Altre Ecologie - Quando l'Arte protegge il Pianeta

L’incanto del paesaggio. Naturalisti, geografi, storici dell’arte nel Ticino del passato prossimo

di Mariangela Agliati Ruggia.

La caratteristica della mostra “L’incanto del paesaggio. Disegno, arte, tecnologia” è l’interdisciplina­rietà. Il paesaggio ticinese è rappresentato attraver­so gli occhi non solo dell’artista, ma pure del geo­grafo, del naturalista, del fotografo e dello storico dell’arte, che volge anche lo sguardo ai monumenti.

L’idea della rassegna, che si è man mano dipanata nel corso di questi due anni, è nata dallo spunto di David Matthäus Zurbuchen che ci ha fatto conoscere il lavoro di Hermann Fietz, ottimo allievo e seguace del celebre Johann Rudolf Rahn il quale, nei suoi frequenti viaggi, con mano sicura illustrò chiese, case, comignoli, angoli di vie del Ticino, come anche romantici scorci lacustri. Fietz soggiornò nel nostro territorio dapprima al seguito di Rahn nel 1889, ma le sue frequentazioni con la nostra regione durarono per più di quarant’anni e sono testimo­niate da oltre quattrocento disegni e acquerelli conserva­ti dai discendenti, a cui si aggiunge una nutrita serie di fotografie (oltre un centinaio quelle di soggetto ticinese). Da qui hanno preso il via i ragionamenti dei curatori sulla genesi, il mutamento e, ahimè, anche la distruzione del nostro paesaggio, della natura e dei nostri beni artistici. Nei suoi schizzi, che danno conto delle meraviglie del no­stro territorio, sono infatti rappresentate le città ma anche i villaggi più discosti, con una prevalenza delle località del Locarnese, del Luganese e del Mendrisiotto, e con solo qualche excursus nel Bellinzonese e nelle valli. Disegni ma anche acquerelli schedati e illustrati, che si possono anche trovare pubblicati online.

Nel 1919 Fietz volle illustrare questo suo peregrinare in un libro con la prestigiosa pre­fazione dell’allora Consigliere federale Giuseppe Motta. Questo suo lavoro è in questa occasione riprodotto e gode, a poco più di cent’anni di distanza, di una ulteriore nuo­va presentazione a firma del Consigliere federale Ignazio Cassis, in cui si sottolinea l’importanza della coesione na­zionale.

Carlo Bossoli (Lugano, 1815 – Torino, 1884) Veduta sul lago di Lugano (dal Monte San Giorgio) ante 1860; olio su tavola Collezione Luciano Cattaneo

Un’esposizione dall’impianto multidisciplinare, come di consuetudine per il nostro museo inedita e studiata ad hoc, necessitava di competenze specifiche, che abbiamo trovato in specialisti distintisi nel tempo per le loro cono­scenze in vari campi: Paolo Crivelli, geografo e docente, Giulio Foletti, storico dell’arte e già capo servizio presso il Servizio inventario dell’Ufficio dei beni culturali di Bellin­zona, Filippo Rampazzi, direttore del Museo cantonale di storia naturale di Lugano.

Si è partiti dal complesso megalitico scoperto a Cla­ro nel 2019, con una stele antropomorfa che presenta se­gni di sbozzatura e di scultura: ci troviamo di fronte alla più antica testimonianza di statuaria nel Cantone Ticino, risalente a circa 4’500 anni fa. Il cerchio si chiude con le suggestive opere di Reto Rigassi realizzate del 1997 e con le riprese eseguite con i droni, in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali di Bellinzona, da Stefano Romani, che offrono una visione inedita e moderna di alcuni comples­si monumentali. Come immagine guida della mostra si è scelto un paliotto in scagliola, il “marmo dei poveri” tanto diffuso alle nostre latitudini, al quale la Pinacoteca aveva dedicato nel 2007 una mostra: esso presenta un paesaggio un po’ naïf in cui, con una sproporzione evidente, trovano posto elementi architettonici e geografici, flora e fauna.

In mezzo si sviluppa l’articolato percorso suddiviso in più temi. Innanzitutto, il discorso sulla misurazione del territorio e i relativi strumenti, la descrizione geografica, la cartografia e le matrici utilizzate per le riproduzioni. Questa sezione, curata da Paolo Crivelli, comprende una vera e propria chicca: un foglio, raffigurante la Svizzera, compreso nel rarissimo Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius, il primo atlante moderno (pubblicato ad Anversa nel 1570). Attraverso una selezione di importanti carte geografiche, si arriva a una scelta di splendidi panorami e vedute, rea­lizzati tra gli altri da Carlo e Francesco Edoardo Bossoli e da Remo Patocchi. Preziosi materiali sono giunti a Rancate grazie alla collaborazione con Swisstopo. Il tutto è accom­pagnato dalle fotografie conservate all’Archivio di Stato del Cantone Ticino di Bellinzona e commentate in catalogo da Gianmarco Talamona in un testo che porta l’emblematico titolo Creare l’identità di un territorio con la fotografia?

