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Dina Danish, Jean-Baptiste Maitre. Whatever they do may it all turn out wrong

giovedì 29 Novembre 2018 - domenica 6 Gennaio 2019

Dina Danish, Jean-Baptiste Maitre. Whatever they do may it all turn out wrong

sede: Villa delle Rose (Bologna).
cura: Giulia Pezzoli.

Il progetto espositivo costituisce la fase conclusiva del periodo di residenza che il duo di artisti di origine franco-egiziana ha svolto a Bologna nell’ambito dell’edizione 2018/2019 del Programma di Residenze Rose promosso da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Istituzione Bologna Musei, con il fine di favorire la mobilità internazionale di artisti emergenti e valorizzare le espressioni più attuali nel campo delle arti visive.

Danish & Maitre – una coppia nella vita e nell’arte – hanno trascorso un soggiorno complessivo di sette settimane nella Residenza per Artisti Sandra Natali, il luogo polifunzionale che il MAMbo mette a disposizione di giovani artisti internazionali per offrire uno spazio di confronto e sperimentazione, al fine di sostenerne la ricerca e favorirne la crescita professionale attraverso la metodologia della residenza adottata da grandi centri formativi europei.
Durante questo periodo, gli artisti hanno avuto l’opportunità di sviluppare un piano di lavoro finalizzato alla realizzazione di un progetto espositivo inedito, specificamente pensato per le sale di Villa delle Rose, e della relativa pubblicazione edita da Edizioni MAMbo.
Per questi due obiettivi tangibili, il bando ha previsto uno stanziamento complessivo di 10 mila euro, a copertura delle spese di realizzazione della mostra e di vitto.
Entrambi titolari di una produzione individuale matura e ben delineata, dal 2015 Dina Danish & Jean-Baptiste Maitre hanno intrapreso una collaborazione dando vita a una terza logica artistica, basata sulla comune capacità di ricercare, leggere e ri-editare i segni della cultura passata e presente.
Nel loro curriculum come coppia, Whatever They Do May It All Turn Out Wrong rappresenta la seconda mostra monografica, circostanza che configura il momento espositivo di Bologna come un’importante occasione di verifica pubblica del percorso di ricerca finora svolto.

La mostra si compone di 28 lavori, comprendendo una selezione di opere recenti riferibili alle pratiche autonome dei due artisti e 14 nuove produzioni realizzate come collettivo durante il periodo di residenza a Bologna.
La ricerca dei due artisti trova un campo di interesse comune nella riflessione su forme espressive linguistiche e figurative provenienti da differenti tradizioni culturali.
Affascinati dall’esigenza istintiva che l’uomo ha manifestato fin dai tempi più antichi di lasciare una traccia di sé, incidendo o disegnando, essi prelevano graffiti e segni, antichi e contemporanei, per traslarli in composizioni a due e tre dimensioni, realizzate su materiali diversi, dal velluto al linoleum, dal tulle alla carta alla tela.
I soggetti ritratti si spogliano così dell’appartenenza al contesto in cui sono stati originati per estendere la loro sfera comunicativa a uno spazio e a un tempo nuovi nel momento in cui vengono attualizzati.
Similitudini, sovrapposizioni, rovesciamenti, slittamenti sono racchiusi in una poetica che chiede allo sguardo dello spettatore di generare nuove connessioni con la contemporaneità.
L’intero progetto espositivo è concepito in stretta connessione con lo spazio di Villa delle Rose e le sue caratteristiche strutturali.
In particolare, Danish & Maitre si sono ispirati alla configurazione simmetrica delle prime tre sale dei due piani dell’edificio, identiche per dimensioni e posizione, per sviluppare un allestimento interamente basato su dialettiche e contrappunti speculari in cui le opere situate al piano terra si riverberano in quelle del primo e viceversa.

L’architettura dei segni significanti riflette così l’architettura dello spazio fisico, operando una sorta di sintesi delle problematiche e dei contenuti della ricerca artistica.
Spiegano gli artisti nel dialogo con Giulia Pezzoli riprodotto in catalogo: “L’aspetto binario era già presente nell’architettura, così come nel procedimento e nel materiale con cui abbiamo deciso di lavorare.
Ci siamo limitati a notare questo dato e abbiamo scelto di renderlo visibile attraverso la scenografia della mostra per creare una coincidenza fra le opere e il loro spazio espositivo [… ].
Abbiamo sfruttato questa caratteristica per mettere in risalto le qualità positive e negative dei materiali che utilizziamo nel nostro lavoro: un intaglio al primo piano è ripreso al secondo sotto forma di stampa, un ricamo e la relativa stampa fotografica sono esposti con la stessa modalità, etc”.

