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“La pelle, polo d’attrazione della mia ricerca artistica”. Intervista ad Antonio Finelli

di Teresa Lanna.

"La pelle, polo d'attrazione della mia ricerca artistica". Intervista ad Antonio Finelli

Far provare nuove sensazioni, farti trasportare dalle emozioni (…)” cantava Zucchero in una sua celebre canzone del 1987. S’intitola “Con le mani” e viene spontaneo associarla agli innumerevoli “Gesti” ritratti dall’artista Antonio Finelli, da sempre attratto dalle mani; in modo particolare, dagli innumerevoli movimenti che grazie ad esse è possibile compiere e dalle molteplici possibilità di comunicazione che questi strumenti del corpo umano consentono.

Finelli, classe 1985, vive e lavora tra Roma e Campobasso. Inizia la sua formazione artistica frequentando il liceo G. Manzù di Campobasso, per poi trasferirsi, successivamente, a Roma, dove ha modo di perfezionare le sue doti artistiche presso l’Accademia di Belle Arti.

Le opere che caratterizzano il suo lavoro e la sua ricerca sono gli “Autoritratti”; eseguiti con grafite su carta, narrano i segni del tempo registrati sulla pelle. Di notevole importanza per la sua formazione, la conoscenza e la collaborazione con noti artisti del panorama internazionale: Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Giosetta Fioroni, Luigi Ontani, Carla Accardi, Felice Levini, Giuseppe Penone, Savinio Ruggero, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Giuseppe Salvatori, Jannis Kounellis, Paola Gandolfi, Stefano Di Stasio, Piero Pizzi Cannella, Bruno Ceccobelli, Maurizio Mochetti, Andrea Aquilanti, Marilù Eustachio, Aldo Turchiaro, Alfredo Pirri e tanti altri.

A dispetto della sua giovane età, l’artista molisano vanta un brillante curriculum e decine di mostre personali e collettive, in Italia e all’estero.

Ho intervistato Antonio Finelli per arte.go, ponendogli alcune domande che ci aiutano ad entrare ancora più in profondità nelle sue opere e in tutto il percorso di preparazione ed introspezione che spinge l’autore a crearle.

[Teresa Lanna]: Quando inizia a muovere i primi passi nel mondo dell’arte?

[Antonio Finelli]: La mia curiosità verso l’arte è nata sin da quando ero piccolo, grazie a mio nonno pittore. Ricordo che, tutte le volte che passavo da casa sua, rimanevo​ affascinato nel guardare i dipinti in corso d’opera, le decine di pennelli, i bozzetti preparatori, le grandi commissioni… E poi, quell’odore intenso di trementina misto ad olio di lino era per me inebriante. Negli anni successivi della mia vita, frequentando il liceo artistico ed in seguito l’Accademia, ho avuto modo di perfezionare le mie doti artistiche.

Molti dei suoi ritratti sono accomunati dalla scelta dei soggetti: persone anziane, talvolta con lo sguardo malinconico, talora prive di occhi. Vuole comunicare il senso di vuoto e solitudine di tanto in tanto percepito da questa categoria di persone?

Sicuramente la maggior parte delle immagini che vengono fuori dai miei disegni conservano una certa malinconia, molto probabilmente accentuata dal bianco e il nero che, indubbiamente, rafforzano la ‘crudezza’ di alcune figure. La mia idea di partenza è quella di non ‘cadere’ nella ritrattistica tradizionale; non mi è mai interessato riprodurre la somiglianza o, meglio ancora, la riconoscibilità degli individui scelti per i miei lavori. Quello da cui sono stato sempre attratto è la pelle, unico vero soggetto della mia ricerca artistica. Sono fortemente affascinato dalla cute, strato superficiale del nostro corpo che ‘assorbe’ su di sé tutte le esperienze che il mondo esterno ci comunica. Attraverso i miei strumenti di lavoro (matite affilate) ripercorro con maniacalità e minuzia tutti i segni, punti, macchie che la pelle ‘registra’ su di sé. Amo costruire, attraverso i miei disegni, una sorta di ‘cartina geografica’ della vita degli individui che ho modo di conoscere nei miei viaggi.

Lei ha frequentato l’Accademia di belle Arti a Roma, dove ha avuto modo di conoscere grandi artisti del panorama internazionale: Enzo Cucchi, Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Mimmo Paladino, e tanti altri. Ci parli del rapporto/confronto avuto con loro.

Posso dividere la mia formazione artistica in due parti ugualmente importanti: la prima, avvenuta attraverso lo studio nelle scuole (dapprima il liceo e poi l’Accademia delle Belle Arti); la seconda, realizzata attraverso la conoscenza e la frequentazione di noti artisti del panorama internazionale, con i quali ho avuto modo di fare un progetto finale a conclusione dei mie cinque anni di Accademia. Proprio grazie a loro ho potuto vedere da vicino quelle che erano le dinamiche dell’arte contemporanea. Molto spesso mi è capitato di fare da assistente nella realizzazione di alcuni lavori ed era fantastico entrare nel loro ‘mondo’. Attualmente ho occasione di incontrare sovente Enzo Cucchi, che considero come un padre; con lui mi piace scambiare opinioni, vedere le sue opere e mostrargli i miei lavori.

