una o più opere d’arte che vengono presentate nella rassegna Restituzioni in maggio.
Palladio Museum, collocato presso Palazzo Barbaran Da Porto, sede del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA), l’allestimento è stato inaugurato il 4 ottobre 2012. All’interno sono esposti i modelli lignei e i calchi realizzati in occasione delle mostre palladiane degli anni settanta, modelli computerizzati animati, multimedia, archivi storico-documentari su Palladio e sul restauro. Al tempo stesso il Museo Palladiano produce un calendario organico di mostre dedicate all’architettura.
Museo di Palazzo Thiene, ospitato presso l’omonimo palazzo, sede storica della Banca Popolare di Vicenza, conserva una pinacoteca con dipinti dal XV al XIX secolo, un nucleo di trecento incisioni settecentesche uscite dai torchi della stamperia dei Remondini di Bassano, una parte dedicata alla ceramica e una alla scultura.
Museo diocesano, inaugurato nel 2005, è situato nei saloni del Palazzo vescovile e mostra le testimonianze della presenza cristiana a Vicenza, risalente all’epoca romana, oltre a ospitare collezioni di oreficeria sacra, pittura, arte religiosa ed etnografia.
Museo del Gioiello. Situato su due livelli all’interno dell’edificio della Basilica Palladiana, si compone di nove sale tematiche più uno spazio per esposizione temporanee. Vi è esposta la ricostruzione del Gioiello di Vicenza e una selezione della produzione orafa che ha in Vicenza una delle capitali mondiali. È stato istituito dalla Fiera di Vicenza con il patrocinio del Comune e aperto dal 24 dicembre 2014.
Museo del Seminario vescovile. Si compone di cinque sale di circa 90 m² ciascuna, adibite in origine a laboratori didattici, con scaffalature e vetrine espositive ottocentesche che ospitano strumenti scientifici e reperti zoologici, botanici ed etnologici raccolti dal 1600 al 1900. Aperto su prenotazione, per gruppi scolastici.

Siti Archeogici

Area archeologica della strada romana sottostante le sacrestie della Cattedrale. Un’area di circa 900 m² comprendente, su strati sovrapposti, resti di abitazioni romane del tempo di Augusto e una sequenza di edifici destinati al culto nel corso dei secoli: una domus ecclesiae del IV secolo, una chiesa paleocristiana del V con lacerti di mosaico, una romanica dell’XI secolo e una chiesa gotica del XIII.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Cattedrale di Santa Maria Annunciata, costruita in più fasi, cupola e portale laterale settentrionale sono di Andrea Palladio che, molto probabilmente, redige un disegno complessivo, che tuttavia viene messo in esecuzione in due fasi: dal 1558 al 1559 si imposta il cornicione sopra le finestre e si realizza il tamburo, e dal 1564 al gennaio 1566 si pone in opera la cupola. La caratteristica forma della lanterna, astratta e priva di decorazione, viene replicata sulla sommità delle cupole di San Giorgio Maggiore a Venezia, in elaborazione negli stessi anni, ed è presente anche in alcune ricostruzioni palladiane di templi antichi a pianta centrale, come il Mausoleo di Romolo sulla via Appia.
Basilica Santuario della Madonna di Monte Berico, realizzato in due tempi, prima nel 1428, poi concluso nel 1703 da Carlo Borella, è costituito da due chiese risalenti a due epoche diverse: la prima di stile gotico, la seconda una basilica in stile classico e barocco. All’interno del convento annesso è visibile il dipinto La cena di San Gregorio Magno di Paolo Veronese. Il campanile, del 1826, fu disegnato da Antonio Piovene. La costruzione commemora le due apparizioni della Madonna a una pia donna vicentina, Vincenza Pasini, che abitava in un paesello della provincia, e la liberazione della città da una terribile pestilenza. Il campanile ospita 15 campane in Si2, le più antiche del 1821.
