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Alessandro Biggio. Sénne

venerdì 16 marzo 2018 - domenica 13 maggio 2018

Alessandro Biggio. Sénne

sede: CArteC, Galleria Comunale d’Arte, Giardini Pubblici (Cagliari).

Sénne è prima di tutto materia, traccia, memoria; progetto scaturito dentro l’eco di uno spazio vuoto, ferito, vissuto, sofferto, offerto.
Mettersi in relazione con il luogo, spalla contro spalla in un dialogo complesso di interpretazioni, metafore, considerazioni.
Questo è in breve il momento fecondo di gestazione, quando il curatore intuisce e l’artista crea.
Questo è accaduto tra Paola Mura e Alessandro Biggio, già l’uno estimatore dell’altro, a confronto in altre occasioni, ora davanti alla difficile sfida della cava del CArteC, luogo altamente caratterizzato, ripieno di una propria fortissima aura e di un restauro più interpretativo che conservativo.

“Poi che ora so che il tempo è sempre il tempo / E che lo spazio è sempre e soltanto spazio / E che ciò che è reale lo è solo per un tempo / E per un solo spazio / Godo che quelle cose siano come sono [… ]” scrive T. S. Eliot nel suo Ash-Wednesday, sontuoso poema allegorico e oscuro, miniato con rimandi alla poesia medioevale.
Eccole le sculture di Alessandro Biggio, fatte di sola cenere e acqua, impastate come terra primordiale; compresse, impresse da movimenti energici e istintivi delle mani.
Tutto ciò ci sorprende: non più la lenta e meditata formulazione di elementi minimalisti e concettuali, appena velati di rimandi all’Arte Povera; questi nuovi lavori, nati pensando al luogo, sono vibranti di drammatica gestualità.
L’artista, fin da quando decise di usare la cenere come materia d’indagine, si sottrasse volutamente ai rimandi del mondo sacro per creare una tensione semantica ai limiti del parossismo tra significante e significato, tra forma e contenuto.
Zhang Huan nell’utilizzare ceneri raccolte nei templi buddisti delle province di Shanghai, realizzò nel 2007 grandi Buddha destinati a disfacersi per liberare, metaforicamente, le infinite preghiere e speranze di popoli oranti.

Alessandro Biggio appare assai più interessato al cambiamento di forma della materia che conserva, comunque intatta, la sua sostanza dentro una cava che è grotta platonica.
Ogni ambiente è collegato, ogni opera è connessa; il tutto crea un unico organismo in divenire.
Oltre le sculture, sono le foglie di palma bruciate simili ad ali “non più atte a volare ma soltanto piume che battono nell’aria” (T. S. Eliot op. cit. ), elementi architettonici corali che segnano lo spazio, lo attraversano e si fanno attraversare; scheletri senza vita prossimi alla danza macabra, fregi barocchi di antiche ossa dissepolte.
Depositata su bende sananti la cenere è nuovamente scultura, corda che lega, fascia, stringe.
Difficile non leggere rimandi cristologici, quasi impossibile non sentire l’odore della carne e del sangue di un dio che sfama col suo corpo.
Un atto di fede tra i più complessi da accettare: la transustanziazione che è trasmutazione di sostanza.
Infine cenere come traccia, impronta, nei monotipi simili a radiografie che indagano il non visibile.
Siamo dentro il corpo umano, tempio del tutto, là dove Frida costruiva il suo culto, tra ossa spezzate e capelli fioriti; spina dorsale che congiunge la terra al cielo.
Efisio Carbone

 

“La cenere è un materiale difficile se pensi di utilizzarla per creare delle sculture. Prima ancora di iniziare a lavorarla è difficile pensarla come a un materiale neutro. “Cenere alla cenere”, “l’Araba Fenice”, “cospargersi il capo di cenere”, “cremazione”…. . La cenere è quasi impalpabile ma pesa di simboli e significati associati alla vita, alla morte, al peccato, alla colpa, alla rinascita ed è difficile sporcarsi le mani con i suoi grigi, pensando solo che è leggera, ci vuole tempo. È difficile realizzare una scultura di cenere; se la vuoi alta quanto due palmi di mano, devi bruciare più di mezzo quintale di legna scegliendo quella giustamente stagionata. Senza l’aiuto di colla o cemento ti allei con la natura e col tempo, controlli la temperatura dell’acqua, i tempi d’impasto e di essiccazione, dosi l’esposizione all’aria e aspetti. E anche quando sei certo di aver combinato tutto in modo corretto, soprattutto allora, può succedere che la scultura si spacchi, si polverizzi e allora devi ricominciare daccapo. La cenere è un materiale affascinante se pensi di utilizzarla per creare delle sculture. È stato facile accettare l’invito di Paola Mura quando mi ha proposto di fare una mostra, avevo un buon numero di opere pronte, tutte inedite. Poi abbiamo deciso che lo spazio sarebbe stato il CArteC ed è stato inevitabile mettere da parte i lavori realizzati, perché il CArteC sollecita un’interpretazione e invita ad un confronto. È stato importante ritrovare l’intesa con Paola già sperimentata qualche anno fa in altre occasioni, la fiducia reciproca e la reciproca capacità di innestare le rispettive attitudini su quelle dell’altro. È stata una mostra difficile e facile”.
Alessandro Biggio

Alessandro Biggio nasce a Cagliari nel 1974. Vive e lavora a Cagliari e Calasetta. La sua ricerca ha come principale oggetto la “materia umana”. Attraverso sculture, disegni e installazioni il suo lavoro evoca un profondo senso di precarietà, sempre in bilico tra fine ed inizio, tra disfacimento e forma. Si esprime utilizzando materiali semplici, come l’argilla di scarto e come la cenere, o complessi, come la relazione con l’opera di altri artisti. Nel 2017 è stato artist in residence presso AIR-Krems (Austria). Tra le principali mostre ricordiamo: 2010; Vivaio (personale), NOPX, Torino; Lawn in Mars, Spazio Vault e Magazzino 1B, Prato, a cura di MARS and Spaziorazmataz; Stanze XI, progetto di Wanda Nazzari, a cura di Rita Pamela Ladogana, Castello San Michele, Cagliari; About the city, progetto della Fondazione Bartoli-Felter, a cura di Alessandra Menesini, Castello San Michele, Cagliari; 2011: Unusual affinities a cura di Francesca Busellato, Palazzo Ducale – Sala Dogana, Genova; Hypneroantipodeslapsu, MARS, Milano; Muc(h)ador, a cura di Cristiana Collu and Ivo Serafino Fenu, Parco dei Suoni, Riola (OR); 2013: Braccia#1, Museo MAN, Nuoro; 2014: Braccia#2, Museo Marino Marini, Firenze; 2018: Il paradigma di Khun, a cura di Ettore Favini, Jacopo Figura con un testo di Rossella Farinotti, Studio O2, Cremona, Galleria FuoriCampo, Siena.

Dettagli

Inizio:
venerdì 16 marzo 2018
Fine:
domenica 13 maggio 2018
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

CARTEC ­- CAVA ARTE CONTEMPORANEA
largo Giuseppe Dessì
Cagliari, 09123 Italia
+ Google Maps
Telefono:
070 6777598
Sito web:
www.museicivicicagliari.it