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Sogni, paure e desideri. Gli infiniti volti della fotografia di Anders Petersen

di Teresa Lanna.

Sogni, paure e desideri. Gli infiniti volti della fotografia di Anders Petersen

«Io so che per fare delle buone fotografie è necessario essere alla giusta distanza. Devo essere un piede dentro ed un piede fuori. Il mio problema è che io finisco per essere sempre due piedi dentro».

A fare questa affermazione è Anders Petersen, uno dei fotografi più celebri ed influenti del mondo. Nato a Stoccolma nel 1944, studia fotografia con Christer Strömholm (1918 – 2002) presso la scuola di fotografia della sua città natale. Strömholm, da docente, diventa un grande amico di Petersen, e lo accompagnerà nel suo percorso personale e professionale. Inizia a fotografare sin da giovanissimo; i suoi scatti sono caratterizzati da uno stile crudo e diretto, che coglie l’anima delle persone e l’essenza delle situazioni che ritrae: «Cerco di catturare la realtà nel suo stato più puro, senza filtri o pregiudizi». Lo si può notare già in Café Lehmitz, uno dei libri fotografici più importanti di tutti i tempi, che ne segna l’esordio internazionale e che diventerà un caposaldo nel mondo della fotografia europea. Pubblicato nel 1978, il testo ritrae la vita quotidiana nel Café Lehmitz, bar di St. Pauli, il quartiere a luci rosse che si trovava ai margini del grande porto di Amburgo e che era frequentato da persone fragili e sole; quelle che la società, tipicamente, finisce per emarginare etichettandole come “ultime”: prostitute, tossicodipendenti, ubriachi, marinai, omosessuali, vagabondi, travestiti… tutte ospitate dall’unico luogo che le accoglieva ventiquattro ore su ventiquattro. Petersen, che all’epoca era uno studente di fotografia appena ventitreenne, fu molto colpito da questo rifugio di anime in pena, tanto da farne un vero e proprio progetto che coprì un arco temporale di tre anni (1966-68). Café Lehmitz entra, in seguito, a far parte della cultura pop quando Tom Waits ne utilizza una foto come copertina del suo album Rain Dogs (1985). «Sono entrato per bere una birra. C’era un juke-box che suonava e mi sono messo a ballare con le ragazze. Ad un certo punto mi sono accorto che stavano giocando con la mia Nikon, che avevo lasciato sul tavolo: se la lanciavano l’un l’altro, scattandosi delle foto, ma era solo un gioco, a cui chiesi anch’io di partecipare per fotografare ed essere fotografato».

Per tre anni Petersen si recò quasi ogni mese ad Amburgo, dormendo nella cucina del Café Lehmitz e fotografando ossessivamente la fragile umanità che frequentava il luogo, fino a diventarne parte: «bevendo, ballando, amando, gridando, cantando» insieme a loro. Nel 1970 vi organizzò la sua prima mostra, esponendo trecentocinquanta immagini con l’ausilio di spilli alle pareti, permettendo, a chi vi si riconosceva, di staccare la foto dal muro e tenerla per sé come ricordo di quell’esperienza. Nel corso degli anni seguenti, Petersen inizia a focalizzare la sua attenzione sui luoghi chiusi; nel 1984 esce il primo libro di questa trilogia, Fängelse, dedicato al suo progetto all’interno di un carcere di massima sicurezza, nel quale vive per un periodo molto lungo. Seguiranno le pubblicazioni del suo lavoro all’interno di una casa di riposo, Rågång till kärleken (1991), e di un ospedale psichiatrico, Inger har sett allt (1995). Il lavoro successivo di Anders Petersen, dagli anni 2000 ad oggi, assume sempre più la forma di un documentario visivo che cattura i diversi luoghi del mondo che esplora: Okinawa, Valparaiso, Soho a Londra, Sète, Roma, Parigi, Stoccolma.

Petersen è conosciuto soprattutto per i suoi ritratti di persone comuni, spesso immortalate in contesti urbani o degradati. I suoi scatti sono sovente in un bianco e nero ricco di dettagli, e si distinguono grazie ad un uso eccellente della luce e dell’inquadratura; attraverso tali strumenti, egli approfondisce le tematiche della vita, della morte, dell’amore e della perdita: «Le mie fotografie sono spesso caratterizzate da un senso di solitudine e alienazione, perché credo che queste siano emozioni universali».

Attraverso la fotocamera, egli s’interroga sul senso della vita e cerca di far emergere la verità interiore che ogni essere umano porta dentro di sé e che spesso cela dietro una maschera che mostra alla società e nella quale, il più delle volte, non si riconosce. Dotato di una profonda empatia e curiosità per gli altri, Petersen si immerge totalmente nella loro quotidianità e riesce a registrarne i conflitti e le tensioni più profonde.

