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Il Giardino dell’Arte di Viareggio accoglie le sculture di Gianfranco Meggiato

Il  Giardino dell'Arte di Viareggio accoglie le sculture di Gianfranco Meggiato

La città di Viareggio ha aperto il nuovo giardino pubblico con vista mare a lato della centralissima piazza Mazzini lungo la passeggiata viareggina e per inaugurarlo sono state scelte le sculture monumentali di Gianfranco Meggiato che accoglieranno per prime il Giro d’Italia in arrivo a Viareggio.

L’iniziativa, realizzata in co-produzione con Oblong Contemporary Art Gallery di Dubai e Forte dei Marmi, vede l’installazione di Uomo Quantico e Quanto di luce di Meggiato in questo nuovo spazio dove si arricchisce il patrimonio artistico e culturale della città.

Le due sculture sono realizzate in alluminio e acciaio, sono trattate in superficie e rese interamente bianche attraverso un processo speciale di pittura. Ambedue si sviluppano in altezza, misurano 4.60 mt. e sono poggiate su ampie e solide basi appositamente create dall’artista e che fanno parte dell’opera.

“Partecipare a questa nuova visione urbanistica della città di Viareggio è un compito importante per noi di Oblong Contemporary Art. Intervenire in uno spazio pubblico, in una città come Viareggio, nata con un’impronta architettonica straordinariamente novecentesca con i suoi magnifici edifici Liberty, ricca di storia e attraversata nel tempo da cenacoli artistici e letterari cui facevano parte figure quali Giacomo Puccini, Enrico Pea, Mario Tobino, Leone Tommasi, Lorenzo Viani, ha richiesto un’attenta valutazione dell’artista e delle opere da installare.

Gianfranco Meggiato nasce il 26 agosto 1963 a Venezia dove frequenta l’Istituto Statale d’Arte studiando scultura in pietra, bronzo, legno e ceramica. Invitato a 16 e 21 anni dal Comune di Venezia, espone tre sculture presso la Galleria Comunale Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco.
Nella sua opera Meggiato guarda ai grandi artisti del 900 come Constantin Brancusi, per la sua ricerca dell’essenzialità, Henry Moore, per il rapporto interno-esterno delle sue maternità, e Calder per l’apertura allo spazio delle sue opere. Lo spazio, infatti, entra nelle opere di Meggiato e il vuoto diviene importante quanto il pieno.
L’artista modella le sue sculture ispirandosi al tessuto biomorfo e al labirinto, che simboleggiano il tortuoso percorso dell’uomo teso a trovare sè stesso e a svelare la propria preziosa sfera interiore. Meggiato inventa così il concetto di “introscultura” in cui lo sguardo dell’osservatore viene attirato verso l’interiorità dell’opera, non limitandosi alle sole superfici esterne. “A livello formale lo spazio e la luce non delimitano l’opera, scivolandole addosso come fosse un tuttotondo, ma penetrano al suo interno avvolgendone i reticoli e i grovigli e arrivando ad illuminare la sfera centrale quale ideale punto di arrivo”. Dice Meggiato .