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Viva la diferencia! – Mostra Collettiva

giovedì 15 febbraio 2018 - domenica 13 maggio 2018

Viva la diferencia! - Mostra Collettiva

sede: Centro Centro Cibeles (Madrid).
cura: Ana Dominguez Siemens.

L’avvento nel diciannovesimo secolo della produzione industriale di prodotti fabbricati in serie e identici tra loro, segnò la svolta che non solo fornì al consumatore oggetti a prezzo più democratico ma anche “perfetti”, nel senso che erano eliminate le imperfezioni di esecuzione artigianale della produzione manuale. Con il passare del tempo sorge nel Design l’idea che le “detestate” imperfezioni acquisivano una valenza positiva dal momento che davano da una parte un tocco umano all’oggetto e dall’altra una certa diversità tra loro.
L’industria, con la sua produzione di massa, comincia dunque a essere vista come una struttura inflessibile, gerarchica e in un certo senso dittatoriale, che non lascia spazio alla differenziazione e costringe i consumatori a vivere in un ambiente omogeneo.

Pioniere di quel pensiero anti-serializzazione è Gaetano Pesce che già negli anni settanta parlava del “malfatto”, cioè delle cose male fatte o imperfette come una cosa positiva e una caratteristica da celebrare. Pesce non è un romantico né un nostalgico, quindi questa domanda non è mai stata sollevata in termini di aspirazione per eliminare l’industria e promuovere un ritorno alla produzione artigianale. Il suo obiettivo era sempre come raggiungere la singolarità che fa degli oggetti delle cose uniche, sempre partendo dalla piattaforma della produzione industriale.
Per la ditta Cassina disegnò allora due progetti: la sedia “Dalila” e la poltrona “Sit Down”. In entrambi i progetti permise agli operai della fabbrica di decidere la forma finale, rendendo ognuno dei pezzi leggermente diverso dagli altri.

Grazie alle nuove tecnologie e all’impatto sulla società dei social network, oggi è più facile fabbricare prodotti non standardizzati. Ci sono molti designer che offrono prodotti o progetti differenziati, che consentono varianti richieste dal consumatore finale. La personalizzazione, la “customizzazione” dei progetti è un segno dei tempi.
Questa mostra rivede questa preoccupazione del designer contemporaneo di rispondere al desiderio del consumatore per fuggire dall’omologazione. Alcuni dei progetti in mostra sono molto sperimentali, esplorano l’idea e le sue possibili implicazioni da un punto di vista concettuale, sollevando domande per il dibattito. Altri progetti esposti mostrano come quelle stesse idee siano già commercializzate da diverse aziende per dare al consumatore una risposta ai propri desideri e di trovare la propria personalità.

In mostra circa 30 progetti dei seguenti designers: Benjamin Hubert, Scholten e Baijins, Gaetano Pesce, Moooi Carpets, Arik Levy, mischer’traxler, Jelle Mastenbroek, Tylko, Luca Nichetto, Thomas Lommée (Open Structures), François Azambourg, Annika Frye, Jaime Hayon, Atelier NL, Piet Hein Eek, Marijn van der Poll (Droog Design), Martí Guixé, Kram / Weisshaar, Jordi Canudas, Hella Jongerius, Paolo Ulian e Sander Wassink.