In una delle sue memorabili esposizioni del 2023, dal titolo Anders Petersen. Napoli presso la Spot Home Gallery di Via Toledo, Petersen, con uno sguardo tenero ed innocente, privo di pregiudizi ed orpelli, si è immerso nella città partenopea, immortalandone la quotidianità più autentica: persone al lavoro, in vacanza, in festa, per strada, felici e tristi, giovani e anziane, forti e fragili.

In circa sessanta fotografie in bianco e nero, di medie e grandi dimensioni, esposte in mostra e realizzate dall’artista svedese nel 2022 durante un mese di residenza nel capoluogo campano, è emersa un’immagine personale di una Partenope dalle mille sfaccettature, spigolosità e contraddizioni, ma sempre traboccante della sua proverbiale vitalità.

La Napoli di Anders Petersen è una città dai bianchi e neri in netto contrasto, perfettamente in linea con la sua natura. Gli scatti di Petersen parlano della città, della sua gente, ma, allo stesso tempo, sono espressione dell’autore, per il quale la fotografia rappresenta un’indagine continua su sé stesso, un interrogare l’altro per scoprire qualcosa di più su di sé: «Voglio essere il più vicino possibile in modo da poter sentire che qualunque cosa io fotografi assomigli il più possibile a un autoritratto. Voglio che le mie foto siano una parte di me, voglio riconoscervi i miei sogni, le mie paure, i miei desideri». Tale affermazione è ribadita con ancora più forza da un quesito che accomuna l’intera umanità: «Chi sono io? La risposta a questa domanda non è molto importante, perché la domanda stessa è più interessante di qualsiasi risposta. Vorrei saperne di più di me stesso e degli altri, dei sogni, degli incubi, le ferite e i ricordi che ci assillano. La fotografia è una sorta di filosofia che riesco a trovare dentro di me. Non è una religione, anche se suona come se lo fosse. La fotografia è incontrare le persone in un viaggio per capire me stesso».

Le foto di Petersen sono rigorosamente in verticale, perché, afferma: «Quando scatti in verticale, ti avvicini di più alle persone».

Ad oggi, Petersen ha pubblicato decine di libri, molti dei quali sono diventati pietre miliari della storia della fotografia.
Tra i numerosi premi e i riconoscimenti ricevuti, vi sono: il premio Photographer of the Year, ai Rencontres d’Arles del 2003; il premio speciale della giuria per la mostra Exaltation of Humanity, al festival internazionale di fotografia di Lianzhou, in Cina, nel 2007; il premio Dr. Erich Salomon della Deutsche Gesellschaft für Photographie, nel 2008; il premio al miglior libro del 2009, ai Rencontres d’Arles Book Award, insieme a JH Engström, per From Back Home. Inoltre, Petersen ha ricevuto il Paris Photo e l’Aperture Foundation Photo Book of the Year Award 2012, per City Diary, e il premio Lennart af Petersen, 2019. Il lavoro di Anders Petersen è rappresentato nelle collezioni di importanti siti espositivi mondiali. Tra questi: The Museum of Modern Art New York, Hasselblad Center Göteborg, Bibliothèque Nationale de France Paris, Centre Pompidou Paris, Museo di Arte Contemporanea di Roma, Museum of Fine Arts di Houston, Moderna Museet Stockholm, Maison Européenne de la Photographie Paris, Museum Folkwang Essen e Fotomuseum Winterthur. Dal 1969 tiene regolarmente mostre personali e collettive in tutto il mondo.

«Mi piace fotografare persone comuni, perché sono loro che rendono il mondo un posto interessante». Con le sue fotografie, Anders Petersen conferisce dignità e spessore umano a quegli individui che, di solito, raccolgono solo disprezzo ed indifferenza, soprattutto da parte di coloro che non vivono gli stessi disagi esistenziali e non hanno il dono di immedesimarsi in storie e situazioni spesso senza uscita.
Teresa Lanna

Riferimenti
Anders Petersen official website
Copyright
Tutte le immagini © Anders Petersen
Immagine in evidenza: © Anders Petersen, Napoli 2022 (part.)

Immagini dalla mostra
“ANDERS PETERSEN. NAPOLI”
Sabato 21 Ottobre 2023 – Mercoledì 31 Gennaio 2024
SPOT HOME GALLERY
via Toledo, 66, 80134 Napoli
081 9228816; spothomegallery.com