Oltre noi stessi “La Percezione dell’Orizzontale”

Ordinanza Ministero della Salute

Una mostra sul filo della percezione, per scrutare l’universo che è in noi. Al Museion (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea) di Bolzano La percezione dell’orizzontale“, con opere di Friedrich, Mondrian, Gursky, Malevich, Rothko, Noland, Lichtenstein e non solo (16 settembre 2005 all’otto gennaio 2006).

Sentimenti, emozioni, sensazioni, stati d’animo. Vi è tutto un universo dentro di noi di cui ne percepiamo l’esistenza, ne sentiamo il respiro ne avvertiamo il soffio sottopelle. Riflessi emotivi adagiati nei luoghi della mente, assopiti fra le fibre della natura, custoditi nell’intimità dell’io, abitano il nostro inconscio e silenziosamente emergono in espressioni, sguardi, voci e atteggiamenti. Sono le percezioni, presenze astratte e concrete della nostra quotidianità.

Anche la percezione ha una sua linea, se è una linea d‘ombra, una linea parallela al nostro essere, o una linea sospesa nella spazialità dell’universo non è determinante, ciò che rientra nella sfera delle nostra persona, invece, è quella linea che segna l’orizzonte, quella linea che ci protende sempre in avanti, che ci spinge ad esplorare l’ignoto, che ci trascina, nella sua luminosità attrattiva, nell’immensità, nello spazio infinito che d’improvviso ci avvolge aprendo nuovi orizzonti dentro e fuori noi stessi.

Il concetto di percezione e di orizzontale nell’arte degli ultimi duecento anni, viene così visto, attraverso 18 artisti e 20 capolavori. Una mostra tematica che non punta sulla quantità ma sulla qualità e sul coinvolgimento emotivo dello spettatore chiamato a riflettere a interrogarsi a meditare dinanzi a paesaggi, a lavori astratti, a fotografie e video che scrutano la forma, il senso, l’emotività, il sensibile, nella e sulla proiezione di quella linea che rilascia sensazioni di calma, di quiete, di trascendenza.

Un’espressività cadenzata, un linguaggio emozionale che risiede nell’essenza stessa dell’arte e che le opere flettano in avanti, spostando sempre più il baricentro verso il reale, la quotidianità. La percezione dell’orizzontale, non come limite ultimo ma come punto di partenza di un’indagine interiore che sviluppa le sensazioni in microparticelle di sonorità ruotanti intorno all’essere. In questa profondità di superficie la distanze tra l’arte e la vita si annullano in una dilatazione nello spazio, che va oltre quella linea di confine, quell’orizzonte di emozioni e sensazioni che costituiscono la barriera corallina della nostra sensibilità.
Una mostra che affianca opere storiche a opere contemporanee, opere astratte con dipinti tradizionali, non un confronto ma un percorso binario parallelo istoriato di differenze e somiglianze.

Un percorso intorno all’interpretazione dell’invisibile, alla spiritualità ritrovata nel posare la propria anima sulla tela, indipendentemente dalla tecnica, un ritorno al proprio io nella spazialità rarefatta e atemporale di un orizzonte, il proprio, sospeso nella musicalità della propria anima, in armonici accordi tra essere ed esistere, tra sapienza intuitiva e creativa. Una sapienza che dal buio porta alla luce della conoscenza, principalmente di se stessi nella percezione della propria linea orizzontale, confine ultimo tra il saper emozionarsi e l’emozionare il mondo.
Antonella Iozzo

Oltre noi stessi "La Percezione dell'Orizzontale"
Hiroshi Sugimoto
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