Basilica dei Santi Felice e Fortunato, nacque nel IV secolo in ambito cimiteriale e fu maestosamente ampliata nel V secolo per ospitare le reliquie dei martiri cui è dedicata; dopo la distruzione della città e della chiesa stessa da parte degli ungari nel IX secolo, fu ricostruita nel X secolo per volere del vescovo Rodolfo e con il contributo dell’imperatore Ottone II. È una basilica paleocristiana inizialmente rettangolare, poi raddoppiata e divisa in tre navate. I benedettini, a seguito delle invasioni ungare, edificarono un nuovo battistero e l’abside semicircolare, aggiungendo il campanile e il rosone, nonché una sequenza di archetti ciechi e una croce bizantina in facciata. Durante l’epoca barocca l’aspetto della chiesa fu profondamente modificato, arricchendola di altari e decorazioni, poi rimosse in un restauro novecentesco che ha riportato l’edificio all’aspetto precedente. A fianco della basilica vi è una piccola esposizione museale, inaugurata negli anni duemila, con testimonianze archeologiche provenienti dalla chiesa e dalla vicina necropoli romana. La torre, un tempo di difesa, ora a uso di torre campanaria ospita 10 campane in Sol bemolle maggiore. La quarta è del 1707 fusa dal celebre Antonio Maria de Maria.
Chiesa Tempio di Santa Corona, eretta nel Duecento per volontà del beato Bartolomeo da Breganze, vescovo di Vicenza, per conservare una delle spine della corona di Cristo, è una delle più antiche e importanti della città e vi è collocata la Cappella Valmarana, progetta da Palladio, che fu sepolto nella stessa chiesa. La chiesa ha subito nel 2012 un importante restauro.
Chiesa di San Vincenzo, la chiesa dedicata a San Vincenzo di Saragozza – compatrono di Vicenza, assieme alla Madonna di Monte Berico – affaccia su Piazza dei Signori, di fronte alla Basilica Palladiana, interrompendo l’uniforme tessitura del Palazzo del Monte di Pietà. La facciata fu eretta tra il 1614 e il 1617 su disegno degli architetti Paolo e Pietro Borini; essa presenta due logge a tre archi, in stile corinzio e composito: le logge sono sormontate da un coronamento che mostra il Cristo compianto da angeli, di Giambattista Albanese, a cui si devono anche le cinque statue del fastigio (i santi Vincenzo, Carpoforo, Leonzio, Felice e Fortunato). Dietro la loggia si trova l’antica chiesetta del 1387, disassata rispetto al palazzo che l’ha inglobata, con l’altare rivolto a oriente. L’interno della chiesa, modificato nel 1499 e nel Settecento da Francesco Muttoni, fu restaurato negli anni venti del Novecento. Da notare: l’arca trecentesca di Simone Sarego; il pregevole altar maggiore, rococò opera di Bernardo Tabacco e l’altare della Pietà, capolavoro marmoreo giovanile di Orazio Marinali (1689). Entro il portico, dalle volte a crociera, nella parete di fondo, stele di marmo rosso (Giovanni Antonio Grazioli, 1583) con incise le misure ufficiali lineari della Magnifica Comunità vicentina.
Chiesa di San Lorenzo, costruita dai minoriti alla fine del XIII secolo, in stile gotico nella sua versione lombardo-padana del Duecento. Si colloca nella centrale piazza San Lorenzo, lungo corso Fogazzaro ed è officiata dai francescani conventuali. Interessanti le 10 campane in Do fuse da Cavadini e Colbachini suonate regolarmente a corda.
Chiesa di Santa Maria Nova, edificata alla fine del Cinquecento, rappresenta l’unica architettura religiosa progettata e costruita da Palladio nella città, a parte la cappella Valmarana e i limitati interventi nella cattedrale.
Chiesa di Santa Maria dei Servi, situata in piazza Biade, una piccola piazza attigua a piazza dei Signori, la sua costruzione fu iniziata ai primi del Quattrocento dall’ordine dei Servi di Maria. Il portale della chiesa venne eseguito dalla bottega presso cui lavorava Andrea Palladio all’inizio della propria carriera e costituirebbe una delle sue primissime opere.
