La Poetic Computation di Zach Lieberman al MuDA – Museum of Digital Art di Zurigo

Zach Lieberman al MuDA - Museum of Digital Art di Zurigo

Il MuDA – Museum of Digital Art di Zurigo è, assieme HeK (Haus der Elektronischen Künste Basel), una delle sedi più importanti dove ammirare le ricerche di quegli artisti che si muovono nell’area di confine fra scienza, tecnologia e arte.
La sua stessa collocazione, proprio di fronte al Parco Tecnologico del Politecnico di Zurigo (ETH Technopark), al Museo del Design (Museum fur Gestaltung) e all’Università delle Arti (Hochtschule der Kunste), rende esplicito questo indirizzo.

Dal 9 febbraio il MuDA ospita una esposizione dedicata alla “Poetic Computation” di Zach Lieberman, artista, designer, educatore e ricercatore, attualmente una delle espressioni più mature della Digital e New Media Art internazionale, Golden Nica Award ad Ars Electronica per l’Arte Interattiva nel 2008.
Sold out sia per l’inaugurazione che per la conferenza che la sera precedente l’artista ha tenuto di fronte a un pubblico giovane ed esperto per spiegare il suo affascinante metodo di ricerca, i suoi riferimenti artistici e quella che lui definisce “Poetic Computation“.

All’esterno del Museo i visitatori hanno potuto interagire con l’installazione “Mas Que la Cara” (“Più che la faccia”), un’opera di arte pubblica, originariamente creata per la Downtown di Huston, che intercetta il volto del passante e su questo inserisce sorprendenti elementi grafici di varia natura.
La maschera generata dinamicamente nasconde il volto, lo modifica, lo altera tanto da renderlo come un oggetto performativo che consente, a chi lo “indossa”, di diventare “altro”.
Per questa particolare installazione l’artista si è ispirato al lavoro di Bruno Munari che, nel suo libro “Design As Art1, ha dimostrato quanto poco è necessario per rappresentare un volto.

Sempre basata sull’interazione troviamo, all’interno della esposizione, “Suits“, un’opera nata come appendice digitale di Hag-Seed, una versione contemporanea del dramma shakespeariano “La Tempesta”, pubblicato dalla scrittrice canadese Margaret Atwood, che affronta i temi della magia e dell’illusione.
Lieberman avvolge la silhouette del corpo degli spettatori di strisce di scrittura estratte dal libro, ma anche di forme astratte e linee che richiamano la lezione di Kandinskij.
Dopo pochi secondi, non appena si è avvolti da colorate forme circolari che danzano leggere, il riferimento all’artista coreografo Oskar Schlemmer risulta ancora più evidente.

Che la grande scuola della Bauhaus influenzi i suoi lavori lo dichiara Zach Lieberman stesso. Questa influenza la si ritrova, se non nelle forme, nelle modalità creative che lo accomunano a Paul Klee.
Il grande protagonista della pittura del XX secolo, ha prodotto, soprattutto nell’ultima parte della sua vita, centinaia di disegni con quotidiana sistematicità; li si può ammirare al Zentrum Paul Klee di Berna.
Analogamente, dal primo gennaio del 2016 anche Zach Lieberman ha iniziato a produrre i suoi “Daily Sketches“, un progetto personale che ha come obbiettivo quello di pubblicare ogni giorno sui social media dei piccoli programmi in grado di generare stupefacenti animazioni digitali.

Creati per lo più utilizzando il codice openFrameworks 2, queste annotazioni di un diario visuale sono messi a punto in meno di un’ora.
Egli parte da un’idea e la sviluppa in diverse direzioni: “il dayly shetching si muove essenzialmente attorno all’iterazione – afferma Lieberman – non si tratta necessariamente di sviluppare nuove idee, ma piuttosto di trovare nuove vie per dire vecchie cose. Qual è il più piccolo cambiamento per fare una nuova cosa? Penso che se ogni giorno mi sentissi di dover dire qualcosa di nuovo sarebbe davvero difficile. Così ristrutturo e cambio qualcosa [nel codice] ogni giorno, riducendo il carico mentale. Spesso, dopo aver postato uno schizzo, penso che ci sia un modo migliore per dirlo”.

Detta così, Zach Lieberman sembra descrivere una attività hobbistica, qualcosa che si fa nel tempo libero, con estrema facilità; quello che invece si trova di fronte lo spettatore è una eruzione vulcanica di immagini, di animazioni, di colori, di lettere alfabetiche di un linguaggio visivo che, ricombinandosi in nuove parole e in un nuovi fraseggi, lascia il posto ad una definizione che è poi il titolo della mostra: “Poetic Computation“.

Assieme alla moglie, Molmol Kuo, e ad altri amici egli ha creato nel 2013 la “School for Poetic Computation“.
L’obiettivo è quello di dare vita ad una scuola alternativa a basso costo – le azioni di Liberman sono sempre segnate da una forte impronta etica – in cui gli studenti possano frequentare per brevi sessioni di dieci settimane. Un misto tra una residenza per artisti e un seminario intensivo. Alla SfPC si esplora come l’elettronica, il codice e la teoria possono essere usati per fare poesia.
In questa scuola laboratorio si studiano i lavori di Bridget Riley, Muriel Cooper, James and John Whitney, Rosa Menkman e Vera Molnar e di altri pionieri dei media computazionali; vengono ricreati i loro progetti con i moderni strumenti; inoltre, si applicano le 10 Regole per Studenti e Docenti redatte da John Cage.

Che altro ancora? Le sue ricerche sulla realtà aumentata gli hanno permesso di dipingere i suoni nello spazio. I suoni vengono catturati attraverso il microfono di un tablet, tradotti in scarabocchi visivi e quindi mappati nello spazio tridimensionale.
I visitatori afferrano il tablet, lo muovono mentre registrano i loro suoni, dopodiché camminano lungo le scie di forme delle onde sonore che fluttuano nell’aria, e così andando in avanti e indietro nel tempo possono riascoltare i suoni.
Ci sarebbero altre sorprendenti opere da descrivere, come “Expression Mirror” oppure “Drawn“, ma credo che queste descrizioni siano sufficienti per dare una idea di un artista straordinario ancorché poco omologabile dall’attuale sistema dell’arte.
Ennio Bianco

Note

  1. (“Arte come mestiere“, Laterza, 1966; 12a edizione 1997)
  2. openFrameworks è un toolkit open source progettato per realizzare applicazioni creative fondato da Zach Lieberman , Theo Watson e Arturo Castro . OpenFrameworks è scritto in C ++ e costruito su OpenGL. Funziona su Microsoft Windows, macOS , Linux , iOS , Android ed Emscripten . È gestito da Zach Lieberman , Theo Watson e Arturo Castro con il contributo di altri membri della community di openFrameworks. (Wikipedia)
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