Carlo Bossoli: Riva del grano (1849). Tempera su carta, 49×68 cm. Museo d’Arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano

Filippo Rampazzi ci offre una lettura del paesaggio attraverso i più importanti naturalisti che operarono nel Ticino, in primis Luigi Lavizzari, uomo politico e scien­ziato originario di Mendrisio, che ha posto le basi per l’at­tuale Museo cantonale di storia naturale. In mostra sfila una scelta di materiali di grande valore storico, scientifico ma anche artistico, con tavole acquerellate che illustrano flora e fauna, ma anche erbari, fossili, curiosi strumenti per lo studio dei reperti che provengono dalle collezioni di illustri naturalisti (Alberto Franzoni, Silvio Calloni, Emilio Balli).

Nella sezione dedicata agli artisti, curata da Giulio Foletti, non potevano mancare le opere di Filippo Fran­zoni, presente con due importantissimi paesaggi, Delta della Maggia e Riva di Muralto, che si possono ammirare accostati dopo molti anni, ma anche con due rappresenta­zioni di Cimalmotto, al quale in mostra e nel catalogo è ri­servato un capitolo apposito, volto a indagare la frana che colpì questa località e Campo Vallemaggia. Si tratta di un esempio emblematico per la lettura del territorio, coniu­gando i temi della morfologia, dell’emigrazione e dell’in­terpretazione artistica di questi luoghi incantevoli grazie alle opere, oltre che di Filippo Franzoni, di Ugo Zaccheo e di Daniele Buzzi.

Tra le figure principali non potevano mancare Gioa­chimo Galbusera e Luigi Rossi, quest’ultimo presente con due dipinti esposti alla Biennale di Venezia: La pianura, nel 1920 e non più visto da allora in un’occasione pubblica, e La raccolta delle castagne nel 1922. Edoardo Berta è con il famoso dipinto Messidoro ma anche con un delizioso e inedito dipinto, Giugno in montagna. Si è cercato, pur con le inevitabili lacune meramente dovute a ragioni di spa­zio, di presentare i molti pittori delle terre ticinesi. Alcuni hanno goduto di fama nel recente passato, come quel Che­rubino Patà di Sonogno, braccio destro di Gustav Courbet del quale, con il consenso del maestro, firmava molti qua­dri. A lui sono state dedicate importanti pubblicazioni ma è oggi assai dimenticato; medesima sorte subita da Danie­le Buzzi, ingegnere oltre che artista, di cui ricordo la mo­stra curata da Matteo Bianchi nel 1984 a Locarno. Ci sono poi le belle opere di Giuseppe Foglia, Luigi Taddei, Emi­lio Maccagni, ma anche Attilio Balmelli, non più esposto dal 1987, quando si tenne un’iniziativa della Casa Cavalier Pellanda a Biasca. Credo che sia la prima volta anche per Remo Patocchi, il “pittore delle Alpi”, conosciutissimo in Svizzera interna, dove vendeva molto bene i suoi quadri ispirati alle nostre montagne. Nella scelta si è cercato di rappresentare tutte le regioni del Cantone, avendo dato spazio a Isidoro Solari, Augusto Sartori, Camillo Rusconi, Titta Ratti, Ugo Zaccheo, pittore ma anche insegnante di disegno alle magistrali di Locarno, e all’unica donna rap­presentata, Regina Conti, con due dipinti e due piccole sculture.

Carlo Silini invece ha composto una ideale “pinaco­teca letteraria” partendo dai naturalisti che descrissero i nostri paesaggi e poi passeggiando su e giù per il Ticino sulla scia delle parole di Francesco Chiesa, Giuseppe Zop­pi, Plinio Martini, Felice Filippini, non dimenticando figu­re femminili come Anna Gnesa e Alina Borioli.

Un lavoro composito, che ha richiesto la suddivi­sione in due volumi, ognuno dei quali introdotto dai testi di Giulio Foletti, che intesse sottili intrecci componendo le diverse tematiche trattate. In chiusura, un intervento di Claudio Ferrata dal titolo provocatorio, che apre ideal­mente a nuove riflessioni: A cosa serve il paesaggio?

Mariangela Agliati Ruggia
Direttrice della Pinacoteca cantonale Giovanni Züst

fino a lunedì 25 Aprile 2022
L’incanto del paesaggio. Disegno, arte, tecnologia
PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST
Piazza Santo Stefano, 6862 Rancate
+41 91 8164791; ti.ch/zuest

Immagine in evidenza: Gioachimo Galbusera: Laghetto Moesola veduta dal Passo. Olio su tela 164×109 cm. Patriziato di Mesocco

Filippo Franzoni: Campo Vallemaggia (s.d). Olio su tela 40 x 60 cm. Collezione privata