Chiesa di Santa Maria in Araceli, costruita nel Seicento in stile barocco su di un precedente convento, ha dato il nome all’omonimo quartiere di Vicenza ed è attribuita all’architetto Guarino Guarini. Ha una pianta centrale.
Chiesa di San Marco in San Girolamo, costruita in forme barocche nel Settecento dai Carmelitani Scalzi su una precedente chiesa e convento dei Gesuati, era dedicata a San Girolamo e Santa Teresa d’Avila. L’attribuzione del progetto è incerta, ma nell’interno è evidente l’influenza dello stile di Giorgio Massari. Dopo l’abolizione napoleonica degli ordini religiosi e dei relativi conventi, divenne nel 1810 la chiesa di San Marco, una delle più antiche parrocchie della città. Contiene numerose opere di artisti veneti del primo Settecento, tra cui alcuni capolavori. La sagrestia conserva il mobilio originale dell’epoca. Sede della scuola campanaria che tutela e salvaguardia il suono delle campane della città.
Chiesa di San Giorgio in Gogna, si tratta di una delle più antiche chiese della città, sicuramente anteriore all’anno 1000. Come tutte le chiese del tempo, la facciata è di stile romanico. I muri perimetrali, costituiti da agglomerati di materiali diversi (mattoni, pietra, marmi recuperati da altri edifici) sono una dimostrazione dell’origine chiaramente artigianale della costruzione, il che si può notare specialmente nell’abside poligonale. È stata restaurata dalla diocesi nel 2011.
Abbazia di Sant’Agostino, costruita su edifici precedenti, nel XIV secolo, è situata alla periferia occidentale della città, dove dà il nome alla parrocchia e alla frazione omonime. La chiesa abbaziale fu riedificata in stile romanico durante il dominio di Cangrande della Scala tra il 1322 e il 1357. La chiesa presenta una ricca decorazione. All’interno un grande polittico del 1404 di Battista da Vicenza; nella volta della cappella maggiore i simboli degli Evangelisti alternati ai Dottori della Chiesa, tra i quali Agostino: ai loro piedi, angeli e figure allegoriche tra cui la Mansuetudine e la Speranza. Nella chiave di volta è il Cristo in gloria fra gli angeli.
Chiesa di San Rocco, piccola e preziosa chiesa rinascimentale quasi addossata alle mura scaligere, costruita nel 1485 a seguito di una pestilenza nel luogo dove già sorgeva un oratorio o un’edicola sacra dedicata a San Rocco, protettore degli appestati. L’architettura rinascimentale, non in uso all’epoca negli edifici sacri vicentini, rimanda a Lorenzo da Bologna (anche se l’edificio fu completato da altri). Verso il 1530 la chiesa venne prolungata verso oriente e fu edificata una nuova facciata. Alcuni anni dopo la chiesa fu costruito il convento annesso, nel quale si susseguirono i Canonici regolari di San Giorgio in Alga (congregazione sorta a Venezia alla fine del XIV secolo), detti Celestini dal colore dell’abito, dal 1486 al 1668; le Carmelitane di Santa Teresa, dette Teresine, quindi – dopo le soppressioni napoleoniche di inizio Ottocento – l’Ospedale degli Esposti, dove venivano raccolti i neonati di nascita illegittima, o affetti da handicap psicofisici o appartenenti a famiglie troppo povere per mantenerli (la ruota, restaurata, è tuttora visibile). L’ex monastero, dotato di un suggestivo chiostro, è sede di varie attività socio-culturali.
Oratorio di San Nicola da Tolentino, finito nel 1678 su commissione dell’omonima confraternita, è una cappella che ospita un ciclo di tele incentrate sulla vita del Santo, tra i massimi vertici del misurato barocco vicentino.
