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L’anima e il corpo. Immagini del sacro e del profano tra Medioevo ed Età Moderna

venerdì 9 novembre 2018 - domenica 24 febbraio 2019

L’anima e il corpo. Immagini del sacro e del profano tra Medioevo ed Età Moderna

sede: Collezioni Comunali d’Arte di Bologna – Palazzo d’Accursio (Bologna).
cura: Silvia Battistini, Massimo Medica.

I Musei Civici d’Arte Antica – Istituzione Bologna Musei proseguono nell’impegno per la valorizzazione delle Collezioni Comunali d’Arte con il nuovo ordinamento del percorso espositivo che propone un tema fondamentale nella cultura figurativa occidentale, la rappresentazione del divino e della figura umana, indagandone l’evoluzione iconografica tra il XIII e il XVIII secolo nella mostra “L’anima e il corpo. Immagini del sacro e del profano tra Medioevo ed Età Moderna”.

L’esposizione, a cura di Silvia Battistini e Massimo Medica, ricompone alcune delle opere di maggiore rilevanza storico-artistica del museo – tra cui la ricca collezione di sculture e di dipinti medievali dei Primitivi; le preziose tavole di Francesco Francia, Amico Aspertini, Luca Signorelli e le tele di Prospero Fontana, Ludovico Carracci, Michele Desubleo, Guido Cagnacci, Donato Creti, Gaetano Gandolfi, Pelagio Palagi ordinate secondo due linee di lettura che si alternano nelle sale espositive narrando, da un lato, l’essenza del divino, dall’altra, la vita e i sentimenti quotidiani.
I visitatori hanno così modo di comprendere come anche le più note raffigurazioni religiose e profane non siano rimaste uguali a se stesse nel corso dei secoli, ma abbiano accompagnato il rinnovamento del linguaggio artistico, riverberando il dibattito sulla raffigurazione del corpo umano nel mutare del clima sociale e religioso europeo.
Se il Medioevo ricorre alla rappresentazione del corpo per dare un’identità alla dimensione religiosa nelle sue differenti manifestazioni (Padre Eterno, Cristo, la Vergine, i santi), nel Rinascimento il corpo rappresentato in modo naturalistico diviene fondamentale per dare un volto alla santità e facilitare la divulgazione della dottrina cattolica.
L’itinerario di visita inizia nella sala 25, dove nelle tavole del Medioevo e nelle tele del Rinascimento le immagini sacre sono accompagnate da donatori, devoti e facoltosi personaggi che finanziavano l’opera nella speranza che ciò valesse come intercessione per l’aldilà.
Uomini e talvolta anche donne, che inizialmente compaiono piccoli ai piedi dei santi; poi si accostano a guardare lo svolgersi di scene sacre come spettatori che si affaccino a un palcoscenico; infine entrano addirittura a farne parte, riacquistando nel tardo Rinascimento la loro dimensione reale, uguale a quella dei sacri protagonisti.
La centralità dell’uomo nel creato, ma al contempo l’esaltazione dell’umanità del Cristo (tema centrale nel dibattito con la dottrina protestante) consentono al donatore di diventare protagonista di un messaggio religioso e attraverso questo di promuovere il proprio ruolo sociale.
I diversi orientamenti della Chiesa nell’incoraggiare la devozione del fedele, ora basata sulla conoscenza degli episodi del Vangelo e dell’Antico Testamento, ora su un coinvolgimento emozionale totalizzante dovuto alle esperienze estatiche, fa sì che in ogni epoca siano state favorite differenti tipologie di santi.
Nel Medioevo sono principalmente venerati, e quindi rappresentati, i martiri delle origini del cristianesimo, raffigurati in pose rigide e riconoscibili grazie agli attributi con cui erano stati uccisi; nel Rinascimento e nelle età successive si preferiscono nuovi santi e sante, accanto ai padri della Chiesa e ai patroni di città e luoghi sacri, per lo più raffigurati in una scena alla presenza della divinità (per esempio nella Sacra Famiglia o ai piedi del Crocifisso) o in una concentrata preghiera, che doveva essere di forte esempio alla pratica dei fedeli.
Parallelamente si affermano le narrazioni delle passioni degli uomini, che si riconoscono spesso nelle storie degli eroi antichi o nelle complesse allegorie di vizi e virtù.

Nella sala 24 si comprende come i pittori medievali si fossero esercitati nella ritrattistica proprio raffigurando i donatori, mentre nel Rinascimento la rappresentazione dei volti diviene un genere figurativo autonomo e di grande varietà, non solo per le descrizioni delle vesti e l’adattare le pose al gusto del momento, ma per la capacità dell’artista di descrivere, in uno spazio solitamente molto circoscritto, l’intensità psicologica della persona ritratta o la sua condizione sociale e il livello culturale: guardando quei volti si penetrano interi mondi.
Se qualche tratto misterioso o un emblema curioso circondano i volti del Cinquecento di un’aura particolare, si deve alla passione degli uomini del Rinascimento per complesse allegorie e metafore, sia letterarie che visive, in cui non di rado un soggetto in apparenza facilmente riconoscibile, quale un ritratto o una figura ispirata alla mitologia, allude in realtà a tematiche ben più complesse e sottili espresse attraverso la capacità degli artisti di descrivere l’intensità psicologica del soggetto e la sua condizione sociale.

