di Teresa Lanna.

Senza entrare nel merito della insoluta questione riguardante la disparitĆ di genere nei diversi ambiti della societĆ , ĆØ innegabile che vi siano alcuni mestieri nei quali la sensibilitĆ femminile ĆØ un valore aggiunto. Ciò emerge sia dallāapproccio che si ha nei confronti dāun lavoro, che dal risultato ottenuto. Nel caso specifico, se dietro allāobbiettivo di una macchina fotografica cāĆØ una donna, ecco che, quasi in automatico, entrano in gioco una serie di componenti che, pur volendo, sono quasi del tutto estranee allāuniverso maschile. Una di queste, per esempio, ĆØ la maternitĆ .
Ć il caso di Eve Arnold (Philadelphia, 1912 ā Londra, 2012).

Nata in una famiglia di emigrati russi di religione ebraica, Eve Arnold ĆØ tra le fotografe più importanti del ventesimo secolo. Nella sua autobiografiaĀ “Eve Arnold: In Retrospect“, racconta di unāinfanzia trascorsa in difficoltĆ economiche, che ciononostante non le impediscono di iscriversi alla facoltĆ di Medicina, che lascerĆ nel 1943, per trasferirsi aĀ New York. Qui trova lavoro in uno stabilimento che si occupa dello sviluppo di fotografie da rullini e negativi, e, proprio in questi anni, un amico, probabilmente il fidanzato di allora, le regala una macchina fotografica con la quale comincia a realizzare i suoi primi scatti. Scopre, cosƬ, per puro caso, allāetĆ di 32 anni, la grande passione che la accompagnerĆ per tutta la vita, e che la induce ad iscriversi subito ad un corso di fotografia presso laĀ New York School of Research.
Quello che, allāinizio, catalizza maggiormente la sua attenzione, sono i concorsi di bellezza che si svolgono ad Harlem, tra sfilate con modelle di colore e giovani stilisti emergenti afroamericani. Ć proprio qui, tra il backstage e le passerelle, che inizia a sperimentare i diversi effetti della luce naturale; una tecnica che, sin da questo momento, rappresenterĆ il maggior segno distintivo del suo lavoro. I suoi scatti suscitano lāinteresse del direttore diĀ Harperās Bazaar, Alexey Brodovitch; inizia cosƬ la straordinaria carriera della fotografa statunitense.

