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Parole in scena – Performance di Mauro Dal Fior

14 Settembre 2019 @ 18:00

Parole in scena - Performance di Mauro Dal Fior

sede: La Giarina Arte Contemporanea (Verona).

Sabato 14 settembre la galleria La Giarina presenta una performance che ha le caratteristiche di un teatro di varietà, di un cabaret, di un caffè concerto. Una performance che mescola con sapienza numeri da circo, giochi verbali, coinvolgimento del pubblico.

È quanto propone l’intervento di Mauro Dal Fior, il cui fare artistico abbraccia Poesia Visiva, Poesia Sonora, Body Poems, Fluxus Events, ecc… Un’infilata spiritosa e ilare di ammicchi, doppi sensi, gesti, suoni, silenzi, a commento della mostra che si sta tenendo in Galleria dal titolo “Le parole in rivolta” (a cura di Luigi Meneghelli).
E se in esposizione si possono vedere i lavori di quattordici artisti internazionali che a partire dagli anni ’60 sono stati protagonisti della “Poesia Visiva” e del suo dionisiaco intrecciare dati verbali e dati iconici, l’azione di Dal Fior in qualche modo dà voce proprio a questa commistione febbrile e perversa.
Le opere mostrano qualcosa che non è più né parola né immagine, ma un’esperienza di confine, i cui significati si alterano, sbandano, si moltiplicano.
E quando queste stesse opere vengono riviste e reinterpretate, esse si trasformano letteralmente in azioni, in gesti di riscatto dai luoghi comuni e dalle frasi fatte.

Così Dal Fior leggerà alcune parole di Artaud che invocano “la festa della crudeltà”, ma lo farà in maniera compita, davanti a un leggio, come fosse una folle cerimonia laica.
Poi pronuncerà tutti i nomi del comitato centrale del PCC al tempo di Mao scritti su un quadro di Sarenco: una vera litania che confonde tempi, luoghi, persone.
E direttamente alla cancellatura si rivolgerà davanti alla Enciclopedia Treccani di Isgrò, dove tutto è ridotto a fregio nero, vuoto da riempire, rare parole risparmiate.
Dal Fior ne approfitterà per leggere un vecchio testo poetico di Man Ray, anch’esso cancellato, quasi chiedendosi cosa contenga mai il grado zero della scrittura, lo spazio dell’invisibilità.
A seguire, la performance prenderà l’andamento di una sorta di “Concerto Fluxus”: davanti a un testo di Chiari, Dal Fior farà “suonare” le pareti, il pavimento, le vetrate della Galleria.
Davanti a un’opera di Vautier suggerirà al pubblico una lettura di “poesia simultanea”.
Pubblico che non sarà mai passivo osservatore, ma attore, interprete invitato a partecipare all’irriverenza del gioco: a leggere insieme a voce alta articoli di giornale, a suonare quello che ha in tasca, ad agitare le mani.
Anche se, alla fine, il protagonista rimane lui, Dal Fior: egli salta, suona un pianoforte giocattolo, si benda, si nasconde.
Ma sempre adottando un comportamento imprevedibile, casuale, leggero.
Nel suo caso potrebbero funzionare le parole di John Cage “L’importante è lasciare che le cose siano quelle che sono”: un fatto indeterminato, un gesto gratuito, un materiale povero, una gag, una folgorazione zen.
È come tornare all’origine, all’infanzia delle parole, delle azioni, delle cose.
Una lotta ostinata (quasi un’utopica ribellione) contro gli stereotipi, l’ossessionante panorama di segni, simboli, figure che la pubblicità ci propina quotidianamente.

Su partiture originali e adattate di Julien Blaine, Jean Francois Bory, George Brecht, Giuseppe Chiari, Henri Chopin, Paul De Vree, Bernard Heidsieck, Emilio Isgro’, Eugenio Miccini, Alain Arias Misson, Ladislav Novak, Sarenco, Ben Vautier, Franco Verdi