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La bellezza enigmatica dell’arte di Che Jianquan. Recensione e intervista

di Ennio Bianco.

La bellezza enigmatica dell'arte di Che Jianquan. Recensione e intervista

A distanza di diverse settimane dalla mia visita alla Biennale d’Arte di Venezia 2024, mi sto ancora chiedendo perché non ne ho capito il senso? Perché quelle quadrerie allestite con opere per lo più mediocri mi hanno messo così a disagio?
Probabilmente perché questo sguardo rivolto solo al passato e ciò che non ti aspetteresti mai dalla Biennale d’Arte di Venezia.

Qualche artista mi è tuttavia rimasto impresso, come l’artista cinese Che Jianquan (Tianjin, 1967), autore di una serie di meravigliosi video che hanno per soggetto il Tempio di Dalian, che si trova sul Monte Lushan, ed è un sito fondamentale nella storia cinese.

La sua presenza in Biennale ha rafforzato la sua notorietà nel panorama artistico cinese contemporaneo, già ampiamente affermata grazie ad un percorso artistico che si contraddistingue per la costante ricerca e sperimentazione di varie espressioni artistiche che l’hanno portato a non limitarsi ad un singolo medium, bensì ad abbracciare la molteplicità, creando opere in svariate discipline, come pittura, cinema documentario, scrittura e installazioni di immagini multischermo.

I suoi dipinti, ricchi di colori e textures, esplorano tematiche sociali e culturali e grazie alla loro potenza visiva, dovuta il più delle volte alle grandi dimensioni delle tele, ottenendo consensi a livello internazionale.
Realizza film documentari spesso incentrati su questioni di attualità e grazie ad un acuto senso di osservazione e commento sociale, hanno fatto luce sulla società cinese contemporanea, sensibilizzando il pubblico su tematiche spesso trascurate.
Gli scritti di Jianquan, tra cui saggi, articoli e testi poetici,sono perspicaci ed incisivi, approfondiscono le complessità dell’arte e della cultura e si rivelano l’accompagnamento ideale alle sue opere visive, offrendo spunti di riflessione che arricchiscono l’esperienza artistica.
L’artista, infine, si distingue per la sua abilità nel creare opere immersive che combinano immagini, suoni e movimento, trasportando i visitatori in esperienze sensoriali nuove, sfidando le percezioni convenzionali dell’arte.

Oltre alla sua frenetica attività artistica, Che Jianquan si impegna con devozione nel formare la prossima generazione di artisti, insegnando presso il dipartimento di pittura alla Guangzhou Academy of Fine Arts e partecipando attivamente a forum e workshop d’arte, condividendo le sue intuizioni con la comunità artistica. È supervisore dottorale presso la Burapha University in Thailandia e figura come membro del Comitato di Arte Sperimentale dell’Associazione degli Artisti del Guangdong.

In conclusione, Che Jianquan è indiscutibilmente un artista completo, uno sperimentatore tenace ed un educatore appassionato, il suo instancabile impegno per la propria ricerca artistica e la sensibile comprensione della società e del potere dell’arte di sensibilizzare il prossimo, lo rendono una figura indubbiamente degna di nota nel mondo dell’arte.
A fronte di tutti questi motivi, ho documentato la sua presenza alla Biennale d’Arte di Venezia in questa breve ma significativa intervista.

L’intervista

[Ennio Bianco]: Parlaci della storia del Tempio di Dalin, non ho compreso se esiste ancora o se esiste solo il suo fantasma, un piccolo padiglione ricostruito sulle sue fondamenta.