Oratorio del Gonfalone, fu edificato tra il 1594 e il 1596 dalla confraternita omonima, probabile prosecuzione dell’antica Fratalea S. Mariae de domo, devota alla Vergine e legata alla vicina cattedrale. La facciata è suddivisa da quattro paraste corinzie, sormontate da un timpano triangolare dove sono collocati due angeli che sorreggono lo stemma della confraternita, mentre a coronamento vi sono tre statue con al centro quella della Vergine. L’interno è a navata unica. Colpito da un bombardamento angloamericano nella seconda guerra mondiale, l’oratorio subì lo stesso destino del Duomo, cioè quello di essere in buona parte distrutto e ricostruito. Rimangono l’altare maggiore e frammenti della pregevole decorazione a stucco, mentre sono andati perduti i dipinti originali (un ciclo di tele sulla glorificazione della Vergine realizzato sotto la direzione di Alessandro Maganza e a cui collaborarono il figlio Giambattista, Andrea Vicentino, Palma il Giovane e Porfirio Moretti), che sono stati sostituiti da altre tele provenienti dalla cattedrale di Giovanni Battista Zelotti, Albanese, Giovanni Battista Maganza il Giovane.
Oratorio delle Zitelle, raro esempio di edificio sacro a pianta ottagonale in città, è situato di fronte alla chiesa di Santa Caterina. Costruito attorno al 1647, è attribuito ad Antonio Pizzocaro ed era destinato alla Pia Casa Santa Maria delle Vergini (fondata nel 1604 per opera del predicatore cappuccino Michelangelo da Venezia), detto “delle zitelle”, che accoglieva ed educava le giovani prive di fonti di sussistenza. Al contrario dello spoglio esterno, lo spazio interno è riccamente decorato. È articolato in tre cappelle: quella dell’altare maggiore, dedicata alla Vergine Maria, e le laterali, in onore di Santa Cecilia e Sant’Antonio, a destra, e Sant’Orsola, a sinistra; la copertura è a cupola, con larghe lesene «piegate, sulle quali si impostano i costoloni, del pari piegati, che s’innalzano con andamento veloce a creare la trama ogivale della cupola e quindi a suddividerla in otto spicchi» (Cevese). L’oratorio ospita un ciclo di dipinti sei-settecenteschi dedicato alle Storie della Santa Vergine, tra cui vi sono opere di importanti pittori veneti: di Francesco Maffei Il riposo durante la fuga in Egitto, L’Assunta, La visitazione, La crocifissione; a Giulio Carpioni sono attribuiti l’affresco nella chiave di volta e quattro tele, tra cui L’annunciazione e L’adorazione dei Magi; di Costantino Pasqualotto due dipinti databili 1740; opera del più modesto pittore provinciale Fortunio Parmigiano la Nascita di Maria. L’edificio, di proprietà dell’IPAB, è in corso restauro nel 2013.

Architetture civili

Basilica Palladiana, riedificata a partire dal 1549 da Andrea Palladio, è il più celebre edificio pubblico. Affacciato su Piazza dei Signori, costituiva già nel Medioevo il fulcro di attività non solo politiche (consiglio cittadino, tribunale) ma anche economiche. All’edificio originario, realizzato in forme gotiche, Palladio aggiunse le sue logge classicheggianti in pietra bianca, risolvendo i difficili problemi statici e adottando, grazie all’uso della serliana, un ingegnoso stratagemma per nascondere le differenti distanze tra i pilastri ereditate dai precedenti cantieri. L’ambiziosa copertura a carena di nave rovesciata, ricoperta da lastre di rame, in parte sollevata da grandi archivolti e risalente a metà Quattrocento, fu danneggiata durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale e ricostruita; è stata oggetto di un sofisticato restauro iniziato nel 2007 e concluso nel 2012. Nel 2014 è stata dichiarata monumento nazionale. A fianco della Basilica svetta la Torre Bissara, edificata a partire dal XII secolo, tuttora uno degli edifici più alti di Vicenza con i suoi 82 m. Ospita 5 campane in tonalità di Mi.
