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Irene Angelino. E lucevan le stelle

sede: 2lab (Catania).
Ā«E lucevan le stelle – spiega Irene Angelino – ĆØ il racconto della vita in casa famiglia di persone con fragilitĆ psichica. La ricerca delle immagini ĆØ stata animata dal desiderio di avvicinare alla sofferenza mentale quanti ne sono spaventati, mostrandone l’aspetto, i silenzi, gli spazi a volte vuoti, l’umanitĆ del dolore, con un bene che superi la distanza. Il titolo ĆØ una dedica alla musica, quella di Puccini, un’aria di quel che si perde. Le foto sono state scattate tra gennaio e dicembre del 2021Ā».
Attraverso le sue immagini, Irene Angelino restituisce dignitĆ e umanitĆ a coloro che affrontano la sofferenza mentale, sfidando la percezione comune e offrendo uno sguardo empatico. Ogni fotografia diventa un viaggio nell’intimitĆ e nella complessitĆ dell’essere umano, esplorando il tema della sofferenza come ponte verso la comprensione reciproca.
Ā«Irene Angelino ĆØ riuscita ā dichiara nel suo testo critico Salvatore Sarno – con uno strumento che serve per “guardare”, a restituire un senso, un ponte tra il vedere ed il vivere in senso patico. Il suo sguardo ha saputo posarsi con delicatezza, profonditĆ e connessione empatica. Questa ĆØ la connessione che dobbiamo perseguire, ossia quella che ci consente di essere vicini all’altro. I suoi occhi, hanno “visto” e ci consentono di andare lƬ dove ogni essere umano può trovarsi (per quanto questo spaventi i più). E quando nelle sue foto compare una scrittura incomprensibile da un punto di vista grammaticale, su carta da lettera, ci rimanda a tutto quello che significa per chi ha impugnato la penna e voleva dire, senza trovare il modo a noi conosciuto e condiviso. Quando inquadra degli occhiali spezzati, in ognuno di noi arriva un vissuto quotidiano familiare dalla portata emotiva incontenibile. Occhiali indossati, inutili, di un caro, occhiali con cui si può vedere il mondo. Ogni volto fotografato parla di noi. (ā¦) Dagli scatti di Irene arriva con forza e delicatezza tutto quello che non deve spaventarci, non deve farci correre ai ripari lasciando fuori e lontano quel che si immagina diverso, impossibile che ci riguardi. Si coglie tutta l’umanitĆ che ancora ci resta. Noi siamo questo, noi siamo anche questo, noi siamo tutto questo. La declinazione dell’uomo sofferente può portare a divergere dal mondo condiviso. La declinazione dell’essere umano ad accogliere, sostenere, comprendere, in pratica ad esserci per l’altro, consente all’uomo una possibilitĆ di attraversamento della sua sofferenza e di sostenibilitĆ di condivisione del mondoĀ».
Irene Angelino (1983) ha studiato flauto traverso presso il ConservatorioĀ Santa CeciliaĀ di Roma. Ha una formazione extra laurea conseguita presso la ComunitĆ Ā CapodarcoĀ come operatrice sociale e ha progettato interventi di educazione e recupero mirati a giovani e adulti in condizione di svantaggio. Ha lavorato come educatrice in casa famiglia per donne vittime di tratta ed ĆØ stata volontaria di Emergency Ong Onlus. Ha studiato grafica, fotografia analogica e sviluppo e stampa all’Istituto d’ArteĀ Umberto BoccioniĀ di Napoli e fotogiornalismo e scrittura di reportage presso la Scuola del Sociale della Provincia di Roma con Paolo Gherardi, Giuliano Battiston e Massimo Loche.
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(part.)