Tornano nell’ex Ospedale di San Giovanni di Dio le tele resturate di Violante Ferroni

Tornano nell'ex Ospedale di San Giovanni di Dio le tele resturate di Violante Ferroni

Dopo un’assenza durata due anni, tornano a splendere, nell’atrio monumentale dell’ex Ospedale San Giovanni di Dio, in Borgo Ognissanti a Firenze, di proprietà della Ausl Toscana Centro, i due grandi ovali realizzati a metà del Settecento dalla pittrice fiorentina Violante Ferroni, e raffiguranti San Giovanni di Dio che cura gli appestati e San Giovanni di Dio che distribuisce il pane ai poveri.

Le due opere, dipinte a olio su tela, sono state oggetto di un accurato restauro promosso da AWA (Advancing Women Artists), l’associazione americana che opera in Toscana, impegnata nel recupero e nella valorizzazione di opere realizzate da artiste, i nomi e i volti meno noti del nostro immenso patrimonio artistico.

Le opere e il contesto

Le origini dell’Ospedale vecchio di San Giovanni di Dio (l’attività ospedaliera oggi prosegue nel nuovo Ospedale di Torregalli, ma la struttura rimane di proprietà dell’Ausl Toscana Centro) risalgono al 1382, anno in cui viene fondato dalla famiglia Vespucci, di cui faceva parte anche l’esploratore Amerigo. All’epoca la struttura era dedica a Santa Maria dell’Umiltà. Solo nel 1587, il granduca Ferdinando I accordò l’utilizzo dei locali alla congregazione agostiniana dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (o Fatebenefratelli), seguaci del portoghese Giovanni di Dio, da cui l’ospedale trarrà il suo nome.
Nel Settecento, il complesso cambiò radicalmente volto. Grazie a finanziamenti granducali e ai sempre maggiori lasciti privati, il nosocomio poté ingrandirsi e rinnovarsi. Nel 1735, dopo la canonizzazione di San Giovanni di Dio, venne inaugurato il nuovo vestibolo, arricchito da uno scenografico scalone a doppia rampa, di ispirazione barocca. Sulle pareti laterali vennero create due nicchie in stucco che avrebbero accolto le due tele commissionate alla giovane pittrice fiorentina Violante Ferroni.

L’artista

Nata nel 1720, la Ferroni fu allieva di Violante Siries Cerroti, artista di corte e prima donna copiatrice agli Uffizi. Successivamente studiò con Gian Domenico Ferretti, un pittore che dominò la scena artistica fiorentina per gran parte del XVIII secolo. Si dice anche che sia stata la modella per il suo Ritratto di Donna vestita da Diana. Nel 1736, a neanche 16 anni, Violante Ferroni fu accettata come membro della prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze, proprio come era accaduto ad Artemisia Gentileschi. Le sue opere furono esposte nell’Accademia di San Luca nel 1737 e nel 1767, nonché alla Galleria degli Uffizi. Nell’ambiente artistico frequentato dalla Ferroni c’era anche il noto Vincenzo Meucci, che ritroviamo insieme a lei in San Giovanni di Dio, come autore degli affreschi sulla volta. Si hanno notizie di lei fino al 1768. La sua data di morte è infatti finora sconosciuta.

Il restauro

Compromessi dal tempo, dalle infiltrazioni di umidità, da alcuni danni meccanici e da precedenti restauri, i due ovali sono stati sottoposti a un intervento conservativo ed estetico, condotto dalle restauratrici Marina Vincenti e Elizabeth Wicks, sotto la direzione di Maria Pia Zaccheddu, funzionaria della Soprintendenza.
Il restauro, oltre a restituire integrità alla struttura delle due tele, ha consentito di ripulire la superficie pittorica, togliendo la patina bruna che le copriva e restituendo così la natura cromatica delle opere.
Inoltre, il restauro ha permesso una scoperta importante. Ha fatto emergere – nell’ovale collocato a destra, quello che raffigura San Giovanni di Dio che distribuisce il pane ai poveri – la data e la firma della pittrice: “Violante Ferroni fece 1749”.
Il dipinto di sinistra, invece, che raffigura il Santo nell’atto di curare gli appestati, non è datato, ma la sua realizzazione è collocata dagli esperti a circa otto anni dal primo.
“Non si hanno ancora molte notizie di Violante Ferroni, ma questo restauro rappresenta sicuramente un incentivo importante a compiere ulteriori studi su questa giovane pittrice fiorentina, molto dotata, che si cimentava con opere di dimensioni importanti e con committenze pubbliche, allora riservate agli uomini” hanno commentato le due restauratrici, Marina Vincenti e Elizabeth Wicks.