Teatro Olimpico, iniziato nel 1580 quale ultimo progetto di Palladio e finito dall’allievo Vincenzo Scamozzi, è il primo esempio di teatro stabile coperto dell’epoca moderna. Fu ultimato postumo limitatamente alla cavea completa di loggia e al proscenio. Scamozzi disegnò le scene lignee, di grande effetto per il loro illusionismo prospettico e la cura del dettaglio, che si possono tuttora ammirare. Fu inaugurato il 3 marzo 1585 con la rappresentazione dell’Edipo re di Sofocle ed è tuttora utilizzato. Le scene, realizzate appositamente per quella rappresentazione, raffigurano le sette vie della città di Tebe e sfruttano la tecnica della prospettiva accelerata per far apparire lo spazio molto più lungo di quanto effettivamente sia (pochi metri). Il teatro, con la grande parete del proscenio, le molte statue e decorazioni, fu realizzato in legno e stucco e venne costruito su commissione dell’Accademia Olimpica all’interno di una fortezza medioevale in disuso (il Palazzo del Territorio, già utilizzato come prigione e come polveriera).
Palazzo Barbaran Da Porto, la fastosa residenza per il nobile vicentino Montano Barbarano è il solo grande palazzo di città che Andrea Palladio riuscì a realizzare integralmente. Si trova in contrà Porti ed è stato realizzato fra il 1570 e il 1575. È la sede del Palladio Museum e del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA).
Palazzo del Capitanio (Loggia del Capitaniato), opera tarda di Andrea Palladio, si affaccia sulla centrale Piazza dei Signori, proprio di fronte alla Basilica Palladiana. Al piano nobile vi si riunisce il consiglio comunale cittadino. Il palazzo fu progettato nel 1565 e costruito dal 1571 al 1572 come residenza per il rappresentante della Repubblica di Venezia in città. Venne decorato da Lorenzo Rubini; all’interno nove dipinti di Giovanni Antonio Fasolo. La struttura è basata su un ordine composito gigante. Al piano terra vi è una grande loggia, coperta da ampie volte, che sorregge un piano nobile dotato di un grande salone, la Sala Bernarda, arricchita da affreschi del Cinquecento provenienti da una delle ville dei Porto. La facciata del palazzo è alternata da quattro semicolonne giganti, in mattoni a faccia vista, che giungono fin sotto la balaustra dell’attico, e tre grandi archi. Le decorazioni sono realizzate in pietra d’Istria e soprattutto stucchi. Le colonne erano pensate da Palladio per essere ricoperte da un intonaco bianco, giocando con il contrasto dei mattoni rossi privi d’intonacatura sul bianco degli stucchi. Sulla facciata principale delle decorazioni rappresentano la personificazione dei fiumi. Il prospetto laterale su contrà Monte, lavorato su modello degli archi di trionfo romani, è ornata da bassorilievi in stucco e da due statue allegoriche collocate negli intercolumni, a ricordare la vittoria della flotta ispano-veneziana contro gli ottomani nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), a cui contribuirono i vicentini. La loggia a piano terra, recintata da un’alta cancellata in ferro battuto, armonioso spazio caratterizzato da nicchie e colonne, ospita alcune lapidi in ricordo dei caduti delle guerre.
Palazzo Chiericati, il grande palazzo sito in piazza Matteotti, sede della pinacoteca civica, fu costruito tra il 1550 e il 1680 su disegno del Palladio come residenza privata nobiliare. È costituito da un corpo centrale con due ali simmetriche leggermente arretrate, dotate di grandi logge al livello del piano nobile. L’armonica facciata è strutturata in due ordini sovrapposti, soluzione fino ad allora mai utilizzata per una residenza privata di città, con un coronamento di statue. Ubicata laddove un tempo confluivano il Bacchiglione e il Retrone, l’architetto la rialzò per evitare esondazioni. Sul fregio della loggia inferiore si alternano metope, triglifi e bucrani.