La ripetizione di elementi compositivi attraverso tecniche e superfici materiche differenti conferisce un ritmo visivo che crea una corrispondenza con lo spazio che le ospita e offre a chi le osserva un’esperienza percettiva di fruizione unificata.
In una visione estetica in cui durata e distanza sono concetti che perdono linearità per comparire simultaneamente in una continua invenzione di modi di rappresentazione visiva, è possibile pensare alle idee antiche come se fossero nuove.
Puntualizza Jean-Baptiste Maitre: “Quando si crea, anche se si ha a che fare con manufatti antichi o con le tracce del tempo, come facciamo io e Dina in questa mostra, si cerca di creare un pensiero nuovo, indipendente dall’analisi storica.
Credo che questo sia evidente nelle nostre opere, nella misura in cui ci prendiamo la libertà di confrontarci sia con i materiali antichi, come i graffiti di epoca romana, sia con banali scarabocchi, per arrivare a creare composizioni visive”.

Se nella visione degli artisti i due piani quasi identici di Villa delle Rose vengono percepiti come un mezzo per viaggiare nel tempo, salendo e scendendo le scale, l’idea della relazione tra diverse mmagini create in periodi diversi può estendersi anche al più ampio contesto cittadino, come nel caso del tessuto urbanistico bolognese in cui gli artisti hanno trovato una chiara fonte di ispirazione.
A proposito del concetto di anacronismo sottolinea infatti Dina Danish: “In un certo senso è come vivere in una città antica, al Cairo o a Bologna.
Ci vivi e basta, nelle parti antiche e in quelle moderne.
Mi piace questa disinvoltura nel convivere con l’antico, il fatto di non musealizzarlo separandolo dalla propria vita quotidiana”.
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L’interesse per l’ambiguità dei codici linguistici e per la riappropriazione e l’alterazione di forme espressive acquisite da storia e da tradizioni culturali differenti si riflette anche nel titolo della mostra Whatever They Do May It All Turn Out Wrong: un’antica maledizione incisa sulla pietra con cui gli artisti giocano, sollecitando nello spettatore l’ambiguità di un equivoco interpretativo.
L’esperienza di vita e lavoro presso la Residenza per Artisti Sandra Natali trova una piena espressione anche nell’omonima pubblicazione bilingue (italiano/inglese) stampata da Edizioni MAMbo, la più ampia e documentata finora dedicata al lavoro del duo franco-egiziano.
Concepito come organismo speculare al pari della mostra, anche nelle pagine del volume “double face” si ritrova il principio della visione duplicata in due sezioni distinte intitolate “A” e “B”.
A connetterle, al centro del volume, la sezione “Ricerca” di carattere più apertamente progettuale, in cui sono riprodotte immagini di studio e le differenti fasi processuali di elaborazione dei lavori in mostra.
Il libro riproduce le immagini delle opere esposte a Villa delle Rose e contiene un’intervista ai due artisti a cura di Giulia Pezzoli, introdotta dalle prefazioni istituzionali di Roberto Grandi e Lorenzo Balbi.

Dina Danish (Parigi, 1981) è un’artista egiziana che vive e lavora ad Amsterdam. Ha conseguito il Bachelor of Arts all’American University del Cairo e in seguito il Master in Fine Arts presso il California College of the Arts. Ha svolto il Post-graduate studio programme alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui Illy Present Future Prize (2011) e Barclay Simpson Award (2008). È stata inoltre selezionata per Prix de Rome, Volkskrant Award e Abraaj Group Art Prize. I suoi lavori sono stati esposti in diverse sedi, tra cui Stedelijk Museum Schiedam e De Art Center, Amsterdam; The South London Gallery, Londra; San Francisco Museum of Modern Art e Kunsthall Oslo. Inoltre Dina Danish insegna Belle Arti alla Royal Academy of Art de L’Aia e al Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam. Spinta dalla necessità di capire strutture e avvenimenti, Dina Danish esplora il presente attraverso differenti media tra cui scultura, pittura, video e performance, per dare vita a comici equivoci interpretativi.

Jean-Baptiste Maitre (Montluçon, 1978) è un artista francese che vive e lavora ad Amsterdam. Ha conseguito la laurea in Storia dell’Arte alla Sorbonne nel 2002 e titoli di studio in Belle Arti all’Ecole des Beaux-Arts di Parigi nel 2004 e in Studio Photography alla Gobelins école de l’image di Parigi nel 2004. Maitre ha svolto il suo tirocinio in Storia dell’Arte presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia nel 2001 e ha lavorato come digital image maker in agenzie di pubblicità (2004-2007). Nel 2007 ha svolto il Post-graduate research programme alla Jan van Eyck Academie di Maastricht e il Post-graduate studio programme nel 2010 alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Da sempre affascinato dal cinema delle origini e dalla percezione illusoria della realtà, Jean-Baptiste Maitre utilizza tecniche complesse per indagare il rapporto tra spazio e tempo e la relazione tra rappresentazioni bidimensionali e tridimensionali.

Inaugurazione: Giovedì 29 Novembre 2018 ore 18:00

Dettagli

Inizio:
giovedì 29 Novembre 2018
Fine:
domenica 6 Gennaio 2019
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

VILLA DELLE ROSE
Via Saragozza, 228/230
Bologna, 40123 Italia
+ Google Maps
Telefono:
051 436818
Sito web:
www.mambo-bologna.org/villadellerose