“Italia revisited”: fotografia di paesaggio senza nostalgie. Intervista a Massimo Baldini

di Fabiana Maiorano.

"Italia revisited": fotografia di paesaggio senza nostalgie. Intervista a Massimo Baldini

È il 1984 e “Viaggio in Italia” rivoluziona la concezione del paesaggio italiano, sciogliendo il nodo che lo legava allo stereotipo del Bel Paese da cartolina e tessendo trame più intellettuali e affettive. Fotografi come Gabriele Basilico, Mario Cresci, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri, Cuchi White, Guido Guidi e altri, capitanati dalla figura di Luigi Ghirri, fanno di quel volume una sorta di “manifesto” di quella che sarebbe diventata la scuola fotografica del paesaggio italiano.

Sono passati quasi quarant’anni da allora e gli scatti di quel viaggio in Italia, paradossalmente, si sono trasformati in cartoline dal sapore nostalgico, di quelle vintage che stimolano ricordi lontani.

Lo stesso paesaggio italiano non è più lo stesso e necessita di una revisione per immagini. È quello che fa Massimo Baldini, autore di un nuovo modo di vedere il paesaggio italiano, campionato per immagini nel suo primo volume di Italia Revisited #1”.

L’intervista

[Fabiana Maiorano]: Dopo una lunga parentesi lavorativa nel campo dell’editoria ti sei approcciato al mondo fotografico dal punto di vista lavorativo. Come mai questo cambio di rotta così radicale?

Massimo Baldini

[Massimo Baldini]: La mia frequentazione con la fotografia nasce negli anni ‘70, quando giovanissimo ho cominciato a scattare con la mia prima macchina fotografica. Avevo circa 20 anni, ho iniziato molto presto in maniera disinteressata e amatoriale. È stata una passione che ho sempre coltivato e messo in pausa quando ho cominciato a lavorare nel campo dell’editoria, una carriera durata 25 anni, durante i quali la vivevo da spettatore alle mostre, ai festival, nei libri. Non avevo molto tempo da poter dedicare ad essa in prima persona, poi nel 2010 ho ripreso a scattare e nel 2014 ho deciso di rivolgere le mie attenzioni esclusivamente alla fotografia. Ho lasciato il lavoro ed è stato un passo importante perché, dopo tanti anni passati con i libri, mi sentivo quasi a disagio con quel linguaggio fatto solo di parole e discorsi. Sentivo come il bisogno di comunicare senza parole ma per immagini.

Tu prediligi le foto paesaggistiche, uno stile fotografico che a partire dagli anni ‘80 Luigi Ghirri e altri hanno fatto proprio, rivoluzionando l’iconografia del paesaggio italiano affezionandolo alla memoria collettiva con combinazioni cromatiche che, ancora oggi, suggeriscono scene quasi eteree, tanto che lo stesso Ghirri parlava di non-luoghi. La tua fotografia, benché lontana nel tempo, ha subito gli influssi della cosiddetta scuola fotografica del paesaggio italiano?

Ghirri certamente è una presenza molto forte nel mio lavoro, “Italia Revisited – campionario per immagini #1” è in un certo senso dedicato a lui, ad esempio il numero di fotografie selezionate è 86, lo stesso del “Viaggio in Italia”. Da parte mia c’è il tentativo di ricollegarmi a quell’esperienza e di riproporla sotto una luce diversa, in un contesto del tutto trasformato. A me piace lavorare confrontandomi con i lavori di altri fotografi, questo mi permette di stabilire un dialogo che per me è produttivo nel momento in cui sento di poter aggiungere qualcosa al discorso che loro hanno iniziato quarant’anni fa.
Il loro lavoro è legato a un’idea di paesaggio per certi versi lirico, intriso di memoria, di sogno, ma è un qualcosa che non condivido per la mia fotografia. Io voglio proporre qualcosa di diverso, perché lo stesso paesaggio lo è rispetto agli anni ‘80. Proporre quindi oggi le stesse fotografie di allora a me non interessa, i miei scatti vogliono sollecitare uno sguardo nuovo e disincantato, senza alcuna velatura nostalgica.

Massimo Baldini – Italia Revisited, 0198, 2022

Qual è l’essenza di questi tuoi scatti?

