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Un nuovo gesto, una nuova materia – Opere del dopoguerra italiano dalla collezione di Fondazione Cariverona

sabato 13 ottobre 2018 - domenica 9 dicembre 2018

Un nuovo gesto, una nuova materia - Opere del dopoguerra italiano dalla collezione di Fondazione Cariverona

sede: Fondazione Cariverona – Palazzo Pellegrini (Verona).
cura: Luca Massimo Barbero.

Fondazione Cariverona apre al pubblico la sua sede, lo storico Palazzo Pellegrini a Verona, con la mostra “Un nuovo gesto, una nuova materia” dedicata alle opere della sua collezione che più rappresentano la stagione informale e ospitata in uno spazio appositamente restaurato e visitabile per la prima volta in questa rinnovata veste.
La selezione delle opere fa parte di un più ampio progetto di condivisione con il pubblico della collezione di Fondazione Cariverona all’interno della nuova sala espositiva, che insieme al cortile monumentale ospiterà esempi della più vasta raccolta conservata dall’istituzione.

La rassegna Un nuovo gesto, una nuova materia raggruppa una serie di 15 opere emblematiche realizzate tra il 1945 e il 1961 e selezionate da Luca Massimo Barbero – direttore artistico della collezione. I lavori appartengono ad artisti aderenti ai movimenti del Fronte Nuovo delle Arti (1946-1950) e del Gruppo degli Otto (1952-1954) che rappresentano la forza della tendenza avanguardistica post-bellica dell’arte italiana: opere che evidenziano il sorgere di nuove sensibilità artistiche e di una nuova dimensione compositiva e materica.
Apre la rassegna il raro gesso di Alberto Viani (1906 – 1989) Nudo Seduto (1949), che rappresenta la nascita di una scultura innovativa nella sua estrema sintesi, fatta di contrapposizione tra linee rette e sinuose curve che interpretano il corpo per sottrazione, come nell’olio su tela Il guerriero (1959) di Marino Marini (1901 – 1980).
Tra le opere più rappresentative due tele di Emilio Vedova (1919 – 2006): il Trittico della libertà (1950), una delle opere capitali degli esordi astratti di questo protagonista del periodo informale, e l’imponente Varsavia n. 2 (1960) che rimanda alla distruzione e ricostruzione della capitale polacca come metafora dello sgretolamento di un vecchio ordine e la rigenerazione culturale e artistica di cui il pittore veneziano si fa portavoce attraverso il suo gesto libero ed energico.
Nelle opere di Afro Basaldella (1912–1976), Giuseppe Santomaso (1907–1990) e Renato Birolli (1905–1959) si evidenzia quell’intreccio intenso e sensuale tra materia e colore. Le cromie accese e vive delle opere di Afro, ben rappresentate in La scheggia (1956) fanno da contrappunto al Racconto (1961) di Santomaso con il suo uso atmosferico e stemperato della materia; la presenza di Birolli è di particolare interesse: da un lato perché veronese e quindi legato alla città e alla sua atmosfera culturale, dall’altro perché considerato il pittore più incisivo nella ricerca artistica astratta italiana, come evidenzia la forza intensa di Incendio alle Cinque Terre (1957).
Lo spazialismo, tra i più significativi percorsi artistici del dopoguerra, è qui rappresentato dal suo più grande esponente: Lucio Fontana (1899 – 1968) esprime attraverso il suo Concetto Spaziale (1959) stretta correlazione tra spazio, materia e segno, quel legame che ha reso unica la stagione dell’arte italiana tra il 1945 e il 1960 e che oggi è, a tutti gli effetti, una pietra miliare nella storia dell’arte internazionale. Quest’opera è oltremodo importante perché rappresenta quel momento di transizione tra i buchi e i tagli, simboleggiando una sofferenza e un travaglio unici che lo rendono un importante documento di ricerca.
All’avventura dello spazialismo Tancredi Parmeggiani (1927–1964) contrappone il colore nella sua potenza espressiva più intensa: dall’esplosione luminosa di Materia-Luce (1959) a l’impronta grafica di Untitled (Grafia) (1960) fino alle geometrie distorte di Natura vergine (1950-58). Le orditure pittoriche di Nascita di una forma (1960) – di recente acquisizione da parte della Fondazione – di Emilio Scanavino (1922–1986), invece, riportano all’importanza della materia, del segno e del gesto in un dialogo con lo spazialismo e attraverso una modalità espressiva profonda e drammatica.

Ufficio stampa: Barcor17 – Giovanni Sgrignuoli

Luogo

FONDAZIONE CARIVERONA – PALAZZO PELLEGRINI
Via Achille Forti, 3
Verona, 37121 Italia
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Telefono:
045 8057311
Sito web:
www.fondazionecariverona.org