Come sceglie i suoi modelli e come, a loro volta, essi reagiscono al suo interesse e/o ad un’eventuale propria ritrosia nel farsi ritrarre?

Non ho una dinamica ben precisa nella scelta dei soggetti sui quali lavoro. Mi piace molto spesso viaggiare in piccoli borghi, a volte anche all’estero, per scoprire i personaggi ‘autoctoni’. Sono incuriosito dalle professioni e dai modi di vivere, quasi come se facessi una ricerca antropologica. A volte, la semplicità di alcune figure mi colpisce e mi spinge a fare della loro immagine un’opera d’arte. Spesso il risultato dei miei disegni non viene percepito in modo positivo dai soggetti che ho riprodotto; questo perché, come​ ho avuto modo di accennare in precedenza, con la mia ricerca, in qualche maniera, ne altero l’immagine. Non si tratta, infatti, di una mera riproduzione, di un ritratto, ​ma sovente vi si scorgono tratti di malinconica, di tristezza; questo, come si può facilmente dedurre, allontana il fruitore dall’opera che lo ritrae.

Quali sono le personalità del mondo dell’arte che più di tutte l’hanno ispirata e che ancora oggi rappresentano le sue guide?

Ho sempre cercato di studiare la storia dell’arte dal principio fino ai giorni nostri, proprio perché, ogni movimento o artista, diventa uno stimolo per le nuove generazioni, come la mia, che si affacciano al mondo dell’arte. Sicuramente ha destato tanta attenzione e curiosità il lavoro di Giuseppe Penone, uno dei principali esponenti del movimento dell’Arte Povera che ho avuto modo di conoscere una decina di anni fa a Villa Medici, a Roma. Molto interessante era il lavoro che faceva sulla pelle, ingrandendola e riproducendo tutti i segni e le rughe che questa conservava su di essa. Qualcosa di molto affine avviene anche per i miei lavori.

Quali sono le tecniche pittoriche che usa e con quale di esse si sente più a suo agio?

Durante il liceo e l’Accademia ho avuto la fortuna di avere eccellenti insegnanti che mi hanno permesso di apprendere quasi tutte le tecniche pittoriche. Recentemente ho sentito il desiderio di sperimentare la ceramica, che ho trovato molto interessante per via del procedimento lungo e laborioso, e le matite. Queste ultime sono indubbiamente gli strumenti che oggi prediligo e che più mi rappresentano nella realizzazione delle mie opere. Inoltre, mi piace molto l’installazione. In futuro non lo so, ma sono aperto a tutto.

Oltre ai volti, lei raffigura i gesti, soprattutto quelli compiuti dalle mani. Se dovesse sceglierne uno che, secondo lei, sarebbe particolarmente adatto a rappresentare il momento storico presente, quale sarebbe?

Non credo che ci sia un gesto specifico per il periodo che stiamo vivendo, nonostante penso sia uno dei più bui vissuti della storia recente. Le mani mi piacciono perché hanno la possibilità di poter compiere un milione di movimenti all’istante. Amo la gestualità e soprattutto il fatto che, attraverso le mani, si ha la possibilità di comunicare (e non mi riferisco solo al linguaggio dei sordomuti). Il contatto con gli oggetti e con il mondo, nella maggior parte dei casi, avviene con le mani. Non ci dimentichiamo che i bambini ‘apprendono’ con le mani; la loro conoscenza primaria di ciò che li circonda avviene, infatti, proprio grazie al tatto. E poi… tutti ci aiutiamo, mangiamo, con le mani! La serie dei “Gesti” è abbastanza recente (per alcuni versi ci sto ancora lavorando) ​ e le opere sono state realizzate per una mia mostra personale tenutasi presso la Galleria Richter Fine Art di Roma nell’aprile 2022.

Tra le varie creazioni che ha realizzato c’è anche un “Libro D’artista” con la stamperia Bulla. Com’è nata questa idea e relativa messa in opera?

La famiglia Bulla è un po’come la mia famiglia; persone uniche e ricche di un patrimonio culturale che ha attraversato il secolo. Oggi rappresentano un riferimento importantissimo per quella che è la grafica d’arte. Dapprima ho avuto modo di conoscere il Prof. Romolo Bulla, che è stato mio insegnante in Accademia; successivamente, dopo gli studi, ho iniziato a frequentare la Bottega, luogo di incontro di diversi artisti. È stato molto interessante comprendere come funzionava la serialità di un’opera d’arte; dopo diversi tentativi, due anni or sono ho avuto modo di realizzare un libro tutto mio che racconta la storia della donna più anziana al mondo (118 anni), che ebbi la fortuna di conoscere poco prima che morisse. Il libro si intitola “3 Uova”; erano tre, infatti, le uova che la signora ultracentenaria mangiava quotidianamente!

Infine, quali sono i suoi prossimi progetti?

Attualmente, sto lavorando ancora alla serie dei “Gesti”, non solo delle mani ma anche dei piedi. Una volta concluso questo ciclo di disegni su tavola ho già in mente un vasto ed ambizioso progetto del quale sto ancora curando i dettagli e che mi auguro potrò annunciarvi molto presto. Al momento, posso solo dire che sarà una sfida e, se potrò portarla a compimento, costituirà una delle opere più originali e grandi che un artista possa mai realizzare.

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