Magritte poeta dei sogni

Magritte poeta dei sogni

Il mistero della realtà nella lucida enigmatica visione dell’inconscio. Immagini per esplorare se stessi ed interrogare il mondo. 90 famose opere celebrano il talento surrealista di René Magritte, ne “La chiave dei sogni”, la retrospettiva, ospitata dalla Fondazione Beyeler di Basilea (7 agosto-27 novembre 2005), in collaborazione con il Kunstforum di Vienna, la Fondation Magritte e il Louisiana Museum del Modern Art di Copenhagen.

Con Magritte la razionalità si ritrae, la logica si ripiega su se stessa, la mente si offusca.
Accostamenti dissociativi, composizioni assurde, situazioni in bilico tra l’onirico e la più fervida immaginazione, tutto, nella diafona recettività dell’artista che trasferisce nell’immagine il pensiero visibile.
Oggetti quasi banali, sapientemente incastonati in scenografie al limite del concepibile, risvegliano ricordi assopiti nei più remoti angoli dell’inconscio e le visioni oniriche acquistano, così, tangibilità con simboli e segni che turbano e inquietano lo spettatore. Una mostra la cui soluzione di continuità è cesellata nel mondo dei sogni, dove ogni opera è una scena aperta nella teatralità della mente.
L’inconscio ne sprigiona la bellezza onirica, fonte di mistero e la prontezza mentale ne carpisce il senso.

Sono opere, quindi, che non appagano per una bellezza classica ma che stimolano l’istinto nella ricerca della propria profondità.
Un gioco di quinte e fondali nel teatro dell’esistenza, proprio come nell’opera “Il fantino perduto” – la sua prima opera surrealista, dove un sipario teatrale incornicia il fantino a cavallo nella sua statica corsa, tra una foresta di pseudo-birilli rivestiti di spartiti musicali, trasformati in alberi.

Nel ristretto territorio della sopravvivenza d’immagini, il sentimento estetico del sapere, filtra la mente e ne riversa l’evanescenza nel pensiero visibile, l’unico possibile, l’unico concepibile, l’unico presente in mostra, per un viaggio a ritroso nella profondità oscura di un io, soggetto e oggetto nel puzzle dell’inconscio.
Antonella Iozzo