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Goya. La superficie originale: il restauro delle matrici di rame

Goya. La superficie originale: il restauro delle matrici di rame

La mostra “La ribellione della ragione” diventa un’occasione unica per vedere i dipinti di Goya in dialogo con alcune delle più importanti incisioni che resero lo protagonista assoluto di quest’arte. L’esposizione valorizza infatti il corpus fondamentale delle incisioni di Goya portando per la prima volta in Italia anche le matrici di rame che la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando – con la sua Calcografia Nacional – ha appena terminato di restaurare, attraverso un progetto di recupero che non ha precedenti per complessità ed entità del lavoro.

“Goya. La superficie originale”

di Silvia Viana
(Saggio tratto dal catalogo della mostra, ed. 24 Ore Cultura)

L’Academia de San Fernando è impegnata da decenni nel progetto di restauro, conservazione e stabilizzazione delle matrici calcografiche di Francisco Goya, una collezione di 228 opere realizzate dal pittore su lastre di rame sia prodotte in Spagna, sia di fabbricazione inglese.

Le prime sono caratterizzate da dimensioni, peso e spessore molto variegati, mentre le seconde risultano più omogenee. Tutte le opere presentano rivestimenti elettrolitici: nella totalità dei casi, la stratigrafia mostra uno strato di acciaio; delle 228 lastre sottoposte ad acciaiatura, una parte presenta uno strato di nichel, mentre le lastre della serie della Tauromaquia sono cromate.
In generale, è interessante notare la differenza di qualità e fabbricazione delle lastre in base alla serie, che rimanda ad alcuni dati storici rilevanti. Le prime opere furono realizzate su lastre omogenee di rame battuto di alta qualità, mentre le lastre dei Desastres de la guerra, presumibilmente a causa del frangente storico e della carenza di materiali, sono di qualità inferiore. I supporti delle serie dei Disparates e della Tauromaquia spiccano per il carattere estremamente omogeneo del rame inglese.
Nonostante le misure di conservazione ottimali adottate dalla Calcografía Nacional negli ultimi decenni in termini di umidità relativa, temperatura e immagazzinamento, la superficie di alcune lastre mostrava lesioni da ossidazione, in particolare nelle zone perimetrali e occasionalmente in corrispondenza delle incisioni. Si è cercato pertanto un metodo adeguato per rimuovere i rivestimenti che erano stati applicati all’epoca, senza dubbio con le migliori intenzioni, ma senza tenere conto dei danni che avrebbero potuto causare in futuro. Le prime notizie in merito ai rivestimenti risalgono al 1872 e le ultime alla cromatura della serie della Tauromaquia nel 1981, a opera della Zecca nazionale.

Oltre alle lesioni di cui sopra, provocate dal contatto dei vari metalli con la superficie del rame, è opportuno notare che lo spessore dei rivestimenti provoca una perdita di leggibilità delle opere e cela alcune delle tecniche più raffinate che Goya utilizzò per eseguire le incisioni.
Nel 2022, Lucia Ghedin dell’Istituto centrale per la grafica di Roma ci ha illustrato il metodo in uso presso tale istituzione, ampiamente collaudato sulle matrici della loro collezione e sicuro ai fini della stabilizzazione e della rimozione dell’acciaiatura.
Rimaneva tuttavia da risolvere la questione relativa all’eliminazione degli strati galvanici di nichel (Il trattamento galvanico consiste nel rivestimento dei metalli mediante l’impiego di strati sottili di leghe o di altri metalli specifici, i quali vi vengono depositati per via elettrolitica, cioè attraverso un complesso processo elettrochimico, ndr). Il contributo dell’Academia de San Fernando è consistito nella creazione di un protocollo d’azione che ha reso possibile anche la rimozione dello strato di nichel da ventisette lastre dei Caprichos, sei dei Desastres de la guerra e quattro dei Disparates, per un totale di trentotto opere.
Prima del trattamento, le opere sono state nuovamente analizzate nel corso del 2022 da Laura Alba mediante un sistema di fluorescenza a raggi X, effettuando quattro misurazioni per lastra. I risultati hanno evidenziato una presenza prevalente di acciaio e, in misura minore, solo su alcune opere, di un secondo strato di nichel; in particolare, quanto alla serie dei Caprichos, è il caso di ventisette lastre di rame su ottanta, comprese due delle lastre in mostra a Milano.

Lo stato di conservazione
Sulle superfici galvaniche sono presenti vecchi inchiostri cristallizzati, cere, bitume di Giudea e altri elementi degradati nelle incisioni più profonde. All’esame al microscopio binoculare si osservano i suddetti residui, oltre a uno strato protettivo di Paraloid applicato negli ultimi decenni. Grazie alle condizioni di conservazione ottimali, a umidità relativa e temperatura stabili, un numero minoritario di lastre mostra danni da corrosione attiva, principalmente nelle zone perimetrali delle opere.
Le lastre presentano piccoli deterioramenti di natura antropica, quali lesioni agli angoli o ribattiture provocate dagli stampaggi.
I rivestimenti galvanici non sono omogenei: lo spessore dei depositi è maggiore nei “chiari” e risulta discontinuo sulle superfici, in parte a causa del metodo galvanico impiegato, ma anche dell’usura naturale degli strati dovuta allo stampaggio.

Il processo di conservazione e restauro
A partire da maggio 2022, sono state condotte le prime prove su due matrici calcografiche di Goya secondo il “metodo Ghedin” per la rimozione dei rivestimenti galvanici di acciaio. Successivamente, è stata prodotta la documentazione fotografica delle opere e sono state realizzate immagini dettagliate delle stesse con microscopio digitale. Il primo intervento consiste nella rimozione di tutti i depositi dalle superfici metalliche: vernici, strati protettivi, inchiostri cristallizzati. Le lastre sono poi sottoposte a bagno in un agente chelante in grado di intrappolare le particelle di ferro. Una volta sciolto il rivestimento, si neutralizza l’azione solvente, per poi procedere all’inibizione metallica e alla protezione delle superfici.
Nel caso dell’eliminazione dei rivestimenti di nichel, con il metodo messo in pratica dall’Academia de San Ferdinando, il tempo di esposizione risulta più prolungato e la concentrazione delle soluzioni chelanti varia. La dissoluzione è molto più lenta. L’uso del solfato di nichel per la galvanica è storicamente noto.
Dopo aver rimosso gli strati di nichel e acciaio dalla superficie originale, si esegue un trattamento di inibizione metallica delle lastre di rame e si procede all’applicazione di uno strato protettivo finale.

Immagini dalla mostra
Goya. La ribellione della ragione
Martedì 31 Ottobre 2023 – Domenica 3 Marzo 2024
PALAZZO REALE DI MILANO
piazza Duomo, 12, 20122 Milano
Mostra prodotta da Palazzo Reale di Milano e 24 Ore Cultura-Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid.
Courtesy uffici stampa 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore e Comune di Milano