L’Italia è completamente cambiata e io propongo un concetto molto semplice: mostrare il paesaggio italiano così com’è oggi. È un qualcosa che manca alla fotografia contemporanea, a parte rari casi; mi capita di osservare fotografie del paesaggio italiano in cui non compaiono gli elementi che lo caratterizzano oggi e penso che alcuni fotografi attuino una sorta di autocensura.
Io ho stilato un elenco in venti punti degli elementi che reputo fondamentali nelle fotografie del paesaggio italiano. Sono i seguenti:

  1. abitazione
  2. cortile \ veranda \ giardino parco
  3. finestra \ facciata
  4. edificio storico \ edificio pubblico
  5. scuola
  6. luogo di culto
  7. memoriale
  8. area ricreativa \ teatro
  9. museo \ casa museo \ istituzione d’arte
  10. ufficio \ sportello elettronico
  11. bar \ ristorante\ hotel
  12. negozio \ mercato \ supermercato \ centro commerciale
  13. capannone \ magazzino \ deposito \ serbatoio
  14. stabilimento \ infrastruttura
  15. piazza
  16. strada \ rotatoria \ ferrovia
  17. veicolo \ parcheggio \ garage
  18. litorale \ spiaggia
  19. corso d’acqua \ fonte
  20. punto panoramico

Ovviamente ci sono tante cose che vengono fotografate spesso come i litorali o i punti panoramici, ma ci sono tanti altri elementi, altrettanto importanti, che non vengono menzionati come dovrebbero e che io, proprio perché ingombranti, ho fotografato in maniera sistematica e minuziosa. Ci sono, perchè non farli vedere?
“Italia Revisited #1” è il primo capitolo di un progetto che andrà avanti per i prossimi anni, in cui propongo una nuova iconografia del paesaggio italiano. Come accennavo poco fa, nel libro sono proposti 86 scatti selezionati da Claudio Marra, su un archivio di più di 1000 che vorrei pubblicare nei prossimi anni.

Massimo Baldini – Italia Revisited, 0393, 2022

Quando si tratta di paesaggio italiano la fotografia ha ancora un approccio nostalgico e il tuo è uno sguardo certamente innovativo…

…molti si sono dedicati a cercare nel paesaggio italiano le sopravvivenze del passato. C’è tanta fotografia così ed è un lavoro interessante, ma per quel che mi riguarda ho cercato di fare qualcosa di diverso, non cerco reminiscenze nostalgiche.

Hai esposto in diverse occasioni, nel frattempo il tuo spirito fotografico è cambiato?

Si, parecchio. Innanzitutto prima scattavo solo in bianco e nero, ora esclusivamente a colori. È stato proprio Marra a stimolarmi verso questo cambiamento, facendomi ragionare su un approccio verso una realtà che sicuramente in bianco e nero non è.
Prima di questo cambiamento, inoltre, mi concentravo molto sulla street photography e le mie foto erano piene di persone. Adesso la presenza umana è molto ridotta, quasi assente. I luoghi che fotografo sono volutamente vuoti, senza alcuna distrazione, lo sguardo deve concentrarsi sui soli elementi costitutivi del paesaggio.

Massimo Baldini – Italia Revisited, 0525, 2022

A proposito di paesaggio svuotato dalle persone, mi viene in mente il periodo del primo lockdown del 2020 con le città deserte. Come hai reagito a un evento così assurdo?

La vicenda del covid ha influito notevolmente sulla scelta di spogliare il paesaggio dalle persone. Si è presentata l’occasione di fotografare parchi, monumenti, piazze, strade assolutamente vuote, e se ci pensi è una possibilità difficilissima da cogliere, soprattutto nelle grandi città abitualmente piene di gente. All’improvviso il vuoto e il silenzio. In quanto fotografo avevo la possibilità di circolare per lavoro e quell’esperienza è stata molto importante, ha inciso molto sulla mia scelta. Non vedi e non senti le persone, ma vedi cosa hanno creato.

Cosa consiglieresti alle nuove generazioni di fotografi?

Oggi l’approccio alla fotografia è molto cambiato, è facile fare foto più o meno interessanti e originali. Se si vuol fare quel passo in più c’è bisogno di pensare per immagini, per riprendere in chiusura Ghirri, perché la fotografia è innanzitutto un modo diverso di pensare senza ricorrere alla logica discorsiva. Questa va elaborata, smontata e rimontata in immagini. Per me è stato così.

Massimo Baldini – Italia Revisited, 0560, 2022

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Immagine in evidenza: Massimo Baldini – Italia Revisited, 0369, 2022
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