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Realtà e surrealtà nell’alchimia pittorica di Daniela Balsamo

di Mariateresa Zagone.

Realtà e surrealtà nell'alchimia pittorica di Daniela Balsamo

Il femminile contraddittorio, introspettivo, sontuoso e rotondo, demodée e desabillè, sospeso tra il presente e lo struggimento di ombre che affiorano da un passato nebuloso e torbido vive nelle carte e sulle tele della pittrice palermitana Daniela Balsamo, un’artista che apre la porta di stanze intercomunicanti in cui la surrealtà s’incarna nella magia rivendicando alla visionarietà un ruolo forse taumaturgico rispetto al tempo presente o, forse, rispetto ad ogni tempo presente.

Nelle sue opere ricorre all’alchimia, al mito, alla metamorfosi, a un percorso di ascesi mistica che sembra strizzare l’occhio a Freud e alla sua analisi su Totem e tabù.
I sogni e gli incubi, così come le premonizioni, prendono la forma di oggetti di affezione, oggetti di uso quotidiano che cominciano a sovrapporsi a segmenti di memoria archiviati nell’inconscio, ad animali reali o di fantasia creando situazioni “belle come quando un ombrello incontra una macchina da cucire su una tavola operatoria”. La dimensione dell’inconscio è resa manifesta dalla sequenza di libere e raffinate associazioni.

Ne scaturiscono cortocircuiti, difformità dalla regola: sono oggetti, scorci, interni che a ben guardare rivelano delle bizzarrie in stridente contrasto con la normalità, ecco allora che un cucchiaio proietta l’ombra di una forchetta mentre in un bicchiere di cristallo su una tavola elegantemente apparecchiata nuota un pesce rosso, un polipo giganteggia su una carta geografica mentre una cassatina siciliana fa bella mostra di se sul bordo del lavabo e una gru sul tavolino del salotto buono guarda il grande vaso cinese.

Realtà e surrealtá si confondono, si mischiano e lasciano negli occhi la soddisfazione di una gran bella pittura pirotecnica e vegetale; gli intimi interni in cui capita di veder volare aironi colorati o levitare corpi di fanciulle incoscienti vengono invasi da vegetazione tropicale stracarica e abbondante.
Nascono paesaggi inediti in cui seriche tappezzerie di divani con piedini leziozi in stile “Reggenza” galleggiano su specchi d’acqua pieni di ninfee e si fondono con foreste rigogliose e conturbanti in cui convivono vulcani, esseri zoomorfi e fitomorfi alieni, tazze di pregiate porcellana, libri.

La pittura ad olio è materica e luminosa e allo stesso tempo precisa e attenta al dettaglio; nella rappresentazione di oggetti raffinati e di ambienti eleganti si respirano atmosfere intrise di decadentismo crepuscolare, da salotto della buona amica di nonna Speranza, mentre le nature morte guardano alla pittura di genere, al gusto di indugiare nel particolare. Oggetti che vivono di una quiete surreale, osservati nel dettaglio, amati e descritti, silenziosi e presenti come in un interno seicentesco a Delft o ad Amsterdam. Tutto è incantevole e tutto pone interrogativi.

L’intervista

[Mariateresa Zagone]: Fino ad una certa età sei stata una “giramondo” per poi stabilirti definitivamente a Palermo che è la tua città. Cosa ti ha spinta a ritornare.

Daniela Balsamo

[Daniela Balsamo]: Mi ha spinto l’amore a tornare nella mia città. Dopo tanto girovagare mi sono innamorata di un palermitano. Non ci ho pensato due volte, ho fatto i bagagli e sono tornata a Palermo. Non me ne sono mai pentita, anzi oggi sono più che felice di vivere qui, trovo Palermo una città folle e creativa e in fin dei conti è l’unico posto che posso davvero chiamare casa.

Ricordo di averti conosciuta nell’autunno 2018 in occasione del vernissage, a Palermo presso spazio Arèa, della mostra “Sogni” e di essere rimasta colpita dalle premonizioni dei tuoi incubi sulla imminente maternità. Quanto ti ha cambiata diventare madre e quanto ha influenzato la tua poetica pittorica?

Penso che la maternità sia una rivoluzione per la vita di ogni donna. Con mio figlio ho attraversato lo “spazio bianco” della prematurità estrema e questa esperienza seppur dolorosa mi ha fatto il regalo più bello che potessi ricevere, quello di considerare ogni giorno un dono e non dare mai niente per scontato.

Un incubo ricorrente

Correre ad un velocità sempre maggiore, fino a quando perdo totalmente il controllo del mezzo che conduco: per fortuna mi sveglio sempre prima che mi schianti da qualche parte

Di che colore sono i sogni che si realizzano?

