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Dodo Veneziano. Brandelli di superstizione

28 Settembre 2019 - 26 Ottobre 2019

Dodo Veneziano. Brandelli di superstizione

sede: Cocco Arte Contemporanea (Messina).
cura: Laura Faranda.

Una selezione di opere di piccolo e medio formato (con qualche eccezione di grande formato), frutto del particolarissimo lavoro fotografico di Veneziano, dedito soprattutto alla tecnica della cianotipia.

Una mostra dal titolo che riecheggia un filone già messo in atto da Dodo Veneziano, “Brandelli di tempo”, che in questo caso, essendo una esposizione pensata e curata appositamente per i locali siciliani di Cocco Arte Contemporanea, diviene “Brandelli di superstizione”, ad indicare “lembi di un istante, di una sensazione, di un ricordo, strappati e reinventati” e, nel contempo, sottolineando un forte richiamo ad una Sicilia “nuda e cruda”, “suggestiva e dolorosa”; oltre che un ampio riflesso della dimensione umana di ognuno di noi che osserviamo i lavori esposti.

Poeticità, spiccato occhio analitico, professionalità, gusto per la provocazione unito ad una capacità di rielaborazione del gesto, “calandolo” in una contemplazione estetica che smussa, allontana una sensazione di disagio e di paura e, naturalmente, originalità imperano in questa mostra dove la riflessione sul dannunziano “Trionfo della morte” è evidente, ma rielaborato con una spiccata introspezione e sapiente tecnica, del tutto personali, da parte di Domenico Veneziano.

Fotografie che sono tante storie per una storia.
Una esposizione che, dal “trionfo della morte”, diviene un visionario “trionfo della luce” a cui è molto raro che chi lo osserva può sottrarsi.

Dodo (Domenico) Veneziano è un fotografo siciliano (di Palermo) e internazionale. Protagonista di mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Docente e socio fondatore di “PalermoFoto”. I suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nato nel 1970, a Palermo, città dove vive e lavora. Giàingiovaneetà, coltiva la passione perla fotografia. A dodici anni inizia ad utilizzare l’occhiofotografico come mezzo espressivo personale, cercando immediatamente, attraverso le prime semplici manipolazioni come i collage fotografici, di completare e di arricchire ilsuo universo fatto ancora di giochi e di scoperte. All’età di quattordici anni, dopo avere sperimentato e demolito tutti i formati amatoriali di pellicola allora esistenti, scopre la luce fioca e rossa di quella che si rivela la sua grande passione:lacameraoscura. In tale “camera oscura”, che nel suo caso è consistita in uno sgabuzzino della sua famiglia, tra scatoloni grigi ed il cambio stagione trascorre gran parte della sua adolescenza, sperimentando e manipolando, da autodidatta, tutto ciò che la fotografia argentica potesse offrire. Cercava conforto nelle riviste di fotografia e nei pochi manuali tradotti in italiano che in quegli anni pubblicavano un gran numero di sperimentalisti che avevano dedicato la propria vita alla ricerca di un personale segno distintivo. All’età di diciassette anni ha già migliorato di parecchio la sua abilità e le sue competenze empiriche da stampatore, tanto da potere divenire il docente di un paio di amici fotoamatori che da lì a poco sarebbero diventati stimati professionisti “ed avrebbero stampato meglio di se stesso” (come afferma l’artista). Sempre a diciassette anni, inizia a stampare per qualche professionista e, al contempo, inizia la sua breve ma intensa carriera difotogiornalista presso il Giornale di Sicilia e presso L’Ora, ossia due quotidiani di punta della sua città natale. Per tali quotidiani, in una decina di anni di onorata carriera, sviluppa, stampa e pubblica un discreto numero di fotografie, spesso corredate da brevi notizie di relativa importanza. Questa esperienza professionale, intensa e completa, gli permette di comprendere definitivamente quale fosse per lui il valore ed il senso più profondo della fotografia. Giàavvicinatosi ed appassionatosi alla disciplina fotografica che non strillasse quello che riteneva essere il suo messaggio, ma anzi che lo sussurrasse; forte di tanta esperienza sulla strada, raccontando la storia di tombini divelti e panchine abbandonate nel nulla di cumuli dispazzatura così alti da sembrare montagne, di quartieri “scippati” dall’esigenza della modernità alla loro precedente identità. E mentre diversi fotografi sispecializzavano sui cadaveri della mafia, Domenico ricercava l‘identità smarrita delle periferie attraverso “suoi” primi “paesaggi”.
dodoveneziano.com

Catalogo: Di Nicolò Edizioni.
Testi in catalogo di Laura Faranda, Marina Di Pasquale, Roberto Basile
Inaugurazione: Sabato 28 Settembre, alle ore 18:00

Dettagli

Inizio:
28 Settembre 2019
Fine:
26 Ottobre 2019
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

COCCO ARTE CONTEMPORANEA
Via Francesco Todaro, 22
Messina, 98123 Italia
+ Google Maps
Telefono:
349 8150444