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La Maschera del Tempo: la Storia, gli Spettacoli, il Presente e il Futuro del Teatro Verde. Intervista a Ennio Bianco

di Ginevra Amadio.

La Maschera del Tempo: la Storia, gli Spettacoli, il Presente e il Futuro del Teatro Verde. Intervista a Ennio Bianco
di Ginevra Amadio

Arte e natura si fondono nell’ultimo, innovativo progetto della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, che nel suo Teatro Verde ospita La Maschera del Tempo, un’opera inedita e dirompente, in cui intelligenza artificiale, sound design, moda e animazione 3D confluiscono in rivoli audio-visivi che raccontano altre storie, percorsi tra il sonno e la veglia al limite del post-umano. In quello che Katharine Hepburn definiva «il teatro più bello del mondo», con le sedute in pietra e le siepi di ligustro, va in scena un racconto che salda passato e presente in un itinerario artistico-sentimentale tra le stagioni della struttura, focalizzate in quattro atti (la Storia, gli Spettacoli, il Presente, il Futuro) di impareggiabile potenza.

Firmata dall’artista digitale Mattia Casalegno con musiche di Maurizio Martusciello aka Mutux_m, La maschera del tempo lega AI, software di design e ricerca di archivio, mostrando ancora una volta le potenzialità dell’orizzonte tecnologico, capace di fondere nel proprio alveo tradizione e rinnovamento pescando dalla miniera dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione. Un lavoro di cesello quello dei due artisti, che scovano e reinterpretano immagini di repertorio sottoposte ora alle ‘regole’ dell’elaborazione 3D, in grado di svelare l’eterna produttività dei miti, del mondo classico portato in scena al Teatro Verde. Arianna, il Minotauro, ma anche riferimenti sacri, divini, di un carattere ancestrale che suggerisce il legame tra realtà e rappresentazione, in un gioco di specchi in cui la moda è slegata dal concetto di effimero e si fa porta di accesso all’immaginario, a un mondo post-antropocentrico che anticipa il futuro con un’inversione di paradigmi, spaventosa e necessaria.

La Maschera del Tempo 2022 – Still da video, courtesy Mattia Casalegno Studio

Gli abiti creati dall’artista e digital fashion designer Amin Farah del The Black Lab Studio si adattano a corpi digitali-umani che restituiscono la vitalità del Teatro, immerso in un paesaggio che a sua volta compenetra gli attori mentre la musica innesca un processo sonoro, una lunga e perturbante ascesa verso l’Olimpo dell’oltre-Tempo.

Abbiamo parlato dell’opera di Casalegno e Martusciello con Ennio Bianco, curatore del progetto realizzato dalla Fondazione Giorgio Cini nell’ambito del centro di eccellenza ARCHiVe, che dal 2018 è un punto di riferimento essenziale per la valorizzazione digitale del patrimonio culturale.

[Ginevra Amadio]: Un progetto ardito e vertiginoso quello de La maschera del tempo, capace di evocare la storia del Teatro Verde e di svelare le potenzialità delle nuove tecnologie. Come le due pendici di un monte – una più dolce, l’altra erta – l’intelligenza artificiale e l’arte compongono un quadro complesso, prismatico, capace di restituire un’opera rivelatrice della contemporaneità. Come è iniziato tutto?

[Ennio Bianco]: Il progetto nasce circa un anno fa con l’intenzione di produrre – e non solo ospitare – un’opera d’arte digitale capace di ri-attraversare la storia del Teatro Verde. Per esaltare l’unicità di questo luogo era necessario dar vita a un lavoro che fosse al tempo comprensibile e sorprendente, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli sponsor internazionali. Prima di sposare il progetto di Mattia Casalegno e Maurizio Martusciello aka Martux_m sono state valutate diverse opere di artisti internazionali che si muovono nell’ambito dell’Arte Digitale; la scelta è caduta su di loro in seguito alla valutazione e all’apprezzamento del video Left Handed, mediante il quale instauravano un dialogo con le opere canoviane della Gipsoteca di Possagno, o ancora gli Aerobanquets, un’installazione in MX (Mixed Reality) in cui Casalegno proponeva agli spettatori un viaggio tra visioni e assaggi della cucina futurista. Un lavoro già premiato al Lumen Prize e che verrà riproposto durante la Art Week di Miami il prossimo dicembre.

La Maschera del Tempo 2022 – Still da video, courtesy Mattia Casalegno Studio

Il lavoro dei due artisti si colloca in un panorama tecnologico in costante evoluzione.

