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Il racconto della montagna nella pittura tra Ottocento e Novecento

venerdì 12 Giugno 2020 - martedì 8 Dicembre 2020

Il racconto della montagna nella pittura tra '800 e '900

sede: Palazzo Sarcinelli (Conegliano, Treviso).
cura: Giandomenico Romanelli, Franca Lugato.

“Il racconto della montagna nella pittura tra ‘800 e ‘900” è il terzo appuntamento del ciclo dedicato al paesaggio nella pittura veneta tra XIX e XX secolo.
L’esposizione è volta ad approfondire il tema della montagna, che si presenta in forma significativa nella pittura italiana di veduta già a partire dalla metà dell’Ottocento, acquistando una sempre più decisa caratterizzazione tra la fine del secolo e i primi decenni del successivo, grazie anche alle esplorazioni scientifiche e alla conquista delle più alte cime.

Accanto alle opere dei più celebri autori, italiani e stranieri che hanno frequentato soprattutto le Dolomiti, da Ciardi a Compton, da Segantini a Maggi, da Sartorelli a Pellis, provenienti da diverse collezioni pubbliche e private, i visitatori possono (ri)scoprire anche i paesaggi alpini di artisti meno noti, che hanno fatto della montagna il soggetto privilegiato della loro produzione.
Oltre ai dipinti, la rassegna presenta una ricca sezione di pubblicistica, cartografia, volumi, stampe, schizzi e fotografie, a testimonianza della fortuna e del crescente richiamo che il tema assume nella seconda metà dell’Ottocento.
Oltre che importante meta turistica, in linea con una tendenza diffusa in altri paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, la montagna ha rappresentato, infatti, un segno identitario dell’Italia e del suo patrimonio culturale, parallelamente al compimento dell’unità nazionale.

In pittura, la strada è segnata, in Veneto, dalle opere di Domenico Bresolin (1813-1900) e Guglielmo Ciardi (1842-1917), che costituiscono una sorta di via maestra, percorsa poi con entusiasmo da artisti che si dedicano al paesaggio di montagna, alla scoperta dei suoi riti e miti.
In questo contesto le Dolomiti costituiscono un assoluto protagonista grazie alle loro possibilità formali e cromatiche, ma anche vallate e paesi, torrenti e boschi, distese di neve e laghi alpini, declinati secondo le più varie sensibilità e linguaggi, arricchiscono i diversi soggetti paesistici che vengono presentati in occasione di numerose iniziative espositive in tutta Italia.
Va, inoltre, sottolineato che lo stesso significato della montagna dipinta si tinge di differenti valenze e propone importanti evoluzioni linguistiche: dalla scoperta del reale e del vero in pittura al confronto istituito con il mezzo fotografico; dalle varie qualificazioni simboliste alla ricerca del ‘colore locale’, del pittoresco e folklorico; dalla forte caratterizzazione spiritualista (si pensi ai divisionisti o a personalità come quelle di Giovanni Segantini o di Giuseppe Pellizza da Volpedo) alla dimensione propriamente mistica e misterica.
Anche i pittori modernisti e sintetisti si accostano, con effetti curiosi e talvolta sorprendenti, a questo tema, come ad esempio lo svizzero Ferdinand Hodle.

In questa prospettiva, ricca di riferimenti culturali e storico-artistici, il percorso espositivo tiene conto dei differenti aspetti secondo i quali questo soggetto viene rappresentato sia in termini di caratterizzazione atmosferica e stagionale, sia in termini di atteggiamenti psicologici, sollecitazioni morali e ideologiche, conferendo così al tema della montagna una vera e propria tridimensionalità di sentimenti, stati d’animo, approccio scientifico.
Ecco allora una rappresentazione complessa e variegata: la montagna dei nevai e dei ghiacciai, dove domina il bianco smagliante delle grandi distese invernali o delle vette delle “nevi eterne’, non meno che rocce, pascoli e alpeggi, mandrie e greggi, fonti e torrenti.
Quindi la solare tranquillità dei prati fioriti ovvero la ricchezza sublime e monumentale dei boschi e delle foreste di conifere; il mondo delle fienagioni, delle malghe, dei tabià, delle capanne.
Tutto ciò non ha nulla da invidiare alla bellezza incontaminata, spirituale e panica delle foreste nord-americane cantate da Chateaubriand, ma si declina nel senso profondo e mite di paesaggi curati dall’uomo, vissuti nel rispetto della natura, nella sua estatica osservazione, come in Rigoni Stern.
Almeno fino a quando gli equilibri stessi di quest’universo magico non sono stati messi in pericolo dall’avanzare delle “pretese” avide e cieche dell’uomo e delle sue ambizioni di dominio e di rapina, così che oggi la montagna è diventata anche uno dei territori emblematici dell’impegno ambientalista.

Infine, il grande fenomeno culturale dell’amor di montagna, testimoniato storicamente dalla creazione di diverse strutture istituzionali e civili, come il Club Alpino Italiano, la Giovane Montagna o il Corpo degli Alpini, assume oggi un valore quanto mai attuale, in vista degli eventi legati al paesaggio alpino, che preparano alla manifestazione delle Olimpiadi 2026, che si terrà tra Milano e Cortina.

Mostra promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie.

Luogo

PALAZZO SARCINELLI
Via XX Settembre, 132
Conegliano, Treviso 31015 Italia
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