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Gianni Gianasso. Open dreams

venerdì 7 settembre 2018 - domenica 30 settembre 2018

Gianni Gianasso. Open dreams

sede: Casa del Conte Verde (Rivoli).
cura: Daniela Bombardiere.

Gianni Gianasso è artista poliedrico ed eclettico che ha iniziato la sua lunga carriera creativa negli ‘60 come pubblicitario nel celebre Studio Testa, per poi dedicarsi totalmente all’arte sviluppando una cifra stilistica originalissima e riconducibile al Surrealismo Piemontese Surfanta.
I lavori di Gianasso dal 1993 ad oggi si sviluppano in Cicli e la mostra antologica, nelle Sale del Conte Verde, ne ripercorrerà i passaggi fino all’ultimo dedicato al Sogno.
“La dimensione del Sogno è propria della poetica di Gianasso che adopera un linguaggio colto e simbolico nonché pittoricamente raffinato per parlare del reale e del quotidiano senza appiattirsi sulla dimensione del reportage in presa diretta” sottolinea Edoardo Di Mauro “demistificando con ironia le sfavillanti ed effimere icone mediatiche.”

“[…] In questi anni ho seguito il percorso artistico di Gianni Gianasso, supportandolo per quanto mi è stato possibile e constatando, con soddisfazione, il crescente consenso da lui ottenuto, in virtù di un progetto che coniuga una grande e fondamentale sapienza artigianale dell’azione e della tecnica pittorica , alla capacità di penetrare a fondo tra contraddizioni e speranze del presente con arguta e coinvolgente ironia.
Ho avuto anche il piacere di produrre, come Museo d’Arte Urbana, tra importanti opere pubbliche realizzate, su pannelli amovibili in lamiera, nel Borgo Campidoglio, l’irriverente “Giraffa” e l’ironico “Edosauro” in via Rocciamelone e, nel dicembre 2017, lo spettacolare ed intenso trittico intitolato “Fire”, in via Netro sulle pareti del Ristorante Peperosso, luogo di ritrovo del quartiere, in cui viene raffigurato, con una singolare coda scorpionica, un animale maestoso come l’elefante, anche per denunciare la dissennata caccia di cui è vittima questo imponente mammifero.
In questa ampia personale, coordinata da Daniela Bombardiere, sono presenti tutti i principali cicli artistici di Gianni Gianasso degli ultimi anni.
[…] Per inquadrare il lavoro di Gianni Gianasso non si può prescindere dalla sua formazione professionale in ambito pubblicitario, iniziata per strana combinazione in un anno fortemente emblematico come il 1968, dove gli ultimi residui dell’industrialismo subiscono un definitivo scacco che genera l’ingresso nella società tecnologica.
La pubblicità ha sempre più o meno consciamente sottratto idee all’arte offrendo in cambio a questa un ottimo pretesto per allargare la sua sfera di influenza al di fuori del recinto tradizionale nel tentativo di creare una società estetica che effettivamente ora si manifesta in pieno, seppure tra molte contraddizioni. Gianasso ha sapientemente giocato di sponda tra i due ambiti con eccellenti risultati che lo hanno imposto come pubblicitario affermato in una scena notoriamente competitiva come quella torinese.
Elemento che va rilevato è quello relativo al fatto che la formazione pubblicitaria di Gianasso si svolse presso lo studio di Armando Testa. Ho avuto la fortuna di conoscere ed intervistare Testa, personalità artistica in primo luogo, che seppe coniugare questa sua originaria ed insopprimibile vocazione al servizio della comunicazione di massa nella società del boom economico, creando quelle che lui chiamava, con termine “vecchio stile”, “reclame”, assolutamente originali e spiazzanti. Le pubblicità di Testa, manifesti, loghi e spot televisivi, soprattutto quelle degli anni Sessanta e Settanta, sono intrise di spirito artistico surreale e dadaista, di quella “profonda leggerezza” ammantata di consapevole ironia che caratterizza la produzione recente di Gianasso.
[…] I lavori di Gianasso a partire dal 1993 , si sviluppano in cicli caratterizzati da alcune varianti inserite all’interna di una vena unitaria dove la pittura, sempre di qualità alta senza mai sfociare in un virtuosismo fine a se stesso, talvolta si abbina ad inserti materici e tridimensionali.
Nella serie “Stati di attesa” abbiamo la prevalenza di ritratti metafisici sulla scia dechirichiana dove viene operata una sorta di cortocircuito tra passato e presente e dove prevale un clima di sospensione e di mistero che evidenzia anche lievi ascendenze provenienti dalla poetica di Magritte. La successiva “Stati di luce” vede la presenza di paesaggi intrisi di magia, boschi in cui alberi dai fusti allungati si protendono verso la luce in un afflato di vita che richiama la suprema armonia tra cielo e terra predicata da un filosofo fondamentale per la storia del’estetica come Plotino. Con “Stati di replica” abbiamo la ricomparsa della figura umana. Rappresentata con demistificante ironia in una condizione spersonalizzata che denuncia la sostanziale alienazione tra il sé ed il mondo. In “Anatomie mediali” la figura inizia a cedere il passo alla costruzione aniconica dell’immagine, spesso ispirata a temi orientaleggianti. Sulle tele si dispone una sorta di disseminazione cosmica di segni e simboli la cui fitta rete tende a squarciarsi per gettare uno sguardo sulla realtà. Linea che tendenzialmente prosegue nelle “Immagini sonore” dove abbiamo una prima comparsa di installazioni tridimensionali legate alla poetica dell’oggetto. In “Stati di consapevolezza” Gianasso propone opere di surrealismo puro caratterizzate da uno stile vorticista che sottende l’evocazione di una curvatura spazio-temporale intuibile in uno stato di quiete ed ascesi mentale.