Il servizio viene considerato scandaloso dalle riviste dellāepoca, realizzate esclusivamente per un pubblico bianco. Per questo motivo, Eve Arnold, in un secondo momento, ritorna ad Harlem per scattare altre foto, entrando anche in contatto con i movimenti antirazziali dei Black Muslims e di Malcolm X. Le sue foto colpiscono molto anche Henri Cartier-Bresson, uno dei fondatori della Magnum; Eve Arnold diventa, cosƬ, la prima donna freelance dellāagenzia di stampa. Trascorre la propria vita tra incontri, eventi e storie che rappresentano giĆ di per sĆ© un autentico reportage del novecento, offrendo un punto di vista attento e vicino a tematiche e problemi ancora fortemente radicati nella nostra societĆ .
Ā«Sono stata povera e ho voluto documentare la povertĆ ; ho perso un figlio e sono stata ossessionata dalle nascite; mi interessava la politica e ho voluto scoprire come influiva sulle nostre vite; sono una donna e volevo sapere delle altre donneĀ», dichiarò Eve che, al centro del proprio obbiettivo, ha sempre posto lāessere umano con le sue fragilitĆ , a prescindere dalla fama del soggetto che aveva di fronte.
Nel 1959, dopo unĀ aborto spontaneo, trascorre diversi mesi a fotografare iĀ parti ed i neonatiĀ del Mather Hospital di Port Jefferson, per poi passare ai reparti di maternitĆ degli ospedali di tutto il mondo. Si tratta di fotografie intime e delicate, sulla cui tematica ritornerĆ costantemente, soprattutto per esorcizzare il dolore subito in seguito a quella incolmabile perdita. Sceglie, cosƬ, di ritrarre, in particolare, tutto ciò che accade nei primi cinque minuti di vita di un bambino. Il progetto si intitolaĀ “A babyās first five minutes“; durerĆ sette anni. In alcune di queste immagini ĆØ evidente la delicatezza e lāintimitĆ di certi gesti; in altre, invece, ciò che emerge ĆØ la gelida atmosfera che caratterizza gli ambienti ospedalieri, presente soprattutto nel freddo automatismo dei movimenti effettuati dai sanitari. Ā«Penso che, se mai sarò soddisfatta, dovrò smettere. Ć la frustrazione che mi spingeĀ». Questa frase di Eve Arnold ĆØ emblematica nel sottolineare quanto lāautocritica, in alcune circostanze, sia un aspetto positivo nello spingere chiunque a fare sempre meglio il proprio lavoro, senza mai accontentarsi del risultato, anche quando, come nel caso della Arnold, questo raggiunge vette eccellenti.
Ā«Non vedo nessuno come ordinario o straordinario. Li guardo semplicemente come persone davanti al mio obbiettivoĀ». Ć proprio tale atteggiamento di naturalezza che ha permesso alla Arnold di ritrarre tanti personaggi famosi mettendoli sin da subito a proprio agio. Tenacia, curiositĆ e, soprattutto, la volontĆ di sottrarsi a qualsiasi stereotipo o pregiudizio, hanno permesso alla fotografa statunitense di produrre un ricco archivio fotografico; dai ritratti delle grandi star del cinema e dello spettacolo ai reportage dāinchiesta, dove ha analizzato temi e questioni tuttāoggi ancora irrisolte. Fra queste, il razzismo negli Stati Uniti, lāemancipazione femminile ed il rapporto fra le differenti culture del mondo. Negli Usa, a partire dagli anni Cinquanta, gli afroamericani iniziano a rivendicare con forza il riconoscimento dei propri diritti civili, tema a cui Arnold ĆØ particolarmente sensibile. Il suo primo progetto ĆØ dedicato, infatti, alle numerose sfilate di moda che si tengono ad Harlem, quartiere di New York abitato in prevalenza da afroamericani, nella quasi totale indifferenza del mondo della moda bianca. Con lo stesso scopo di sradicare luoghi comuni e pregiudizi, nel 1964 realizza un servizio intitolato “The Black Bourgeoisie” (“La borghesia nera”), nel quale mostra il ballo delle debuttanti allāHotel Waldorf Astoria e ritrae eleganti uomini dāaffari e signore ornate di gioielli.