Palazzo Leoni Montanari, sito in contrà Santa Corona, del 1678 e completato nella prima metà del Settecento, è un edificio barocco eretto laddove i Leoni Montanari già possedevano i propri stabili, accogliendo sale per la filatura della seta, decorato con affreschi da Paolo Pagani con episodi della mitologia greco-romana. Nel XVIII secolo subì una rivisitazione in stile neoclassico. Ospita un museo privato (di proprietà del gruppo bancario Intesa Sanpaolo) in cui sono esposti alcuni capolavori della pittura veneta e una collezione di icone russe.
Palazzo Porto (detto anche Porto Festa), sito in Contrà Porti, è uno dei due palazzi progettati in città da Palladio per la famiglia dei Porto (l’altro è Palazzo Porto in piazza Castello); commissionato dal nobile Iseppo da Porto, appena sposatosi (1544 circa), l’edificio vide una fase piuttosto lunga di progettazione e una ancor più lunga – e travagliata – nella sua realizzazione, rimasta in parte incompiuta.
Palazzo Porto in piazza Castello (Palazzo Porto Breganze), si trova in piazza Castello, è un palazzo nobiliare progettato nel 1571 circa per Alessandro Porto, attribuito ad Andrea Palladio e rimasto incompiuto. La sezione di palazzo è l’evidente testimonianza dell’esito sfortunato di un cantiere palladiano. Alla sinistra del frammento è chiaramente visibile la vecchia casa quattrocentesca della famiglia Porto, che era destinata ad essere progressivamente demolita con l’avanzare del cantiere del nuovo palazzo, cosa che evidentemente non avvenne.
Casa Pigafetta, edificata nel 1440, fu dimora di Antonio Pigafetta, che la rielaborò nel 1481 fino ad assumere le sembianze attuali. È un raro esempio di gotico fiorito, con singolari partiture decorative incentrate sul motivo a torciglione. Le porte laterali sono trilobate, in arabesco. Il portale rinascimentale è affiancato da un motto che allude allo stemma di famiglia.
Palazzo Pojana, sito in corso Palladio; nasce dall’unione di due unità edilizie separate dalla stradella Do Rode (Due Ruote), probabilmente realizzata nel 1566 a seguito di una richiesta di Vincenzo Pojana al Comune di Vicenza nel 1561. Viene attribuito a Palladio, che lo avrebbe progettato nel 1540 circa, ed è inserito nell’elenco dei 23 monumenti palladiani della città che fa parte dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Palazzo Trissino (Trissino Baston, noto anche come Palazzo Trissino al Corso) è un edificio situato lungo Corso Palladio a Vicenza e dal 1901 è la sede principale del Comune di Vicenza. Il palazzo fu progettato nel 1588 da Vincenzo Scamozzi (allievo di Andrea Palladio) e venne edificato per il conte Galeazzo Trissino tra il 1592 e il 1667. Fu poi completato da Antonio Pizzocaro e successivamente ampliato nel Settecento da Ottone Calderari. La costruzione si caratterizza per la presenza di elementi classici nel prospetto sul Corso e si articola intorno al quadrato del cortile centrale.
Palazzo Valmarana, sito in corso Fogazzaro, la facciata di palazzo Valmarana è una delle realizzazioni palladiane più straordinarie e insieme singolari. Per la prima volta in un palazzo, un ordine gigante abbraccia l’intero sviluppo verticale dell’edificio, una soluzione che prende origine dalle sperimentazioni palladiane sui prospetti di edifici religiosi. Sulla facciata di palazzo Valmarana appare evidente la stratificazione di due sistemi: l’ordine gigante delle sei paraste composite si sovrappone all’ordine minore di paraste corinzie, in modo tanto più evidente ai margini dove la mancanza della parasta finale rivela il sistema sottostante, che sostiene il bassorilievo di un soldato con le insegne Valmarana. Appartiene alla famiglia Braga Rosa.