I temi che toccavano più da vicino l’anima dei fedeli si trovano nella sala 23, dove sono riuniti gli episodi della vita della Vergine e di Cristo, dall’Annunciazione al compimento della Passione, dipinti da artisti di epoche diverse.
Accanto alla ripetitività di quegli elementi che non possono mancare perché costituiscono la storia stessa, le differenti ambientazioni e le varianti iconografiche sono in grado di trasmettere il pensiero di un’epoca.
Il tema della Deposizione, così popolare nel XVI secolo, è ben documentato in questa sala, grazie anche alla possibilità straordinaria di ricostruire in parte un capolavoro perduto di Luca Signorelli la pala con il Compianto sul Cristo morto che il pittore rinascimentale realizzò tra il 1504 e il 1505 per la chiesa di Sant’Agostino a Matelica riaccostando due frammenti ad essa appartenuti: la Testa di donna piangente, conservata alle Collezioni Comunali d’Arte, e la bellissima Testa di Cristo, generosamente concessa in deposito quinquennale al museo da UniCredit Art Collection.

I ritratti del Settecento di nobili e ricchi borghesi, talvolta anche politici e artisti, dialogano nella sala 19 con i volti di uomini e donne cari a Pelagio Palagi, che li aveva raffigurati in posa, ma spesso soffermandosi solo sullo studio dell’espressione dei loro volti.
La pittura dell’eclettico artista riporta l’attenzione del visitatore sui temi mitologici e sull’importanza educativa che ebbero nella civiltà della fine del Settecento e dell’Ottocento, quale veicolo di ammaestramento morale.

Nella sala 20 si coglie come dei ed eroi dell’antica Grecia o gli epici personaggi della storia romana non siano più protagonisti di leziosi quadretti per decorare salotti e boudoirs, ma figure emblematiche le cui gesta e il cui coraggio dovevano essere d’esempio nel presente, ricco di nuovi ideali.

La mostra si conclude nella monumentale Sala Urbana (sala 17), dando voce ad entrambi i filoni del racconto: il visitatore potrà scegliere se concludere ammirando prima le opere che più parlano all’anima poi quelle che stimolano principalmente i sensi, o viceversa.
L’anima è avvinta dall’osservazione ravvicinata di straordinari Crocifissi scolpiti e dipinti, che tra XIII e XV secolo erano appesi in chiese e cappelle a definire il confine, già allora solo virtuale, tra lo spazio del clero e lo spazio dei fedeli.
Ma il sentimento religioso era coltivato anche in ambito domestico, come mostrano trittici portatili e piccole tavole devozionali, che ben si accostano per contrasto alle grandi croci.
I sensi sono conquistati dalle forme perfette ed appena conturbanti delle divinità seminude allusione ai saperi e alle conoscenze degli uomini dipinte da Donato Creti, avvolte in stoffe e luci dove i colori pastosi e intensi cominciano cautamente a raccontare il turbamento dell’età moderna.

Viene inoltre esposta nella Sala Urbana la pala di epoca e committenza bentivolesca di pittore bolognese ignoto, proveniente dalla chiesa dei frati francescani osservanti di San Paolo al Monte.
L’opera, la cui squisita fattura rinascimentale testimonia la conoscenza delle novità dipinte in quegli anni in città dal pittore ferrarese Francesco del Cossa, è stata sottoposta nei mesi scorsi a un intervento di manutenzione conservativa, per fissare alcuni sollevamenti degli strati superficiali della pellicola pittorica, dovuti al movimento delle tavole di supporto, che avrebbero potuto causare cadute di colore.
L’operazione è stata curata dai restauratori dell’impresa Leonardo Srl, che sta conducendo il cantiere per il ripristino di parte delle coperture e di consolidamento e restauro di alcuni paramenti murari e degli elementi di rivestimento e decorativi litici di Palazzo d’Accursio, intervento finanziato e appaltato dal Comune di Bologna, Settore Manutenzione – Dipartimento Lavori Pubblici, Mobilità e Patrimonio.

Oltre al percorso espositivo tematico, la visita al museo prosegue sia verso l’ala Rusconi, in cui la sequenza dei tre salotti barocchi è seguita da tre sale dedicate all’evoluzione del paesaggio tra XVIII e XIX secolo, sia nelle sale 2, 3, 18 e 1.

Ufficio Stampa: Istituzione Bologna Musei
Inaugurazione: Venerdì 9 novembre 2018 ore 18:00