[Che Jianquan]: Fu costruito nel IV secolo e nel 1923 ha ospitato un congresso religioso mondiale. Purtroppo il tempio fu demolito nel 1961 per far posto a un bacino idrico, e le fondamenta furono sommerse dall’acqua.
Il padiglione che fu successivamente costruito sul sito è in cemento e si trova esattamente dove si trovava prima il tempio.
Del Tempio di Dalin rimangono solo documenti storici e fotografie degli anni ’30, mentre è scomparsa qualsiasi traccia fisica ad eccezione del bacino idrico e del padiglione costruito sul suo terreno consacrato.
Informazioni sul tempio si possono trovare nei musei e nelle biblioteche, ma il suo sito originale è stato rinominato, svanendo dalla memoria pubblica e diventando una destinazione turistica.
Quindi la mia opera in video intende ricordare la sua esistenza, collegando il presente con il passato attraverso questo luogo sacro e poetico.

Nei tuoi video si percepisce una grande suggestione per questo luogo che sembra trovarsi in una dimensione atemporale? Cosa intendi per “Sospiro vuoto”?

Il titolo: “Kongtan” (sospiri vuoti) esprime i rimpianti dei contemporanei e l’impotenza nei confronti dei siti storici perduti e delle storie scomparse. Un’altra opera, intitolata “Padiglione” diversa da quella esposta nel Padiglione Cinese della Biennale del 2024, ma comunque esposta a Venezia nel 2022, mette invece a fuoco le incertezze della vita umana durante l’era della pandemia e descrive i cambiamenti imprevedibili del clima, stimolando una riflessione dello spettatore sull’eccessiva ricerca di stabilità da parte dell’umanità.

Parlaci del tuo lavoro. E’ la seconda volta, che esponi a Venezia. Nel 2022 hai partecipato The 1st Annual Metaverse Art @ Venice, un contesto decisamente diverso da quello della Biennale d’Arte di Venezia 2024.
Nel 2022, in mezzo alla pandemia di COVID, ho girato “Meditations on Uncertainty”, documentando hotel e casinò deserti: monumenti alla fortuna, alla ricchezza e alla stravaganza che si sono rivelati fragili prima dell’assalto virale. Un movimento casuale del polso della natura ha alterato drasticamente l’esistenza umana.
Nel 2022, in mezzo alla pandemia di COVID, ho anche girato “Meditations on Uncertainty”, documentando hotel e casinò deserti: monumenti alla fortuna, alla ricchezza e alla stravaganza che si sono rivelati fragili nel momento dell’assalto virale. Un movimento casuale del polso della natura ha alterato drasticamente l’esistenza umana.

Nel tuo profilo di artista cross-mediale spesso utilizzi nuove tecnologie e affronti sperimentazioni. Uno dei temi che ti sono più cari è quello del rapporto fra Pittura e Video, quello che nella tua bio definisci: “differenze visive e influenza reciproca tra la manualità nella pittura e l’estetica del video, rivelano gli impatti del mistero e dell’energia della natura sui paesaggi umani”.

Il mio percorso artistico si è evoluto dalla pittura verso la video arte e le pratiche crossmediali grazie alla capacità del tempo di incapsulare narrazioni più ricche. Sono affascinato dalle trasformazioni – manifestazione, occultamento, creazione, decadimento – che riecheggiano costantemente nel mondo naturale. I paesaggi creati dall’uomo, sotto questa immensa influenza energetica, sottolineano l’imprevedibilità e gli aspetti incontrollabili del nostro mondo. Oscillo tra immagine elettronica e pittura, reinterpretando il contenuto visivo attraverso mezzi pittorici.

Nelle tue esperienze hai già affrontato la possibilità di utilizzare gli strumenti dell’intelligenza Artificiale Generativa?

Alla Biennale di Chengdu del 2023, mi sono avventurato nell’interazione assistita dall’intelligenza artificiale con il pubblico, consentendo agli spettatori di generare immagini attraverso l’attività delle onde cerebrali rilevate dagli elettrodi. L’intelligenza artificiale, in quanto strumento di generazione di immagini, non solo amplia l’immaginazione artistica, ma immerge anche gli spettatori in esperienze partecipative. In futuro spero di esplorare più possibilità, creando opere che guariscano l’anima.

Informazioni e contatti
Che Jianquan official website
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Tutte le immagini e i video © Che Jianquan