Ca’ d’Oro (palazzo Caldogno da Schio), affacciato lungo Corso Palladio, il palazzo fu eretto nel Trecento in stile tardogotico. Il piano terreno fu risistemato da Lorenzo da Bologna, autore del ricco portale; l’atrio e l’interno furono ristrutturati sul finire del Settecento. Nell’atrio e nel cortile si può ammirare un piccolo lapidario raccolto dal conte Giovanni Da Schio nell’Ottocento, con anfore, epigrafi, pietre miliari e un sarcofago del V secolo.
Villa Almerico Capra detta la Rotonda, costruita da Andrea Palladio a partire dal 1566 circa a ridosso della città, è un’innovativa villa suburbana originariamente intesa per funzioni di rappresentanza, ma anche come tranquillo rifugio di meditazione e studio. È uno dei primissimi esempi dell’applicazione di una pianta centrale a un edificio privato. Consiste di un edificio quadrato, completamente simmetrico e inscrivibile in un cerchio perfetto. Ognuna delle quattro facciate identiche è dotata di un avancorpo con loggia da cui si accede alla sala centrale, circolare, sormontata da una cupola (conclusa da Scamozzi). Anche nell’apparato decorativo sono inseriti elementi formali destinati a suggerire un senso di sacralità. Sita sopra la cima tondeggiante di un piccolo colle accanto a Monte Berico, la sua pianta è ruotata di 45 gradi rispetto ai punti cardinali per consentire a ogni stanza un’analoga esposizione solare.
Villa Trissino, sita in viale Cricoli è una villa veneta appartenuta all’umanista Giangiorgio Trissino e tradizionalmente legata alla figura dall’architetto Andrea Palladio (benché non progettata da quest’ultimo). La tradizione vuole che proprio qui, nella seconda metà degli anni 1530, il nobile G. Trissino (1478-1550) incontri il giovane scalpellino Andrea di Pietro impegnato nel cantiere della villa. Intuendone in qualche modo le potenzialità e il talento, Trissino ne cura la formazione, lo introduce all’aristocrazia vicentina e, nel giro di pochi anni, lo trasforma in un architetto cui impone l’aulico nome di Palladio.
Villa Valmarana “Ai Nani”, situata alle pendici di Monte Berico, a poche centinaia di metri dalla Rotonda di Palladio. Proprietà della famiglia nobiliare dei Valmarana da circa tre secoli, è ancora in parte abitata dalla famiglia e aperta al pubblico. L’importante ciclo di affreschi ospitato all’interno della Palazzina e della Foresteria, datato 1757, è opera di Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Il soprannome della villa è dovuto alle 17 sculture in pietra rappresentanti dei nani allineate sul muro di cinta, un tempo sparse nel parco.
Arco delle Scalette, è un arco celebrativo situato in piazzale Fraccon e costruito nel 1595, il cui progetto è stato attribuito a Palladio (1576 circa). Segna l’inizio di uno dei percorsi di salita al Santuario della Madonna di Monte Berico (sorto ai primi del Quattrocento), quello costituito appunto dalle Scalette, 192 gradini suddivisi in rampe e che rappresentava l’unico punto di accesso dalla città al santuario prima della realizzazione, a metà Settecento, dei portici di Francesco Muttoni.

Architetture militari

Le principali architetture militari della città risalgono al periodo di dominazione scaligera (fine Trecento) e, nonostante buona parte delle fortificazioni sia stata inglobata, nel corso dei secoli, in nuove strutture, viale Mazzini conserva tuttora le mura medioevali che sono oggetto di un sofisticato restauro.
Oltre alle mura, la maggiore testimonianza di architetture militari si ha con le porte che fungevano da accesso al centro storico:
Porta Santa Croce, uno dei più importanti resti ancora intatti delle antiche fortificazioni, è l’ultima ad essere costruita dagli scaligeri (venne eretta nel 1385). Da questa porta partono le mura scaligere di viale Mazzini. La porta ha ancora una funzione di ingresso al centro storico (si accede a corso Fogazzaro). Date le precarie condizioni, nel 2012 è stata oggetto di importanti lavori di restauro conservativo.
