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Ricollocata nella Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio la Madonna della Neve di Jacopo di Cione

Ricollocata nella Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio la Madonna della Neve di Jacopo di Cione

La pala d’altare raffigurante La Madonna della Neve dipinta da Jacopo di Cione è stata ricollocata nella Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio a Firenze, dopo un meticoloso restauro reso possibile grazie al sostegno di Friends of Florence.

L’intervento, iniziato nel periodo del Covid sotto l’Alta Sorveglianza prima di Jennifer Celani e poi di Daniela Parenti, funzionarie di zona per la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, è stato eseguito da Lisa Venerosi Pesciolini e si è protratto fino a maggio 2024: si è trattato di un intervento complesso che ha comportato inoltre tempi di studio delle singole tavole e la valutazione dei tutte le ipotesi sulla loro ricomposizione in un insieme unitario.

“Finalmente possiamo tornare ad ammirare la pala d’altare raffigurante la Madonna della Neve di Jacopo di Cione nella Chiesa dei SS. Apostoli e Biagio: siamo felici di aver sostenuto questo importante intervento che ha consentito, non soltanto di conservare l’opera, ma di ri-assemblarla con quel rigore scientifico necessario alla leggibilità nel suo complesso. – Sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence – Ringrazio a nome di Friends of Florence Padre Nicola Tovagliari Parroco della Chiesa dei SS. Apostoli e Biagio che ci ha dato la possibilità di eseguire il lavoro, Jennifer Celani e Daniela Parenti funzionarie della Soprintendenza ABAP che hanno diretto e seguito il lavoro con grande attenzione e Lisa Venerosi Pesciolini la restauratrice che ha eseguito l’intervento insieme a Roberto Buda e al team di lavoro. Il nostro grazie più sentito va anche a Angela Lo Re, Francis O’Neill, Denise Monteleone, Jim Martin, la famiglia Fullerton, David Swensen, i nostri donatori che hanno reso possibile la realizzazione dell’intero progetto.”

Cenni sull’opera e sullo stato di conservazione

Le fonti riportano che la pala raffigurante la Madonna della Neve fu fatta realizzare da Stoldo Altoviti nell’ultimo quarto del XIV secolo per esaudire le volontà del padre Bindo, che aveva fatto erigere una cappella nella chiesa dei Santi Apostoli a destra dell’altare maggiore. I caratteri formali che ancora si riconoscono nella maestosa figura della Madonna col Bambino e nei frammenti delle storie laterali sono riconducibili a Jacopo di Cione, fra le più importanti personalità della pittura fiorentina della seconda metà del Trecento, fratello minore dei Andrea Orcagna e Nardo di Cione. Fin dall’antichità l’opera è stata sottoposta a più interventi di restauro ma il maggior danno è intuibile sia stato inferto da un massiccio attacco di insetti del legno, che probabilmente avevano compromesso gravemente le cornici e la predella, tanto che le stesse furono asportate e la pala fu separata in tre scomparti. Risale forse al XVIII secolo l’oltraggiosa resecatura della sommità dei tre pannelli che fu centinata. In questo intervento il fondo della Madonna con il Bambino del pannello centrale fu ridorato interamente nascondendo le tracce della pittura di collegamento con le altre tavole e gli scomparti laterali furono ricoperti dalla pittura di due monache. Al momento dell’alluvione del 1966 l’opera appariva assemblata con la tavola più alta centrale raffigurante la Madonna ed il Bambino e due tavole laterali con la raffigurazione di Santa Teresa e Santa Maria Maddalena dei Pazzi, così identificate da Guido Carocci, singolarmente incorniciate da una cornice modanata e dorata. Il suo ricovero nei laboratori della Fortezza da Basso segnò l’inizio del recupero della pittura di fine XIV secolo. Il restauro concluso nel 1968 rimosse la pittura posticcia ed il fondo oro fasullo recuperando interamente la pittura di Jacopo di Cione pur molto lacunosa.
Lo studio eseguito nel 2008 valutò le dimensioni originarie del dipinto e la ricostruzione grafica dell’insieme per la ricomposizione della pala d’altare secondo le proporzioni tra le singole parti desunte dallo studio degli elementi del supporto.

Il restauro

L’opera rimase smembrata in tre pezzi e conservata nei depositi dei laboratori di restauro fino al 2020, anno in cui il progetto di riassemblaggio e restituzione alla chiesa dei Santi Apostoli, fortemente voluto da Jennifer Celani, è stato abbracciato dai Friends of Florence.

La pulitura e la smacchiatura della pittura, insieme alla levigatura delle vaste aree stuccate, ha portato alla luce importanti frammenti di colore originale che hanno permesso di ricongiungere pittoricamente campiture interrotte dalle lacune e di ricostruire il disegno di alcune delle architetture restituendo leggibilità alle scene narrative.

Straordinario è il recupero della Madonna con il Bambino sia per il ripristino del nastro dorato bulinato che chiude l’icona dimensionando il tappeto di stelle secondo l’originaria incisione ritrovata, sia per il riordino della centina che, attraverso il recupero della bulinatura e della dimensione del nastro dorato articolata in un disegno polilobato originariamente sul fondo oro, ristabilisce compiutezza e maestà alla Madonna stante.

Tutte le aree pittoriche non recuperabili per mancanza di frammenti e complessità compositiva sono state trattate con un fondo unitario della tonalità cromatica dominante nella rappresentazione e di intensità tale da permettere il risalto delle isole di pittura originali ancora conservate.

Nel corso dell’intervento di restauro è stato affrontato dal vero lo studio dell’opera in maniera empirica, ciò ha permesso quindi di approfondire e verificare quegli elementi acquisiti in una prima fase di osservazione della documentazione fotografica reperita.

La ricomposizione della pala

L’analisi scaturita dalla realizzazione di grafici e di modellini in legno ha permesso la valutazione delle soluzioni possibili per la ricomposizione della pala smembrata.

La definizione del progetto ritenuto più corretto – in ordine al rispetto della storia conservativa dell’opera e dei limiti interpretativi da essa imposti – per ricondurre ad una forma unitaria i tre elementi che originariamente componevano la pala d’altare, si è basata sulla ricostruzione di quegli elementi lignei decurtati nel corso del tempo e ritenuti imprescindibili per la ricomposizione della pala d’altare stessa. Pertanto, è stata ricostruita la porzione inferiore della tavola centrale al fine di recuperare il suo riallineamento con le due tavole laterali e la predella di sostegno che determina la continuità di appoggio dei tre elementi, posizionati ad una distanza tra loro che rispetta le porzioni di tavolato mancanti.

Grazie alla ricomposizione della pala e al recupero della sua leggibilità nella memoria della eleganza e della forza del capolavoro originario, dopo 58 anni di assenza l’opera torna alla chiesa dei Santi Apostoli per la quale era stata concepita.

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foto di Antonio Quattrone