Direi che sono gialli perché il giallo è energia allo stato puro: è un colore potente pieno di possibilità.

E quelli che non si realizzano?

Ho sempre pensato che il blu fosse il colore dell’immobilità, di ciò che sta fermo, congelato nel tempo e nello spazio, direi che è un ottimo colore per i sogni che non si realizzano.

Chi sei quando non dipingi?

Sono una collezionista. Ho collezionato di tutto, piante tropicali, gioielli antichi, kimono giapponesi e cineserie ma il divertimento più grande è scovare tesori nascosti nei mercatini delle pulci e nei posti più impensabili. Adoro gli oggetti che hanno una storia, instauro con essi un rapporto empatico e spesso diventano protagonisti dei miei quadri.

Da dove vengono le creature che popolano i tuoi quadri?

I miei lavori nascono da delle visioni, queste immagini che nascono spontaneamente nella mia mente si arricchiscono di dettagli nella fase progettuale dell’opera. Un piccolo mondo che si popola di creature attraverso associazioni di idee ed esperimenti. Vengono fuori dei collage nei quali verifico la composizione delle immagini per poi passare all’esecuzione vera e propria dell’opera.

Quale credi sia il compito di un artista oggi?

Ogni artista ha in se la sua personale motivazione che lo spinge a mettersi in gioco, per quanto mi riguarda affido alle mie opere i miei ragionamenti, le mie preoccupazioni per il futuro, le mie speranze, i miei sogni. Spero di produrre immagini potenti che riescano a catturare lo spettatore per trascinarlo nel mio mondo magico. Un mondo dove posso veicolare messaggi, anche crudi e dolorosi, attraverso un linguaggio elegante e poetico.

Ad ispirarti, influenzarti, illuminarti ci sono letture particolari?

Purtroppo non sono una grande lettrice ma uno degli scrittori che ho amato di più è stato Albert Camus, mi ha colpito la sua lucidità nel descrivere l’insensatezza della vita, l’assurdo, per poi giungere alla morale della rivolta, il rifiuto del conformismo e la ricerca della giustizia sociale e della bellezza. Altro scrittore che amo molto è Philip K Dick, anch’egli odia il conformismo e la menzogna e i suoi mondi distopici ci fanno riflettere sulla nostra realtà, leggere i suoi racconti ha dilatato la mia immaginazione e mi ha mostrato come spingermi oltre il confine del reale.

Tre aggettivi per descrivere il sistema dell’arte in Italia.

Non so risponderti, io non faccio parte del sistema dell’arte, sono un’ outsider, non ho una galleria di riferimento… C’è chi ama il mio lavoro, siano essi curatori o collezionisti ed è solo grazie a loro che posso permettermi il lusso di essere una pittrice

Nei tuoi dipinti esistono luoghi in cui la figura umana è assente, altri in cui, soprattutto donne sognanti e abbigliate all’orientale, rimangono immobili o addirittura di spalle. Ce ne vuoi parlare?

La figura è sempre più assente perché in questo preciso momento ciò che mi preme raccontare è la corsa dell’uomo verso l’autodistruzione e il trionfo della natura che si riprenderà tutto, tutto quello che le abbiamo tolto con la nostra arroganza. Quando compare la figura è quasi sempre un racconto autobiografico e intimo, accade quando ho voglia di registrare un preciso momento della mia vita, come fosse un diario di bordo.

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Copyright
Tutte le immagini © Daniela Balsamo

Daniela Balsamo nasce a Palermo nel 1970. Dopo aver conseguito la maturità artistica si trasferisce a Firenze dove frequenta, presso il Politecnico Internazionale della Moda (Polimoda), il corso di fashion design. Nel 1991, grazie a una borsa di studio, approfondisce il tema dell’illustrazione di moda studiando al Fashion Institute of Technology di New York. Dopo alcuni anni di design nel mondo della moda, decide di tornare a Palermo dove frequenta il corso di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti. Si dedica al teatro e dal 1997 al 2001 è impegnata in importanti allestimenti teatrali e successivi tour mondiali con grandi registi internazionali del calibro di Peter Greenaway e Bob Wilson. L’intensa attività teatrale la porta a trasferirsi stabilmente a Roma dove, dal 2001 al 2005. collabora con diverse riviste di moda come fashion stylist e illustratrice. Dal 2005 vive a Palermo, dove insegna disegno di moda e fashion styling all’Accademia del Lusso e collabora come costumista a diverse produzioni teatrali e cinematografiche. In questi anni ha intensificato la sua ricerca artistica concentrandosi su una particolare tecnica di collage con la quale ha realizzato ritratti e grandi tavole, fino a giungere alla produzione più recente in cui abbandona la carta per una pittura liquida ed eterea.