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Anna Capolupo. Artificia

sabato 16 Marzo 2024 - domenica 5 Maggio 2024

Anna Capolupo. Artificia

sede: Casa Vuota (Roma).
cura: Francesco Paolo Del Re, Sabino de Nichilo.

Innamorata della poesia delle cose quotidiane e inventrice di ambienti misteriosi in cui elementi culturali diversi si incontrano e si mescolano, Anna Capolupo presenta a Casa Vuota una serie di dipinti, di sculture di biscotto e di installazioni, tutti inediti e pensati su misura per le stanze disabitate della piccola kunsthalle del Quadraro. Nel modo che è tipico della sua ricerca artistica, l’ordinario e il prosaico si elevano a una dimensione straordinaria ed enigmatica, che vede l’atmosfera onirica delle sue visioni caratterizzata da un uso peculiare del colore e dall’accostamento singolare di oggetti e figure.

«Gli occhi vedono attraverso la memoria il bambino che con una lingua inventata crea il mondo», dichiara Capolupo e il suo intervento si dispiega negli ambienti di Casa Vuota con la forza inventiva di una filastrocca infantile, pregna di energia, di eccitazione e di mistero. Nella dimensione propria dell’artificio, attraverso cui gli artisti «provano a dare immagine a qualcosa che non ce l’ha», l’artista calabrese di nascita e fiorentina di adozione evoca il gioco e le fantasie dell’infanzia. «Per ricollegarmi con una memoria, con un luogo, con gli oggetti», spiega.

«Casa Vuota diventa il teatro di un’affabulazione onirica per attori bambini – raccontano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – nella misura in cui l’artista attinge alle sue memorie personali e al suo mondo interiore, mescolando ricordi della terra in cui è cresciuta, microstorie quotidiane e appunti di sogni presi appena sveglia, che si apparecchiano nella forma di nature morte arroccate oltre i bordi della realtà».

«In questi anni – dichiara Anna Capolupo – ho indagato la tradizione pittorica della natura morta e il mondo onirico, appuntandomi tutti i sogni per poi cercare di dipingerli, come indagine sull’inconscio. Distribuendo tutto su un tavolo: oggetti d’uso quotidiano, volti, piante, scorci di interni che, come su un palcoscenico, evocano memorie, creando atmosfere stranianti e ferme nel tempo. Riflettendo sulla natura morta, mi sono resa conto che la mia ricerca si è via via spostata più verso la creazione di un ambiente, un ambiente dove le cose accadono e si sovrappongono e si sedimentano le memorie e il tempo presente. Questo ambiente è evidentemente una casa. Quella a cui tutti apparteniamo perché è lì che cresciamo, che ci formiamo e ci identifichiamo e dalla quale andiamo via. Penso alla mia casa e in qualche modo cerco di ricostruirla. Mi chiedo se posso ancora chiamare casa un luogo dove da vent’anni non trascorro più la mia quotidianità. Questa casa diventa allora per me un ricordare malinconico. Vivo con essa un amore nostalgico e la cosa più evidente di questi lavori è che l’infanzia è ciò che mi lega ancora a quel concetto di casa che oggi, da adulta, non so ritrovare in nessun luogo».

«Sulle rotte di una nostalgia che si fa forza creativa, il visitatore della mostra è chiamato a vestire i panni di un fanciullo immerso in un gioco», spiegano Del Re e de Nichilo. «La pittura di Anna Capolupo si fa pretesto per costruire volumi tridimensionali ed ecco apparire uno spazio nello spazio: una capanna al centro della stanza detta le regole della partita e ricorda i tipì dei nativi americani o un tendone circense. Se normalmente si è abituati a conoscere della pittura solo la superficie coperta di colore, sorprende la scoperta della pagina inferiore, nel movimento dell’andata oltre il quadro che dà il via al gioco, in un’immersione della pittura che si fa scoperta di un segreto. Una memoria della casa che si reinventa a Casa Vuota, sotto la pelle di una pittura nutrita di sogni».

A sottolineare l’importanza di questa componente onirica è la presenza di un lettino che l’artista costruisce e colloca nella Stanza dei Glicini. Viene circondato di bassorilievi modellati con la pasta dei biscotti, sculture commestibili che attingono direttamente alla tradizione calabrese e la reinventano nelle forme e nei significati. Figure umane, piante, forbici sono gli elementi di un alfabeto che impasta farina, uova e miele, rimandando alla pratica devozionale degli ex-voto, le cui suggestioni affiorano anche nella pittura. «Ricordano che la preghiera è un momento che regali a te stessa e a nessun’altro», spiega l’artista.
In ognuno dei tre spazi espositivi di Casa Vuota si trova un oggetto scultoreo di Emanuela Da Ros, artigiana orafa originaria del Veneto con la quale Anna Capolupo da quattro anni divide lo studio a Firenze, e questi feticci entrano in relazione con il suo lavoro. «Ci siamo chieste tante volte cosa fosse la nostra casa oggi», spiega Capolupo. «Ci siamo accorte che costruiamo una casa ideale, perché la nostra ricerca non si rispecchia con la realtà delle nostre terre d’origine. Il nostro legame emotivo con quel territorio non ci permette di avere un pensiero critico, almeno all’interno della pratica artistica. Proveniamo dagli antipodi, io dal profondo Sud e lei dal profondo Nord, e forse è proprio questo che ci unisce. Abbiamo avuto un’educazione simile, che vede la religiosità mescolarsi a un mondo pagano fatto di superstizioni e di leggende, dove gli oggetti incarnano simboli importanti per la nostra cultura».

Inaugurazione
sabato 16 marzo 2024 (orari 18-21)

Immagine in evidenza
Anna Capolupo, Tre cose, 2024, olio su tela, cm 40×40 (foto di Leonardo Morfini)

Dettagli

Inizio:
sabato 16 Marzo 2024
Fine:
domenica 5 Maggio 2024
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

CASA VUOTA
via Maia 12, int. 4A
Roma, 00175 Italia
+ Google Maps
Phone
392 8918793; 328 4615638