La sua notorietĆ , a livello internazionale, ĆØ, però, indubbiamente legata ai numerosi servizi su set di film intramontabili, dove ha ritratto le grandi star del novecento; da Marlene Dietrich a Marilyn Monroe, da Joan Crawford a Orson Welles. Le immagini che, più di tutte, associamo immediatamente a lei sono quelle che hanno come soggetto Marilyn Monroe, con la quale intesse un saldo legame artistico, dopo che, nel 1954, lāattrice, avvicinatasi a lei nel corso di una festa, le sussurra: Ā«Se sei riuscita a fare cosƬ bene con Marlene, riesci ad immaginare cosa potresti fare con me?Ā». Da questa attestazione di stima, nasceranno immagini meravigliose, che mostreranno il vero volto di Marilyn, specchio universale delle debolezze e degli aspetti individuali che difficilmente un personaggio pubblico mostra con disinvoltura davanti alle telecamere o allāobbiettivo di un fotografo.
Ā«Fotografarla era come guardare una stampa che incomincia ad apparire nello sviluppo. Era unāesibizione al rallentatore; il fotografo non doveva far altro che fermare il tempo in un dato istante e Marilyn avrebbe sfoggiato una nuova immagineĀ», affermò una volta Eve Arnold, parlando della diva.
Nel corso dei dieci anni successivi, le due donne lavoreranno insieme in sei diverse occasioni. Gli scatti più noti sono quelli realizzati sul set del film “Gli spostati“, dove Eve Arnold, su richiesta di Marilyn Monroe, rimase per più di due mesi. Al momento del suo arrivo, lāattrice era particolarmente provata, sia fisicamente che psicologicamente. Era, infatti, appena uscita dallāospedale per unāoverdose; inoltre, il suo matrimonio con Arthur Miller era ormai giunto al capolinea e, a complicare ulteriormente le cose, si aggiunse il caldo torrido del Nevada, che rendeva particolarmente arduo effettuare le riprese.
Uno degli scatti più toccanti ritrae una Monroe concentrata nel ripetere le sue battute davanti allāarido deserto del Nevada. I bianchi e neri degli scatti creano un velo di silenzio e malinconia, mettendo ancora più in evidenza la vulnerabilitĆ del soggetto.
Eve Arnold riesce a compiere quella che possiamo definire unāimpresa straordinaria, dimostrando una rara capacitĆ di entrare in empatia con i soggetti immortalati, abbattendo blocchi e paure, anche durante scatti a volti noti come Joan Crawford, che si fa ritrarre durante i suoi consueti rituali di bellezza; o Malcolm X, il leader afro-americano più popolare e discusso del ventesimo secolo, che le permette di fotografarlo nel corso dei più importanti raduni dei Black Muslims. Ć proprio della Arnold il ritratto più noto diĀ Malcolm X, scattato da Eve a Chicago, Illinois, nel 1961.
Ā«Se il fotografo dĆ importanza alla persona che sta davanti allāobbiettivo, e ne ha compassione, il più ĆØ fatto. Una buona fotografia dipende dal fotografo e non dalla macchina che ĆØ, invece, semplicemente uno strumentoĀ», affermerĆ .

Eve Arnold realizza anche numerosi servizi fotografici a livello mondiale, come quelli prodotti in Cina nel 1979 ed il grande progetto sullāuso del velo in Medio Oriente, iniziato dopo aver assistito ad un discorso del presidente tunisino Habib Bourguiba, il quale invitava le donne a togliere il velo per compiere il proprio ingresso nella modernitĆ . La produzione di Eve Arnold ĆØ, da ogni punto di vista, un continuo sostegno alla causa dellāemancipazione femminile. Al centro del suo obiettivo, infatti, ci sono, in gran parte dei casi, donne: lavoratrici, madri, bambine, dive, suore, modelle, studentesse, immortalate senza mai fare un tentativo aprioristico di etichettarle o di fornire di loro unāopinione personale, bensƬ con lāunico scopo di percepire, comprendere e, successivamente, mostrare al mondo il loro più autentico volto.
Nel corso della sua lunga carriera, Eve Arnold ha ottenuto importanti riconoscimenti; fra questi, lāelezione a Master Photographer da parte dellāInternational Center of Photography di New York, nel 1995, e lāinserimento nellāOrder of the British Empire, nel 2003. Fra le esposizioni più importanti a lei dedicate, si ricorda quella del 1996 presso il Barbican Centre di Londra.
Ā«Eveās name is rarely printed without the prefix ālegendaryāĀ», si legge di lei allāinterno del quotidiano britannico The Guardian.
āLeggendariaā fu senzāaltro tutta la sua vita, che si concluse a Londra nel 2012, pochi mesi prima che Eve Arnold compisse 100 anni.
Teresa Lanna
Immagini tratte dalla mostra
“Eve Arnold. Lāopera 1950-1980”
CAMERA CENTRO ITALIANO PER LA FOTOGRAFIA
Via delle Rosine 18, 10123 Torino
011 0881150; camera.to
Tutte le immagini: Ā© Eve Arnold / Magnum Photos
Immagine in evidenza: Bar girl in a brothel in the red light district, Havana, Cuba, 1954 Ā© Eve Arnold / Magnum Photos