Con la Collezione Mattioli il Museo del Novecento diventa la più importante galleria futurista del mondo

Il Museo del Novecento continua il suo viaggio verso il raddoppio dei propri spazi espositivi, aumentando significativamente l’offerta culturale per la città di Milano.
Il progetto prende avvio da un’occasione eccezionale, l’arrivo della Collezione Gianni Mattioli costituita da 26 inestimabili capolavori del primo Novecento italiano. Da Boccioni a Sironi da Modigliani a Carrà e Morandi, i nuovi dipinti dialogano in un percorso organico e integrato con la collezione permanente del Museo.

Il nucleo più cospicuo è presentato nella Galleria del Futurismo, il movimento artistico italiano più noto a livello internazionale, che proprio a Milano ha conosciuto le sue vicende principali. Il Futurismo è la corrente che segna in modo radicale il passaggio alla modernità nel contesto delle rivoluzioni culturali delle avanguardie che investono le arti nell’Europa del tempo. Gli interpreti della nuova avventura sono Boccioni, Balla, Carrà, Severini e Sironi, che firmano insieme al fondatore Filippo Tommaso Marinetti i manifesti e i documenti programmatici in cui vengono delineate le istanze poetiche del gruppo: il dinamismo, la “bellezza della velocità”, la vita moderna. I protagonisti di tale impresa, quando non sono in tournée o in giro per il mondo con le proprie mostre, i concerti e le “serate futuriste”, si incontrano a Milano a casa di Marinetti in corso Venezia o nei briosi ristoranti in Galleria.
Non poteva che essere Milano a costituire il più importante museo testimone di questo movimento, che, grazie alla Collezione Mattioli, vanta ora il più ricco percorso a esso dedicato.

La celebre scultura “Forme Uniche della Continuità nello Spazio” (1913) di Boccioni, icona del museo, accoglie il visitatore nella prima sala, confrontandosi con due capolavori dello stesso artista: “Dinamismo di un ciclista” (1912) e “Dinamismo di un corpo umano” (1913). Contrappunto focale, sulla parete di fondo della lunga Galleria, campeggia il dipinto monumentale “Materia” (1912), ritratto della madre dell’artista al balcone, forse il più ambizioso quadro dello stesso Boccioni, che raccoglie in un vero e proprio manifesto pittorico la sua espressione più innovativa.
Tra i due capolavori si snoda il racconto del Futurismo dalle tele, ancora divisioniste nelle tecniche, ai collage, dalle composizioni polimateriche fino alla pittura tendente all’astrazione: “Crepuscolo” (1909) e il bozzetto del “La città che sale” di Boccioni (1910); il vortice iconografico di “Manifestazione interventista” (1914) di Carlo Carrà; i balli sfrenati dei locali alla moda raffigurati da Severini ne “La Chahuteuse” (1912) e il vorticoso scintillio della “Ballerina blu” (1912) tempestata di paillettes; lo studio del movimento e della velocità nelle opere di Giacomo Balla come “Mercurio transita davanti al sole” (1914);

La narrazione prosegue con un inedito colloquio di due ritratti magistrali eseguiti da Modigliani a pochi anni di distanza, quello del mercante d’arte Paul Guillaume (1916) e il corrispettivo dell’amico pittore Franck Haviland (1914), con uno strato pittorico giocato sui modi del non finito.
Il percorso continua con nuovi allestimenti che consentono di accostare in uno splendido trittico metafisico opere di Mario Sironi, quali “Composizione con elica” (1915) e “Il cavallo bianco” (1919) della Collezione Mattioli, affiancati a “Ballerina” (1919) della Collezione Jucker, che introducono alla grandiosità degli anni Venti. Infine, una sala monografica è dedicata alla pittura di Giorgio Morandi, artista prediletto da Gianni Mattioli, con ben sei tele della Collezione a integrare il patrimonio del Museo del Novecento nell’omaggio al grande artista bolognese.

Gianni Mattioli, nato a Milano nel 1903, uomo d’affari appassionato d’arte, amico dei futuristi Depero e Azari, inizia a collezionare arte moderna con l’intento di creare una raccolta di selezionati capolavori dell’arte del Novecento.
Giacomo Rossi, nipote di Gianni Mattioli, con un comodato di lungo termine a favore del Museo del Novecento, ha così voluto valorizzare e rendere pubblica la fruizione della raccolta, un segno di continuità con l’intento educativo e sociale del nonno, che già negli anni Settanta aveva aperto al pubblico uno spazio espositivo in via Senato.
Le rinnovate gallerie espositive sono state ripensate in collaborazione con l’architetto Italo Rota, autore della riconversione del Palazzo dell’Arengario negli spazi del Museo del Novecento e con il quale è in corso di progettazione la revisione di tutto il percorso di visita, investendo progressivamente gli ambienti che ospiteranno nei prossimi anni approfondimenti e focus legati al ricco e crescente patrimonio del museo.

Immagine in evidenza
Galleria Futurismo – ph. Margherita Gnaccolini