
La Madonna in trono con Bambino tra i santi Luigi di Tolosa e Francesco, un trittico in forma di altarolo portatile del pratese Maestro di Mezzana, torna a Prato dopo secoli. La Fondazione Cassa di Risparmio di Prato ha deciso di acquistare questa preziosa opera, proveniente da un’importante collezione privata, e di donarla alla città, destinandola alla fruizione pubblica: entrerà a far parte della collezione del Museo civico di Palazzo Pretorio.
Si tratta di un raffinato fondo oro trecentesco, straordinariamente conservato, che rivela notizie originali e racconta particolari di una fase significativa della storia della città, quella della signoria dei D’Angiò che garantì alla guelfissima Prato l’autonomia da Firenze.
La donazione alla città da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e le caratteristiche dell’opera, con la sua futura collocazione, vengono illustrate questa mattina dalla presidente della Fondazione, Diana Toccafondi, e dalla sindaca di Prato, Ilaria Bugetti, insieme alla storica dell’arte Lia Brunori e all’antiquario ed esperto d’arte Flavio Gianassi, da cui l’opera è stata acquistata.
L’opera, probabilmente realizzata per la devozione privata, oltre ad avere un valore artistico per la sua raffinata fattura, rappresenta una sorta di documento storico della Prato medievale. Sulla tavola centrale è dipinta la Madonna in trono con Bambino tra i santi Luigi di Tolosa e Francesco, sulla laterale sinistra si trova la Crocifissione e l’Angelo dell’Annunciazione, sulla destra la Madonna della Misericordia e la Vergine Annunciata. Aperto misura 39, 1 per 48, 9 cm.
A raccontare i particolari che caratterizzano il trittico è la storica dell’arte Lia Brunori. “Più che probabile la committenza cittadina, ascrivibile a una personalità di rilievo appartenente alle istituzioni locali certo legata ai Francescani, cui rimandano le figure di san Francesco e san Ludovico di Tolosa poste intorno alla Madonna in trono, ma forse vi si può leggere anche un riferimento allo Spedale della Misericordia, la cui icona mariana campeggia in bella vista nello sportello di destra – spiega Brunori – I personaggi raffigurati sotto il manto della Madonna, con inaspettata freschezza e vivacità da miniatore, sembrano dei piccoli ritratti, fra i quali si può forse riconoscere il baffuto Carlo D’Angiò, duca di Calabria e Signore di Firenze dal dicembre del 1326 al 1327, quando estese la sua signoria anche a Prato che tanto fu legata in più fasi agli angioini”.
I riferimenti storici fanno coincidere la realizzazione dell’altarolo intorno agli anni Venti del Trecento. Davvero curiosa la presenza di una figura femminile con soggolo e cuffia, inginocchiata in primo piano e intensamente rivolta in preghiera alla Vergine. Secondo Brunori potrebbe identificarsi con la giovane moglie di Carlo di Calabria, quella Maria di Valois che giunse a Firenze in stato di gravidanza e che nelle doglie del parto nell’aprile del ’27, secondo la tradizione, si affidò al culto pratese della Cintola: dopo aver ricevuto una cordicella che era stata a contatto con il Cingolo della Madonna cessarono i dolori e partorì un figlio maschio. Ulteriore elemento di interesse e di originalità è la presenza, sul dorso del trittico, di scritte coeve, probabilmente dello stesso pittore, che identificano i soggetti rappresentati.
L’interesse attorno alla misteriosa figura del Maestro di Mezzana, è cresciuto a partire dalla metà del Novecento. L’artista venne battezzato così per la prima volta dal celebre studioso Richard Offner, nel 1956, facendo riferimento a due tavole provenienti da un trittico della chiesa di San Pietro a Mezzana, conservate nel Museo diocesano insieme a una deliziosa Madonna del parto, precoce testimonianza di un soggetto iconografico destinato a grande fortuna. Le sue caratteristiche stilistiche sono improntate alla più aggiornata pittura fiorentina post giottesca e la sua presenza a Prato è stata di sicuro rilievo, come testimonia anche l’affresco realizzato nel Palazzo Comunale.
L’altarolo ha una importante storia collezionistica che ne testimonia il valore artistico. L’opera è documentata intorno al 1950 presso Ettore Sestieri, antiquario fra i più noti (si è occupato anche della eccezionale collezione del principe Rospigliosi). Fu acquisita poi dal mercante e collezionista fiorentino Carlo De Carlo per giungere negli Stati Uniti nella collezione Alana, una delle raccolte private più importanti al mondo. È stata recentemente presentata dall’antiquario Flavio Gianassi alla Biennale Internazionale d’Arte di Firenze. Ora, l’acquisto da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato segna il suo ritorno dal mercato privato alla fruizione pubblica.