L’arte è un gioco da bambini. Intervista ad Akira Zakamoto

di Fabiana Maiorano.

L'arte è un gioco da bambini. Intervista ad Akira Zakamoto

Surreali e fantastiche, a metà tra cultura pop giapponese e reminiscenze infantili, le opere di Akira Zakamoto (all’anagrafe Luca Motolese, classe 1978) raccontano storie di guerrieri ed eroi in un’estetica che ricorda molto le réclame pubblicitarie, complice in questo la sua formazione. Appassionato di manga sin da piccolo, l’artista torinese ha optato per un nome d’arte che mescola riferimenti ai grandi autori giapponesi e il suo cognome, rimandando immediatamente la nostra mente alle atmosfere di Goldrake, Gundam, Tigerman, Doraemon, Hello Kitty, etc. A questi si aggiungono, nei suoi disegni, anche tanti riferimenti al mondo del cinema e della pubblicità, come anche al mondo dell’arte e ai mass media.

Zakamoto mette la pittura classica da parte: favorisce tratti asciutti e tinte piatte, tipici degli anime giapponesi, e spesso strapazza ed euforizza le icone con interventi esilaranti che celano tematiche dal forte impatto sociale. Con ironia e giocosità, molte delle sue tele si appellano alla memoria spensierata del fruitore, lanciando tuttavia messaggi inequivocabili.

Ne sono un esempio le opere che sono state esposte in occasione della mostra Media-mente falso, tenutasi allo Spazio 44 di Torino. Queste riprendono i protagonisti dei cartoon come Wonder Woman, Arale o un equivoco Super Mario, e quelli della storia come Mussolini e Yuri Gagarin, o un più umoristico Lino Banfi, per raccontare episodi e fatti di cronaca degli ultimi ottant’anni con ironia e un non tanto velato cinismo.

Tra tempi di guerra e sogni di pace, la carta dei quotidiani diventa una tela inedita per le sue incursioni pop, rendendo l’impatto sul fruitore ancora più intrigante.

La mostra è stata anche occasione per l’edizione 2023 di “Dono”, un progetto al quale l’artista tiene molto: si tratta di un’estrazione annuale durante la quale Zakamoto regala una sua opera, riscoprendo l’interazione sociale senza l’obbligo di reciprocità.

Benché il nostro mondo sia oggigiorno regolato dall’utilizzo del denaro, credo che l’arte debba emanciparsi almeno in parte dalle logiche dell’accumulo della ricchezza, per assurgere ad un ruolo diverso, per diventare un ambito nel quale si possa sperimentare la fiducia reciproca tra esseri umani. Io non sono disposto a specchiarmi nella menzogna del denaro che mi viene raccontata ogni giorno, credo che l’artista sia costretto a pensare diversamente, per questo metto in atto questo gesto inutile, perché possa germogliare nel tempo e regalarci qualcosa di nuovo. Se non ne vedete il senso e l’utilità, siamo sulla strada giusta. L’interesse che si riesce a creare intorno a questa disutilità senza senso, rappresenta l’energia che mi spinge a continuare il mio lavoro senza sosta.” (A. Zakamoto, Roma 01/2023)

L’intervista

[Fabiana Maiorano]: Com’è iniziata la sua parabola artistica e perché ha scelto come nome d’arte Akira Zakamoto?

Akira Zakamoto

[Akira Zakamoto]: Ho studiato pubblicità e per un periodo ho lavorato in questo ambito, nel frattempo dipingevo per piacere personale, finché sono entrato in contatto con un gruppo di pittori e ho deciso di lanciarmi in quest’avventura. Il personaggio di Akira Zakamoto mixa un omaggio agli autori giapponesi e parte del mio cognome e col suo nome riprende tutto il mio lavoro incentrato sul tema del gioco, dei giocattoli, della spensieratezza. Ho vissuto l’infanzia degli anni ‘80, sono cresciuto con i cartoni animati giapponesi e dunque il nome si riferisce a quel mondo.

Nelle sue opere ci sono riferimenti al mondo manga/anime giapponese, al mondo della pubblicità, del cinema. C’è qualcos’altro che la ispira particolarmente?

Tutto quello che riguarda la mia infanzia e l’infanzia dei miei figli che ho vissuto da genitore. Mi ispira molto il mondo del giocattolo, che rimanda alla spensieratezza infantile. Penso che è così che andrebbe vissuta la vita, con gioia e senza preoccupazioni.

Dal suo sito si legge “Sono un rivoluzionario che crea opere per manifestare il cambiamento”. A quale cambiamento si riferisce?

È proprio legato a quello che ti dicevo prima. Il cambiamento per come lo intendo io è legato ad un diverso approccio alla vita. Il mondo odierno è troppo serioso, tutti sono proiettati verso un raggiungimento di qualche obiettivo lavorativo, economico, piuttosto che puntare ad essere felici, ad avere un rapporto più sano con la vita. Con i miei lavori invito a viversi la vita in maniera giocosa, con l’energia e l’entusiasmo infantile. Io stesso gioco con le opere, come nell’ultima mostra a Torino, dove ho disegnato sulle pagine di giornali del periodo delle due guerre, ho scarabocchiato sui titoli della Storia proprio come un bambino noncurante.

La mostra si chiamava “Media-mente falso”, un gioco di parole che anticipava ciò che si sarebbe visto esposto, giusto?

Si. Il titolo è un riferimento alla veridicità dei media, perché dopo anni magari si scopre che le notizie riportate sono mediamente false. Come ti dicevo, ho scarabocchiato sulle testate come un bambino noncurante dei fatti di cronaca riportati.

Uomini che si fondono con animali, mondo pop giapponese, fotogrammi, giocattoli, pagine di giornali che diventano tele… come sta procedendo la sua produzione artistica al momento?

La mia produzione è abbastanza variegata, sia per quanto riguarda i soggetti che le tecniche: dagli oli su tela alla street art, dal collage alla scultura… sperimento molto, ma la maggior parte del mio lavoro mira a connettersi con la dimensione del gioco.

Cos’è per Lei fare arte?

Per me fare arte è ritornare in quello spazio di bambino tra i 6 e 10 anni circa. I bambini in quel periodo lì sono fantastici, hanno una fantasia pazzesca perché non conoscendole, molte cose se le devono inventare. Crescendo cominciamo a capire un po’ come funziona il mondo e la fantasia ne risente, diamo le cose per scontate. Per me fare arte vuol dire riprendere contatto con il proprio io infantile. Io lo faccio con la pittura, ma si possono scegliere infinite forme espressive.

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Tutte le immagini © Akira Zakamoto
Immagine in evidenza: Akira Zakamoto – Majakovskij, 100×70 cm., olio su carta