Porta Nova è stata costruita nel 1381 da Antonio della Scala per difendere ulteriormente il complesso fortificato della Rocchetta (dove si trovavano armi e munizioni per la città). Nel 1848 accanto a questa porta vennero combattute feroci battaglie per la difesa della città dagli austriaci. La porta è stata abbattuta nel 1926, in occasione della visita di Benito Mussolini. Nelle vicinanze è stato aperto un varco nelle antiche mura a cui viene dato il nome di Porta Nova, ma che nulla ha a che spartire con la porta originaria.
Porta Castello, la porta più vicina al centro (entrando ci si trova in piazza Castello) e di principale ingresso alla città per chi proviene da ovest, rappresentava il passaggio attraverso le strutture del castello scaligero, da cui trae il nome. Sorge a poca distanza dalla più antica porta Feliciana che venne chiusa e sostituita dall’attuale la quale fa parte, assieme alla possente Torre di piazza Castello, di un complesso fortificato voluto ancora dagli Ezzelini.
Porton del Luzo, in origine casa torre della famiglia Lucii risalente all’XI secolo, il Porton del Luzzo appartiene allo stesso periodo della prima cerchia medioevale ed è considerato una delle porte più antiche di Vicenza. Chiusa nel XIII secolo, venne riaperta nella metà del XVI secolo. Più volte rimaneggiata e restaurata con i materiali di scavo ricavati dal vicino teatro romano di Berga, è caratterizzata da una merlatura anch’essa rifatta.
Porta Santa Lucia, edificata nel 1369, porta all’omonimo borgo. È caratterizzata da un bassorilievo con il Leone di San Marco che è stato scalpellato alla caduta della Repubblica di Venezia e da una lapide che ricorda i nomi dei vicentini morti durante la battaglia contro gli austriaci del maggio-giugno 1848. Nel 2012 la via che conduce alla porta è stata oggetto di lavori al sistema fognario della zona a seguito dell’alluvione del 2010.
Porta San Bortolo, porta costruita in epoca veneziana (precisamente nel 1455), più che per scopo difensivo, era la barriera per il dazio. Testimone anch’essa dei combattimenti del 1848 è sopravvissuta al feroce bombardamento del 18 novembre 1944 che colpì duramente il quartiere di San Bortolo (allora il più popoloso della città). La porta è stata ristrutturata dal gruppo alpini del quartiere tra il 1993-1994 e negli stessi anni il comune riorganizzò la viabilità attorno alla porta (che sorge in uno degli incroci della circonvallazione interna, vicino all’ingresso storico dell’ospedale San Bortolo). La porta è diventata un monumento inserito all’interno di una rotatoria e non ha più la funzione di permettere il passaggio sotto ad essa.

Turismo

La città è conosciuta in tutto il mondo per essere patria artistica di Andrea Palladio e grazie alle sue opere architettoniche è dal 1994 città patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO; ogni anno è visitata da turisti provenienti da tutto il mondo e, nonostante il flusso turistico si stia sempre di più portando verso il mordi-e-fuggi, la città è tappa fissa nel tour veneto vista anche la vicinanza con Venezia e Verona. Inoltre le importanti manifestazioni fieristiche s’intersecano con l’offerta turistico culturale della città che è aumentata grazie all’apertura di nuovi musei e alla creazione di eventi di richiamo.

Vicenza. (22 dicembre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 25 dicembre 2018, 17:57 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Vicenza&oldid=101682338.

Dettagli

Inizio:
lunedì 1 Gennaio 2018
Fine:
giovedì 31 Dicembre 2020
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VARIE SEDI – VICENZA
Vicenza, 36100 Italia + Google Maps