Tom Wesselmann: la terza dimensione della Pop Art

Tom Wesselmann: la terza dimensione della Pop Art

Immagini per comunicare e dar voce al desiderio, liberando l’arte da contenuti sociologici. E’ la pittura di Tom Wesselmann, straordinariamente normale nella scelta dei soggetti, innovativa e rivoluzionaria nel modo di rappresentarli. Uno stile unico e personale che segna per sempre la differenza tra il suo linguaggio pop e la pop art di Warhol e gli altri. Il Macro di Roma (8 giugno – 18 settembre 2005) espone una quarantina di composizioni, realizzate tra il 1963 e il 2004.

E’ un’arte figurativa, dove l’oggetto e il soggetto combaciano perfettamente sulla tela, proprio come nella realtà, la vita si riflette dai cartelloni pubblicitari e dai programmi televisivi.
Wesselmann, utilizza i temi tradizionali della pop art, il nudo femminile, i paesaggi, la pittura d’interni e la natura morta, ma li denuda del loro messaggio sociologico per dar forma e voce al bello, nascosto dalla quotidianità e dall’ordinario.
Campiture piatte, tonalità vivide e decise, per una pittura d’impatto, dove l’effetto voluttuoso, delle labbra carnose o dei corpi sensuali, persistono nella memoria.
Nature morte e interni eternamente sospesi tra la tecnica fumettistica e i tratti da Renoir.
In Wesselmann ci sono l’eleganza di Modigliani, il rigore geometrico di Mondrian e le cromie di Matisse.
Nella spazialità, studiatissima, dove nulla è lasciato al caso, i nudi esaltano la composizione, senza alterarla, in un gioco enigmatico con gli altri elementi del quadro, che attenuano la loro valenza erotica.
Il rapporto con lo spazio, studiato e calcolato, è evidente nella serie Bed paintings dove la forma dell’oggetto determina la sagoma della tela.

Un nuovo modo di concepire l’arte e soprattutto, un nuovo modo di guardare l’arte, traducono la forza realisticamente creativa ed evocativa di Wesselmann in una continuità tra il reale, l’artista e il pubblico, che aumenta di significato, quando decide di ridurre la tavolozza ai tre colori della bandiera americana, o al colore kaki della sua vecchia uniforme da fanteria. Con Wesselmann è la realtà a tingersi d’arte, più che l’arte a divenire realista. I celebri cicli di assemblage paintings includono… il mondo sulla tela, nel senso letterale del termine, l’oggetto non è più solo rappresentano ma viene inserito concretamente nell’opera, così ritroviamo telefoni che squillano televisori funzionanti, sedie, porte e via dicendo.

Wesselmann, non cerca la tridimensionalità, ma la terza dimensione, spiega, serve solo per dare maggiore consistenza e quindi intensificare l’immagine bidimensionale.
Esattamente come l’immagine tranquilla e metodica della sua vita privata, acquista nell’arte, quella terza dimensione che determinerà la parabola artistica degli ultimi decenni del novecento.

Antonella Iozzo

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