L’Arte delle Fondazioni

L'Arte delle Fondazioni

L’uomo e il pensiero, la creatività e l’opera intellettuale, l’etica e l’utopia.
Un sistema binario che trova ragione d’esistere, nel rapporto filologico fra l’esternazione del sé e il potere della bellezza nell’unica via possibile: l’Arte. Patrimonio artistico da conservare, tutelare, valorizzare, preservare.
La voce indiscreta della sensibilità e l’occhio indagatore della mente, ne riconoscono l’alto valore e stimolano progetti strutturati per realizzare centri, luoghi e istituzioni come scrigni d’inestimabili tesori.

Le Fondazioni sono gli organismi più rappresentativi di una realtà che, non solo si pone il problema, ma catalizza e coordina le energie necessarie per interventi stabili e mirati.
Un impegno concreto animato dalla forte passione di chi crede nella cultura e nella sua forza spirituale, elementi che identificano il collezionista posizionandolo in una posizione di rilievo tra i produttori e gli utenti d’ arte.
Le collezioni d’arte, infatti, sono il risultato di un’acquisizione progressiva ragionata, la successiva evoluzione in Fondazione non è altro che lo sviluppo di un progetto strutturato, in soluzione di continuità, con le coordinate dell’integrazione artistica nella politica socio – economica e finanziaria del nostro paese.
Scopo primario è quello d’interessarsi, e a volte anche di ospitare, patrimoni d’immenso valore, non solo per conservarli e tutelarli, ma per renderli accessibili e comprensibili ad un pubblico sempre più ampio.

L’Italia possiede un’altissima concentrazione di beni storici, archeologici e artistici distribuiti più o meno uniformemente sull’intero territorio nazionale, ma la mancanza dei finanziamenti necessari limita l’intervento dello Stato sia nel garantire una completa fruizione che nell’acquisire nuove collezioni d’arte contemporanea.
In questo contesto le Fondazioni assumono un’importanza fondamentale e divengono uno strumento risolutivo per le varie problematiche intrinseche al sistema.
Un attenta analisi mette in evidenza la grave crisi che impedisce allo Stato di far fronte, anche in parte, alla tutela del patrimonio nazionale, la molteplicità dei soggetti attivi nel settore, la necessità di aggiornare la metodologia degli interventi, la varietà delle possibili destinazioni degli investimenti.
Fasi, che le Fondazioni, con innovative forme di dialogo, cambiamenti di programmi e puntando sempre e solo sulla qualità, hanno espletato in un’elaborazione concreta, realizzando soluzioni specifiche per ogni intervento.
Non tutte le Fondazioni si collocano in una prospettiva degna del ruolo, alcune cadono nell’effimero, altre rimangono imbrigliate in giochi speculativi, ma la maggior parte formano compagini orchestrali dove ogni singola voce si evolve in armonici percorsi tematici.
Un panorama variegato che, se da un lato, richiama l’attenzione sulle problematiche strutturali, dall’altro pone l’accento sulla vitalità e sul fermento dei giovani artisti emergenti, divenendo punto di riferimento per molti di essi.

Spazi, dove l’arte respira, provoca, affronta argomenti difficili e incontra il pubblico lasciandosi osservare e fruire nella sua totalità.
Questa è la poetica della Fondazione Cartier, che festeggia i suoi vent’anni, lanciando cento nuovi artisti nella mostra J’en reve.
Qualità, competenza e professionalità, sono i punti cardine della Fondazione Cartier, una filosofia gestionale che guarda avanti, lontano, affidando alla creatività della nuova generazione i sogni del futuro per idee che riflettono forme e stati d’animo.

Ogni Fondazione ha una propria fisionomia, si muove su determinati segmenti e segue degli stilemi ben precisi.
Se la storia non ha tempo, quella dell’arte, poi, scorre nell’atemporalità della bellezza soggettiva lasciando tracce profonde di ogni epoca, e generando gli stilemi di quella successiva.
Non si può prediligere il passato o il futuro perché tutto è una successione di eventi concatenati che si giustificano a vicenda.

Nella miriade di fondazioni esistenti un nutrito gruppo mira a valorizzare la tradizione e l’identità nazionale, con interventi che contribuiscono ad accrescere la consapevolezza dell’unità ed unicità del nostro patrimonio artistico e culturale, altre si concentrano sull’attività di un unico artista che ha lasciato un’impronta indelebile dentro e fuori di noi, altre ancora offrono un ventaglio molto nutrito di proposte, eventi, grandi mostre e sfide coraggiose.

Fondazioni come meridiani permanenti in città dinamiche e aperte al dialogo culturale.
Torino in primis, con la Fondazione Sandretto, che festeggia i primi dieci anni d’attività, e la neonata Fondazione Merz, Como con la Fondazione Antonio Ratti, Milano con Fondazione Nicola Trussardi e la Fondazione Mazzotta, la napoletana Fondazione Morra, alias l’Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive, ospite nel seicentesco Palazzo dello Spagnuolo, che porta avanti un progetto ambizioso di organizzare la ricerca, realizzazione e divulgazione della cultura delle comunicazioni visive in sinergia con concrete situazioni socio-culturali.
Senza dimenticare poi, il parco d’arte ambientale La Marrana a La Spezia o la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma. Pezzi di storia, nuove istallazioni, contaminazioni di linguaggio, in città che divengono poli gravitazionali del pianeta cultura.

Fondazioni, nascono nello spirito dell’arte, crescono nella concezione di idee che prendono forma, seguono il profilo di una evoluzione temporale e cambiano le strategie per muovere e smuovere il sistema arte.
Un nuovo rinascimento italiano dove figure singolari e nuovi talenti affiancano l’immenso patrimonio da tutelare.
Ed è proprio nella tutela che si racchiude l’essenza delle Fondazioni, spazi per tessere il valore del bene in preziosi arazzi da consegnare al tempo, una bellezza che sfugge alla mercificazione dell’arte e diviene eredità artistico, culturale e archeologica, una sinfonia paesaggistica d’inestimabile valore da consegnare ai posteri.

Antonella Iozzo

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