Nella panoramica presso la Casa del Conte Verde compaiono altre due serie, “To360”, consistente in una esperienza di impronta zen dove, ogni giorno, l’artista, con metodo e rigore, produce un disegno ispirato da una condizione di quiete meditativa, mentre “Immaginary” formalizza un’attitudine storica di Gianasso, quella di traslare concetti in direzione di un immaginario zoomorfico fatto di mucche, elefanti, maiali, giraffe, animali preistorici, secondo una tradizione di simboli ed archetipi che risale alla più remota cultura antica.
Ma veniamo al contenuto di questa personale, che ben suggella l’ultima fase della ricerca dell’artista.
Le opere della serie “Nuova Sognaletica”, per ammissione dello stesso Gianasso, sono nate a partire dal 2012, come una sorta di gioco creativo, di variante disimpegnata del suo progetto estetico, profondamente concettuale e riflessivo ad onta dell’uso quasi esclusivo del tramite pittorico da alcuni ritenuto, profondamente a torto, non idoneo.
In realtà ben presto l’artista si accorge e diviene consapevole che, in maniera quasi inconscia come spesso avviene per le migliori riuscite, questa nuova attitudine rappresenta una sorta di sintesi delle fasi precedenti e di ulteriore passo in avanti.
La sigla prescelta dall’artista, “Sognaletica”, contiene in se tre elementi base atti a far comprendere la portata di questo nuovo progetto.
La dimensione del “sogno” è propria della poetica di Gianasso, che adopera un linguaggio colto e simbolico, non che pittoricamente raffinato, per parlare del reale e del quotidiano senza appiattirsi sulla dimensione del reportage in presa diretta. “Etica” è un termine che indica coerenza e rigore nel comportamento, ed un disinteresse finalistico di matrice stoica, oggi alquanto raro da rintracciare.
Il gioco di parole, polisignificante, si sublima nel fatto che questa serie di opere di Gianasso è collocata su supporti, parietali e tridimensionali, ispirati proprio alla segnaletica, che serve ad indicarci le giuste direzioni di marcia, ma anche ad ammonirci sui corretti atteggiamenti da seguire in strada, conducendo un mezzo o camminando, per non correre il rischio di incorrere in sanzioni o mettere a rischio la propria e l’altrui incolumità.
La dimensione ,autenticamente surreale delle immagini dell’artista, si sposa in maniera insospettabile nell’abbinamento con queste superfici tratte dalla più diretta quotidianità.
Il collante che lega tutti i dati del progetto visivo è la carica di irriverente , trasgressiva e colta ironia, che l’ artista immette nei messaggi lanciati su queste superfici, che idealizzano la piatta quotidianità informativa e pubblicitaria o, all’opposto, comunicano temi etici che riguardano la vita, il comportamento, il destino dell’arte.
Prendo ad esempio alcune delle opere della “Sognaletica”.
“Low cost”, realizzato su di un classico “triangolo”, ironizza sulla massificazione del viaggio aereo a basso costo, a cui tutti siamo peraltro inevitabilmente soggetti, raffigurando un uomo che vola aggrappato alle zampe di un maestoso cigno. In “Help” abbiamo , dipinto su di un familiare “tondo”, un uccello acquatico che guarda sconsolato le sue zampe chiazzate di petrolio e bitume, simbolo della profonda e suicida disattenzione che l’uomo riserva alla tutela dell’ambiente.
Il rettangolo di “Fuga per la libertà” si ispira alla ben nota segnaletica stradale che indica l’attraversamento pedonale da parte di giovani studenti. L’immagine comunica però un senso di liberazione, la volontà di liberarsi dal peso della materia e volare verso orizzonti sconosciuti e da esplorare, con le teste stilizzate dei cartelli sostituite da palloncini simbolo di leggerezza. Infine, in “Povera Arte”, viene raffigurato un profilo ispirato al rigore ed all’armonia della scultura classica, da cui trapela una lacrima, generata dalla visione del disfacimento dei linguaggi dell’arte nel mercantilismo e nella omogeneizzazione stilistica della società globalizzata.
Infinite altre sono le varianti proposte da Gianni Gianasso in questa sua nuova avventura artistica, che non mancherà di scuotere e coinvolgere i fruitori.
Lo stile ormai noto ed inconfondibile di Gianasso sarà fruibile in tutte le sue articolazioni : quelle di qualche anno fa, legate ad una originale rivisitazione della migliore tradizione della pittura del Novecento, alle serie recenti, dove un’ impronta più marcatamente concettuale e vicina ai temi dell’attualità si connota in maniera coinvolgente ed indelebile di una geniale vena ironica.
In mostra sarà possibile ammirare alcuni inediti. come un ‘opera in progress che l’artista sta ultimando nel suo studio. Un dittico di cm.190 x 180 dal titolo “J’entend siffler le train” (Sento soffiare il treno) dove una locomotiva sbuffante di vapori, irrompe all’ìnterno del vortice di una galleria.
Un omaggio al mito della velocità, tipico della tradizione non solo artistica italiana, ma volendo anche alla necessità di agire con decisione ed agilità di pensiero, in tempi non facili e neppure troppo rassicuranti”.
Edoardo Di Mauro

Inaugurazione: 7 settembre ore 18:00. Presentatazione a cura di Edoardo Di Mauro.

Dettagli

Inizio:
venerdì 7 settembre 2018
Fine:
domenica 30 settembre 2018
Categoria Evento:
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Luogo

CASA DEL CONTE VERDE
Via Fratelli Piol 8
Rivoli, TO 10098 Italia
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Telefono:
011 9563020