Questo è indubbio. Mentre nei media si parlava di rivoluzione in campo artistico grazie agli NFT e alle blockchain, nel momento in cui il Metaverso suscitava entusiasmi estremi, si sono fatte strada – quasi silenziosamente – applicazioni formidabili in grado di permettere la creazione e l’animazione di umani-digitali realistici, nonché architetture e biomi di qualità cinematografica. Ma la cosa più interessante è che si sono aperte a un accesso non contingentato quelle applicazioni classificate come Text-to-Image, che attraverso un dialogo testuale, il prompt (ovvero un suggerimento) e una didascalia permettono di estrarre dai modelli fondativi LLM (Large Language Model) di OpenAI o di Google delle immagini in grado di illustrare il testo introdotto. L’opera di Casalegno e Martusciello affonda le radici in questo terreno, e si avvale delle raffinate creazioni di Amin Farah, 3D artist specializzato nel digital fashion, nonché del sapiente utilizzo dei droni per la fotogrammetria che hanno consentito la digitalizzazione del Teatro Verde da parte di Factum Arte. Ma sarebbe un errore considerare questo progetto come una mera spettacolarizzazione delle novità tecnologiche. C’è molto altro, a partire dal rapporto con la tradizione e le preziose fonti d’archivio.

In effetti l’opera intesse un muto dialogo con gli spettacoli che hanno animato in passato il Teatro Verde, che ne hanno segnato la Storia. È come se nel sottotesto vivessero i mito greci, le ascendenze goldoniane, la sacralità di certa tradizione popolare. A mio parere, è questa compenetrazione tra Storia e nuove tecnologie a tessere la trama narrativa.

Le fonti che hanno ispirato gli artisti sono da ricondurre alla consultazione degli Archivi dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini, che ha messo a disposizione le immagini relative ai costumi dello spettacolo sul mito greco del Minotauro e quelle sugli spettacoli e bozzetti di opere goldoniane e dalla Commedia dell’Arte. Tutta l’opera è tramata di riferimenti classici e moderni. Oltre a questo prezioso materiale, tuttavia, la spinta creativa è venuta loro dalle emozioni che hanno provato visitando il ventre del teatro prima che iniziasse il restauro, soprattutto i camerini. I costumi di scena, le maschere impolverate, l’eco delle voci che ancora permeano il luogo: sono queste le fonti primarie della Maschera del tempo, presenze fondamentali della nuova scena.

La Maschera del Tempo 2022 – PhotogrammetriaTeatro Verde, ourtesy Mattia Casalegno Studio

La potenza delle immagini di Casalegno prende forza da quella della musica di Martusciello, la quale diviene elemento costitutivo che qualifica e determina l’intera opera. In questa prospettiva, il lavoro dei due artisti dimostra di aver fatto propria la cultura del pensiero, della riflessione, dell’arte del nostro tempo, che assorbe il meglio del suo passato. Qual è il passaggio più significativo in tal senso?

Mi piace citare il personaggio più dirompente, quello del Minotauro, confinato da Minosse nel labirinto costruito da Dedalo. Evocando il canto delle sirene, e con esso lo spirito di Odisseo, la musica di Martusciello ci attira nel ventre del teatro ritrovato da Casalegno dove troviamo proprio Dedalo in abiti sacerdotali, che governa con i suoi assistenti un laboratorio ipertecnologico in grado di costruire nuovi idoli, avvalendosi di robot, di stampanti 3D, di biotecnologie, perfino di console per videogiochi. La fila di bucrani, non più a testimoniare i sacrifici compiuti per omaggiare le divinità, bensì la serialità industriale, inducono lo spettatore a percepire che è in corso la produzione di oggetti sacri e macchinari che hanno una loro vita al di fuori della natura, come la vacca ingannatrice realizzata con un dispositivo simile a una stampante 3D. Uno scenario, questo, che non dovrebbe sorprendere, giacché il rapporto che Dedalo ebbe con la tecnologia non è legato solo alle ali che costruì per il figlio Icaro. Egli infatti inventò le Agalmata, statue di divinità con gli occhi che si aprivano e si muovevano, dei veri e propri proto-automi. Ecco il legame tra passato, presente e futuro.

Il grande protagonista della narrazione è però il Teatro Verde, reso ancora più bello dall’incontro tra umani e intelligenza artificiale. Un auspicio per il futuro dell’arte e non solo, verrebbe da dire.

La collaborazione creativa tra umani e AI promuoverà una rivoluzione fondamentale con profonde implicazioni sociali, economiche, tecnologiche artistiche. Il panorama muterà ancora di più quando i visori e le tecnologie di comunicazione permetteranno di fruire di ambientazioni in VR, AR o in MR. L’Arte Digitale è un media in rapida evoluzione, che usa l’immagine elettronica ma attinge alle stesse fonti alle quali si ispira da sempre la nostra grande Arte: i miti, le allegorie, la rappresentazione di una società e di un ambiente in rapida evoluzione. Lo stupore creato dai nuovi linguaggi elettronici è una chiave che permette di comunicare con un pubblico vasto, popolare, dominato dai giovani nativi digitali, abituati alle immagini degli smartphone, dei mobile, dei grandi pannelli apposti sui palazzi commerciali. Con l’Intelligenza Artificiale è possibile creare rapidamente immagini spettacolari, ma è necessario non chiudersi nei confini della tecnica e guardare allo stupore, alla meraviglia. Per questo c’è bisogno di artisti veri, come Mattia Casalegno, Maurizio Martusciello e Amin Farah.

Immagine in evidenza: La Maschera del Tempo 2022 – Digital Print, courtesy Mattia Casalegno Studio